Germania

Germania, Loew: "Non soffriamo più della sindrome Italia"

Il tecnico tedesco ha studiato gli azzurri avversari sabato nei quarti: "Non vedo l'ora di incontrarli. Difendono bene, dovremo evitare il loro contropiede, come prima cosa. Ma io ho giocatori mentalmente forti che non sono influenzati da nulla"

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PARIGI - I tedeschi si sono presi un giorno di riposo, ed è già il secondo da quando è cominciato l'Europeo. Il ct Loew ama che i giocatori stacchino, escano, vedano gente, spariscano per qualche ora, anche se la località di Evian-les-Bains, sulla sponda meridionale del lago di Ginevra, non è esattamente un posto frizzante: difatti è famosa per l'acqua senza le bolle. Loew ha invece lavorato lo stesso, perché ha cominciato a studiare l'Italia nei dettagli, se n'è detto affascinato, ha raccontato stamattina le sue prime impressioni: "Non vedo l'ora di incontrare gli azzurri. Anche perché non abbiamo più la sindrome italiana". I tedeschi, si sa, storicamente ci patiscono, siamo l'unico tormento per un carattere e una mentalità di rado scalfibili. Dal 4-3 dell'Atzeca al 2-1 di Varsavia, passando per il 3-2 del Bernanbeu e il 2-0 di Dortmund, noi siamo la loro bestia nera, il loro incubo. O lo eravamo, dice Loew: "Non abbiamo più quel trauma". E usa una metafora: "Quelli sono caffè freddi. Sabato ci verrà invece servito un espresso. Facciamo in modo che ci piaccia". Loew racconta che proprio la sconfitta nella semifinale europea di due anni fa, quella della doppietta di Balotelli, è stato un punto di svolta per la nazionale tedesca: "Quella partita fu una lezione, per me. Provai una tattica per fermare Pirlo ma la sbagliai e giustamente fummo sconfitti. Ma se nel 2014 abbiamo vinto i Mondiali è anche perché ho imparato da quegli errori". Ora Pirlo non c'è più "ma l'Italia non ne risente, perché ha centrocampisti molto eclettici e un giocatore come De Rossi che dà equilibrio a tutta la squadra". Ma soprattutto non c'è più, sostiene Loew, l'Italia come se la ricordava lui: "Difendere alla grande è nel dna degli azzurri, sanno farlo anche con nove uomini e la Spagna non ha trovato uno spiraglio per il suo gioco. Ma questi non sono più gli italiani come siamo abituati a conoscerli. Sanno attaccare molto bene, in maniera diversa. Sono meglio di quanto fossero del 2008 o nel 2010". L'ammirazione del ct tedesco sembra sincera. E quando ripete "non vedo l'ora", lascia intuire che il vero ostacolo tra la Germania e il titolo sia proprio il quarto di finale di Bordeaux. "Dovremo evitare il loro contropiede, come prima cosa. Ma io ho giocatori mentalmente forti che non sono influenzati da nulla".

La formazione che l'Italia si troverà contro sabato è ancora in sospeso. Ci sono da valutare le condizioni di Boateng, che convive da due settimane con un problema al polpaccio ma che finora ha sempre giocato, e di Khedira, che è uscito dalla partita con la Slovacchia con un affaticamento agli adduttori: come nella Juve, il numero 6 non regge ormai più lo stress fisico dei troppi impegni ravvicinati. Loew ha trovato l'assetto della difesa da quando ha recuperato Hummels e inserito Kimmich a destra, e dunque non lo cambierà più, ma è in attacco che si può sbizzarrire. Finora i punti fermi sono stati Oezil e Mueller, nelle altre due posizioni offensive hanno invece ruotato Gomez, Goetze e Draxler, con Schuerrle come primo cambio. "In genere, decido in basse alla caratteristiche dell'avversario", dice il ct. Ma con un centravanti pure come Gomez le cose hanno funzionato meglio.