BORDEAUX - Peccato, non si può sempre mandare a casa i tedeschi. Prima o poi l'infinita storia tra noi e loro doveva presentarci il conto e questo è accaduto dopo l'infinita serie dei 18 rigori, purtroppo vissuti e interpretati non benissimo dagli azzurri. Le rincorse con i passettini di Zaza e Pellè sembravano fatte apposta per vedere già l'errore all'orizzonte, come di fatto è stato. Pure Bonucci e Darmian hanno sbagliato, anche se il difensore bianconero aveva tenuto in vita l'Italia con quell'altro rigore, quello del pareggio nei tempi regolamentari. In porta, nell'epilogo crudele, il giovane Neuer è stato più bravo del vecchio Buffon, ha parato di più, ma quando si arriva a quel punto la differenza la può fare tutto o nulla, minuzie, sbavature, un colpo di reni o un colpo di fortuna.
Certo, l'amarezza resta ed è intensa perché eravamo riusciti a portare i campioni del mondo al nostro livello, con una partita non perfetta come contro la Spagna ma accorta, tenacissima, e poi stavolta l'avversario aveva ben altro peso e spessore. La nostra tattica esperta aveva come riempito di corpi il campo, ogni spazio intasato tra noi e i bianchi, più "possesso palla" per la Germania ma a lungo sterile, senza troppo costrutto. Basti dire che i campioni del mondo hanno impiegato ben 41 minuti per il loro primo tiro in porta: dicono le statistiche che questo, all'Europeo, non accadeva loro dal 1980.
Ai rigori avevamo vinto il mondiale in Germania nel 2006 ma eravamo usciti da quello francese del '98 (ancora Francia, ancora un dischetto crudele) e anche da quello del 2008 a Vienna, contro la Spagna. Tirare dagli 11 metri non è mai stata la nostra migliore virtù, ma nessuno alla vigilia della sfida pensava che saremmo riusciti a costringere la Germania a un simile epilogo. L'abbiamo resa una squadra quasi normale, lei che era e resta una squadra fortissima.
Ora comincia tutta un'altra storia, Conte va a Londra col Chelsea a testa altissima, mentre la nazionale viene affidata a un vecchio maestro come Giampiero Ventura. Anche lui, come il suo predecessore, dovrà fare il fuoco con la legna acerba, non sarà semplice e ci attendono qualificazioni per il prossimo mondiale per nulla comode, di nuovo con la Spagna di mezzo. Ma l'Europeo che si chiude con i rigori cattivi ha dimostrato che pure con la legna verde e acerba, a volte, si possono incendiare i cuori.
Certo, l'amarezza resta ed è intensa perché eravamo riusciti a portare i campioni del mondo al nostro livello, con una partita non perfetta come contro la Spagna ma accorta, tenacissima, e poi stavolta l'avversario aveva ben altro peso e spessore. La nostra tattica esperta aveva come riempito di corpi il campo, ogni spazio intasato tra noi e i bianchi, più "possesso palla" per la Germania ma a lungo sterile, senza troppo costrutto. Basti dire che i campioni del mondo hanno impiegato ben 41 minuti per il loro primo tiro in porta: dicono le statistiche che questo, all'Europeo, non accadeva loro dal 1980.
Ai rigori avevamo vinto il mondiale in Germania nel 2006 ma eravamo usciti da quello francese del '98 (ancora Francia, ancora un dischetto crudele) e anche da quello del 2008 a Vienna, contro la Spagna. Tirare dagli 11 metri non è mai stata la nostra migliore virtù, ma nessuno alla vigilia della sfida pensava che saremmo riusciti a costringere la Germania a un simile epilogo. L'abbiamo resa una squadra quasi normale, lei che era e resta una squadra fortissima.
Ora comincia tutta un'altra storia, Conte va a Londra col Chelsea a testa altissima, mentre la nazionale viene affidata a un vecchio maestro come Giampiero Ventura. Anche lui, come il suo predecessore, dovrà fare il fuoco con la legna acerba, non sarà semplice e ci attendono qualificazioni per il prossimo mondiale per nulla comode, di nuovo con la Spagna di mezzo. Ma l'Europeo che si chiude con i rigori cattivi ha dimostrato che pure con la legna verde e acerba, a volte, si possono incendiare i cuori.