PARIGI - Deschamps è arrivato in elicottero a Saint Denis, in compagnia del capitano Lloris e del difensore Sagna, per la conferenza stampa della vigilia della finale dell'Europeo: 13 minuti di viaggio, nemmeno un istante sprecato nella preparazione del grande appuntamento. Prima di ripartire per il ritiro di Clairefontaine, il commissario tecnico dei Bleus ha voluto lanciare il messaggio definitivo ai suoi giocatori: "E' un'occasione che capita raramente quella di vincere un titolo europeo in casa. Siamo dei privilegiati, dobbiamo raggiungere l'obiettivo".
Deschamps, come si può inculcare nei giocatori la cultura della vittoria?
"Prima di tutto ci sono le loro qualità: senza, non si va da nessuna parte. Poi, certo, è vero che ogni giorno abbiamo fatto in modo di mantenere uno spirito vincente. Non abbiamo vinto tutte le amichevoli, in questi due anni. Siamo passati attraverso momenti anche molto difficili. Lo sport di alto livello prevede l'agonismo, non è un passatempo. C'è il piacere di giocare, ma la vittoria lo rende più bello. Se uno ha la percezione di avere dato tutto, non ha rimpianti. Però è sempre meglio vincere".
Il cambio di sistema di gioco ha agevolato Griezmann, il vostro giocatore più importante: è possibile dire che non cambierete modulo per la finale?
"Ho cambiato sistema in altre partite, non è questo il punto. Posso dire che la posizione che Antoine occupa, dietro la punta, lui la conosce bene. Attraverso le sue prestazioni è decisivo, la sua posizione equilibra la squadra. Però lui è in grado di giocare anche in altri ruoli, se glielo chiedo. Nell'Atletico Madrid lo fa".
La difesa era un punto debole della Francia, ora è diventato un punto di forza, attorno a un giocatore esperto come Koscielny.
"Non è il caso di tornare sui problemi del passato. Koscielny non è una scoperta, è in Nazionale da tempo. La continuità della sua stagione con l'Arsenal dimostra che si tratta di un giocatore dal rendimento molto regolare".
Nella sua carriera da calciatore le hai giocato tante finali: questa da ct è un'altra cosa?
"I sentimenti, quando ci si trova in una situazione del genere, sono contrastanti. Nelle ore che precedono un appuntamento come questo convivono due sensazioni. Da una parte è un momento eccezionale, una chance unica nella vita di uno sportivo. Ma dall'altra non è per questa eccezionalità del momento che bisogna cambiare ciò che si fa di solito. L'idea migliore è di arrivare rilassati e concentrati nello stesso tempo. Non nascondo che il posto più bello è sul campo, in panchina non c'è la stessa sensazione, però ormai non posso più giocare. Comunque non sento stress, ho adrenalina. E l'adrenalina è utile".
E' la sua prima finale da ct. È il giorno più importante della sua carriera?
"E' un momento importante. Quando ho accettato il ruolo di ct, non era certo per partecipare e basta. Ma non penso al passato. Conta il presente, non ho tempo per certi pensieri".
E' anche la prima finale di una generazione nuova, quella di Griezmann e di Pogba.
"Qualuque sia l'età di un calciatore c'è in ballo un titolo e vincerlo, a qualunque età, è la cosa che conta. Vincere titoli è difficile e lo è ancora di più con la Nazionale. Bisogna cogliere l'occasione, è un privilegio. Lo è a maggior ragione qui a Parigi".
A proposito di giovani, la sorpresa è Umtiti.
"Per me non c'è un giocatore più sorpresa di un altro, davvero. Tutti sapevano che, essendo tra i 23, potevano essere chiamati in causa, prima o poi. Umtiti non è una sorpresa: non l'ho convocato perché mancava qualcuno al suo posto, ho fatto una scelta precisa. Altrimenti avrei fatto giocare qualcun altro al suo posto. Ci sono giocatori immaturi a trent'anni e altri maturi a venti: questo è il suo caso. Ha grande forza mentale, il che a questi livelli è essenziale".
Il pubblico vi trascinerà o vi metterà pressione?
"Sono due anni che ci prepariamo per quest'appuntamento, credo che abbiamo imparato a convivere con la pressione. E' la nostra settima partita dell'Europeo, ormai: non ci mettiamo certo a fare calcoli su quest'aspetto. E ricordiamoci che c'è l'avversario, non giochiamo mica da soli. Il Portogallo non è arrivato qui per caso".
Nessuno, in effetti, ha ancora battuto il Portogallo all'Europeo: è questa la vera difficoltà?
"E' una squadra esperta, ben organizzata, che può cambiare sistema e tattica a seconda dell'avversario. Ha un triangolo difensivo collaudato e forte, anche se gioca a quattro. E fa evidentemente tantissimo affidamento sul duo d'attacco Cristiano Ronaldo-Nani. Il Portogallo si proietta a grande velocità in attacco, passando in un attimo dalla fase difensiva a quella offensiva: è il suo punto di forza".
Che differenza c'è, con le altre finali della sua vita sportiva?
"E' uguale il piacere di esserci. Il contesto è diverso, me lo voglio assaporare tutto, in ogni istante".
C'è anche una sfida nella sfida, tra Cristiano e Griezmann, per il Pallone d'oro.
"I giornalisti pensano a queste cose, sono già su un altro pianeta. A me interessa che Griezmann vinca l'Europeo con i suoi compagni. Cristiano Ronaldo da 7-8 anni è in cima e di solito si contende il premio con Messi. Sarebbe già buon segno già se Antoine fosse tra i candidati: capite bene che cosa significherebbe".
Il suo ruolo nel gruppo è cambiato, ora è il leader.
"Ha avuto una grande stagione, ma ha dovuto digerire la sconfitta in Champions col Real Madrid: abbiamo lavorato anche su questo, nelle prime tre partite. Antoine non è soltanto un solista, gioca con la squadra e per la squadra. La vittoria non dipende solo da lui, il calcio è uno sport collettivo".
In questo momento pensate agli assenti, in particolare a Varane e a Sakho, che è stato scagionato dall'accusa di doping?
"Abbiamo pensato anche a loro, certo. Ma il calcio di alto livello è questo, mi concentro sui 23 che stanno qui e preparano la finale".
Sissoko ha detto di avere saputo che avrebbe giocato soltanto due ore prima della partita: stavolta svelerà prima la formazione ai giocatori?
"Sissoko non ha detto tutta la verità, l'aveva saputo un po' prima. State tranquilli, i giocatori vengono avvertiti sufficientemente in anticipo".
Nella semifinale di Euro 2000 col Portogallo lei era in campo e vinse.
"Non mi va mai di paragonare le generazioni. Quel Portogallo era forte, ma sono passati 16 anni. Trovo normale che i giocatori di oggi pensino di potere vincere, il passato è il passato".
Il lavoro tattico sarà più decisivo dell'aspetto fisico-atletico?
"Avrei preferito avere un giorno di riposo in più. Il problema principale è stato il recupero atletico".
Cristiano Ronaldo merita un piano tattico specifico?
"Se avessi un piano anti-Ronaldo, non lo metterei in piazza. Lui è un grande giocatore, con straordinarie qualità atletiche. Basti vedere per quanto tempo resta in alto, quando stacca per saltare. Ci sono due cose difficili da contrastare, nel calcio: la velocità e lo stacco. Lui possiede entrambe le doti. Dobbiamo essere particolarmente attenti e limitare la sua incidenza sulla partita. Ma i giocatori sono preparati, non ho molto da dire sotto questo aspetto: c'è un titolo da conquistare alla fine di un lungo percorso".
Deschamps, come si può inculcare nei giocatori la cultura della vittoria?
"Prima di tutto ci sono le loro qualità: senza, non si va da nessuna parte. Poi, certo, è vero che ogni giorno abbiamo fatto in modo di mantenere uno spirito vincente. Non abbiamo vinto tutte le amichevoli, in questi due anni. Siamo passati attraverso momenti anche molto difficili. Lo sport di alto livello prevede l'agonismo, non è un passatempo. C'è il piacere di giocare, ma la vittoria lo rende più bello. Se uno ha la percezione di avere dato tutto, non ha rimpianti. Però è sempre meglio vincere".
Il cambio di sistema di gioco ha agevolato Griezmann, il vostro giocatore più importante: è possibile dire che non cambierete modulo per la finale?
"Ho cambiato sistema in altre partite, non è questo il punto. Posso dire che la posizione che Antoine occupa, dietro la punta, lui la conosce bene. Attraverso le sue prestazioni è decisivo, la sua posizione equilibra la squadra. Però lui è in grado di giocare anche in altri ruoli, se glielo chiedo. Nell'Atletico Madrid lo fa".
La difesa era un punto debole della Francia, ora è diventato un punto di forza, attorno a un giocatore esperto come Koscielny.
"Non è il caso di tornare sui problemi del passato. Koscielny non è una scoperta, è in Nazionale da tempo. La continuità della sua stagione con l'Arsenal dimostra che si tratta di un giocatore dal rendimento molto regolare".
Nella sua carriera da calciatore le hai giocato tante finali: questa da ct è un'altra cosa?
"I sentimenti, quando ci si trova in una situazione del genere, sono contrastanti. Nelle ore che precedono un appuntamento come questo convivono due sensazioni. Da una parte è un momento eccezionale, una chance unica nella vita di uno sportivo. Ma dall'altra non è per questa eccezionalità del momento che bisogna cambiare ciò che si fa di solito. L'idea migliore è di arrivare rilassati e concentrati nello stesso tempo. Non nascondo che il posto più bello è sul campo, in panchina non c'è la stessa sensazione, però ormai non posso più giocare. Comunque non sento stress, ho adrenalina. E l'adrenalina è utile".
E' la sua prima finale da ct. È il giorno più importante della sua carriera?
"E' un momento importante. Quando ho accettato il ruolo di ct, non era certo per partecipare e basta. Ma non penso al passato. Conta il presente, non ho tempo per certi pensieri".
E' anche la prima finale di una generazione nuova, quella di Griezmann e di Pogba.
"Qualuque sia l'età di un calciatore c'è in ballo un titolo e vincerlo, a qualunque età, è la cosa che conta. Vincere titoli è difficile e lo è ancora di più con la Nazionale. Bisogna cogliere l'occasione, è un privilegio. Lo è a maggior ragione qui a Parigi".
A proposito di giovani, la sorpresa è Umtiti.
"Per me non c'è un giocatore più sorpresa di un altro, davvero. Tutti sapevano che, essendo tra i 23, potevano essere chiamati in causa, prima o poi. Umtiti non è una sorpresa: non l'ho convocato perché mancava qualcuno al suo posto, ho fatto una scelta precisa. Altrimenti avrei fatto giocare qualcun altro al suo posto. Ci sono giocatori immaturi a trent'anni e altri maturi a venti: questo è il suo caso. Ha grande forza mentale, il che a questi livelli è essenziale".
Il pubblico vi trascinerà o vi metterà pressione?
"Sono due anni che ci prepariamo per quest'appuntamento, credo che abbiamo imparato a convivere con la pressione. E' la nostra settima partita dell'Europeo, ormai: non ci mettiamo certo a fare calcoli su quest'aspetto. E ricordiamoci che c'è l'avversario, non giochiamo mica da soli. Il Portogallo non è arrivato qui per caso".
Nessuno, in effetti, ha ancora battuto il Portogallo all'Europeo: è questa la vera difficoltà?
"E' una squadra esperta, ben organizzata, che può cambiare sistema e tattica a seconda dell'avversario. Ha un triangolo difensivo collaudato e forte, anche se gioca a quattro. E fa evidentemente tantissimo affidamento sul duo d'attacco Cristiano Ronaldo-Nani. Il Portogallo si proietta a grande velocità in attacco, passando in un attimo dalla fase difensiva a quella offensiva: è il suo punto di forza".
Che differenza c'è, con le altre finali della sua vita sportiva?
"E' uguale il piacere di esserci. Il contesto è diverso, me lo voglio assaporare tutto, in ogni istante".
C'è anche una sfida nella sfida, tra Cristiano e Griezmann, per il Pallone d'oro.
"I giornalisti pensano a queste cose, sono già su un altro pianeta. A me interessa che Griezmann vinca l'Europeo con i suoi compagni. Cristiano Ronaldo da 7-8 anni è in cima e di solito si contende il premio con Messi. Sarebbe già buon segno già se Antoine fosse tra i candidati: capite bene che cosa significherebbe".
Il suo ruolo nel gruppo è cambiato, ora è il leader.
"Ha avuto una grande stagione, ma ha dovuto digerire la sconfitta in Champions col Real Madrid: abbiamo lavorato anche su questo, nelle prime tre partite. Antoine non è soltanto un solista, gioca con la squadra e per la squadra. La vittoria non dipende solo da lui, il calcio è uno sport collettivo".
In questo momento pensate agli assenti, in particolare a Varane e a Sakho, che è stato scagionato dall'accusa di doping?
"Abbiamo pensato anche a loro, certo. Ma il calcio di alto livello è questo, mi concentro sui 23 che stanno qui e preparano la finale".
Sissoko ha detto di avere saputo che avrebbe giocato soltanto due ore prima della partita: stavolta svelerà prima la formazione ai giocatori?
"Sissoko non ha detto tutta la verità, l'aveva saputo un po' prima. State tranquilli, i giocatori vengono avvertiti sufficientemente in anticipo".
Nella semifinale di Euro 2000 col Portogallo lei era in campo e vinse.
"Non mi va mai di paragonare le generazioni. Quel Portogallo era forte, ma sono passati 16 anni. Trovo normale che i giocatori di oggi pensino di potere vincere, il passato è il passato".
Il lavoro tattico sarà più decisivo dell'aspetto fisico-atletico?
"Avrei preferito avere un giorno di riposo in più. Il problema principale è stato il recupero atletico".
Cristiano Ronaldo merita un piano tattico specifico?
"Se avessi un piano anti-Ronaldo, non lo metterei in piazza. Lui è un grande giocatore, con straordinarie qualità atletiche. Basti vedere per quanto tempo resta in alto, quando stacca per saltare. Ci sono due cose difficili da contrastare, nel calcio: la velocità e lo stacco. Lui possiede entrambe le doti. Dobbiamo essere particolarmente attenti e limitare la sua incidenza sulla partita. Ma i giocatori sono preparati, non ho molto da dire sotto questo aspetto: c'è un titolo da conquistare alla fine di un lungo percorso".