ROMA - Gareth Bale ha già incendiato la sfida richiamando l'identità, il forte senso di appartenenza: "Non avrei mai scelto di giocare per l'Inghilterra". Non esiste, secondo Bale, un contesto migliore. Il Galles sforna passione come una panetteria: "Quando siamo stanchi e in difficoltà i nostri tifosi cominciano a cantare. Avete mai visto niente del genere sugli spalti inglesi?". La risposta è implicita: no. Dall'altra parte Jack Wilshere replica: "Ogni nazionale ha una sua cultura agonistica ed emotiva. Mi sembra ridicolo confrontare gli stili. Vanno tutti bene. A patto di non eccedere". Delle quattro federazioni del Regno Unito, tre sono a Euro 2016. C'è anche l'Irlanda del Nord, manca soltanto la Scozia. E a completare la pietanza del calcio "anglo" si aggiunge anche l'Irlanda.
Il Galles compare per la prima volta ad una fase finale europea. L'unica sua comparsa, 58 anni fa, ai Mondiali di Svezia, è ormai avvolta da una patina di folklore, non tutti possono giurare a cuor leggero che non si tratti di una favola raccontata dai nonni. Però almeno John Charles poteva testimoniare che il fatto era realmente accaduto e che lui era persino riuscito a segnare un gol e che il Galles, benché se ne siano perse le tracce, in quell'edizione del mondiale fu addirittura capace di superare il primo turno grazie a tre pareggi e uno spareggio con l'Ungheria (per poi cedere al Brasile campione nei quarti). Poi solo promesse, sogni e sfioramenti. Nel 1983 prese una rete a trenta secondi dalla fine della decisiva partita contro la Bulgaria. Vent'anni dopo perse il match cruciale contro la Russia e subito dopo uno dei suoi giocatori venne trovato positivo a un test anti-doping. Tanti suoi campioni, John Toshack, Ian Rush, Neville Southall, Mark Hughes, lo scomparso Gary Speed (l'ex-Leeds ed ex-ct si è suicidato il 27 novembre del 2011) e soprattutto Ryan Giggs, non hanno mai avuto la possibilità di sfilare su un così grande palcoscenico. E' storia del presente quella che si dipana agli occhi del pubblico di quella terra: "O è il nostro presente, di tutti noi, giocatori, tifosi, cittadini qualunque, che sta facendo storia".
Bale ha le stimmate del fuoriclasse e al tempo stesso si batte come un leone per rimanere nell'alveo degli antidivi. Vuole proteggere la sua schiva natura. A Madrid vive di nascosto la propria grandezza, non gli importa un fico secco se i media si buttano su Ronaldo. Anzi meglio. Bale è il Galles, ma il Galles non è soltanto lui. E per questo è arrivato in Francia. Per quanto possa sembrare strano, chi va a cercare in rete la sfida trova solo rimandi al rugby. Di solito, ad alto livello, Inghilterra e Galles scendono in campo a Twickenham con una palla non proprio sferica. Il calcio passa in secondo piano. La contesa fra paesi fratelli, confinanti, coltelli, si lega più al primo sport che al secondo. Anche per un'evidente sbilanciamento nella sostanza e nel pedigree. Nel rugby c'è più equilibrio, nel calcio l'Inghilterra è storicamente più avanti. Pensate che è la prima volta in assoluto che le due nazionali si incontrano in una grande manifestazione. Si sono affrontate 101 volte. La prima fu un'amichevole del 18 gennaio del 1879: Oscar Wilde aveva 25 anni, Dickens era morto da nove anni e non era stato ancora inventato il calcio di rigore. Vinse l'Inghilterra per 2-1. Poi altri cento incroci: 65 vittorie inglesi, 21 pareggi, 14 vittorie gallesi. Nessun match cruciale. La maggior parte delle sfide rientravano nei British Championships. Nel '49, tra le macerie ancora visibili della guerra appena finita ma non ancora smaltita, si giocò la prima partita di qualificazione a un mondiale: si giocavano un pezzetto di accesso al torneo del '50 in Brasile (dove arrivò una stremata Inghilterra e solo per fare una brutta figura). Le ultime due si disputarono per la qualificazione agli Europei del 2012 in Polonia e Ucraina. Le vinse entrambe l'Inghilterra. Ma adesso gli equilibri sono cambiati. C'è un po' di patema per la sicurezza.
La città di Lens si sta attrezzando. Spera che il giro di vite dopo la guerra di Marsiglia abbia portato i "visitors" a più miti consigli. Non è ancora deciso se proibire la vendita degli alcolici. "I gallesi sono meno attivati a livello nervoso, sentono la rivalità ma non mettono in scena i loro sentimenti rischiando derive violente. Gli inglesi di tutte le classi tendono a perdere più facilmente il controllo perché per loro ogni partita può essere l'ultima, se la vivono con disperazione, come se ci fosse un domani", tenta invano di spiegare Ian Rush, mito del calcio gallese. Ma la verità è che all'estero il residuo criminale dell'hooligan trova terreno fertile. "Non accadrà nulla", sogna Bale. In campo però tutto è possibile. Non è detto che la giovane Inghilterra di Hodgson, che ha destato ottime impressioni soprattutto nel primo tempo con la Russia, abbia gli scommettitori dalla sua parte. Il Galles è in testa alla classifica del girone B, ha battuto la Slovacchia, Bale si è già sbloccato con una punizione calciata secondo i dettami della "maledetta" e soprattutto, spingendo e rifiatando, ha mostrato talento e maturità combinati, soprattutto perché i suoi pezzi migliori, Bale, Allen, Ramsey, hanno dimostrato di saper gestire da campioni anche il ruolo di outsider in ogni minuti della partita. In Inghilterra si moltiplicano i suggerimenti per Hodgson: "Non avrebbe senso", è questo il succo della questione, "marcare Bale a uomo". C'è a detta di tutti più partita di quanto si possa credere. I giocatori si conoscono a memoria, gran parte di loro s'incrocia in Premier, il Galles non ha una "first division". L'Inghilterra è stata rifondata. Il Galles sta crescendo. Da una parte la fresca immagine del padre in panchina che alleva i ragazzini, a cominciare da Rashford, col sorriso sulle labbra e con il vantaggio di poter contare su una storia di individui e di collettivo eccellente ma che sta lentamente scomparendo perché il tempo passa per tutti (la generazione dei Lampard, dei Gerrard e se vogliamo dei Rooney).
Quella generazione ha fatto sognare e disperare, era un insieme straordinario di talenti ma non è mai stata baciata dal dono della tempestività, non è mai stata vincente perché per un motivo o per l'altro l'Inghilterra è diventata celebre più per i suoi improvvisi attacchi di masochismo agonistico che per le sue potenziali, devastanti qualità. Rimane la possibilità che Hodgson possa fare meglio dei suoi illustri predecessori, da Greenwood a Robson, da Venables a Eriksson, fino a Capello. Dall'altra c'è invece un ct giovane (ma navigato) come Chris Coleman che non può far confronti col passato e che deve più che altro preoccuparsi di gestire un gruppo etnicamente e anagraficamente compatto e culturalmente affamato. C'è partita malgrado i numeri: il valore di mercato della rosa inglese è di 477 mln di euro (4° del torneo dopo Spagna, Germania e Francia), il Galles è 12° con 170,10 mln (meta dei quali riguarda Bale). Di più: sino al 2011 nel ranking Fifa il Galles era al 117° posto, sotto Haiti e Guatemala. Magari il Galles non farà sfracelli. Però se Bale dice di aver avuto "una carriera di cui sono già orgoglioso, ma essere qui col mio Galles è il picco che mancava", tutto è possibile.
Il Galles compare per la prima volta ad una fase finale europea. L'unica sua comparsa, 58 anni fa, ai Mondiali di Svezia, è ormai avvolta da una patina di folklore, non tutti possono giurare a cuor leggero che non si tratti di una favola raccontata dai nonni. Però almeno John Charles poteva testimoniare che il fatto era realmente accaduto e che lui era persino riuscito a segnare un gol e che il Galles, benché se ne siano perse le tracce, in quell'edizione del mondiale fu addirittura capace di superare il primo turno grazie a tre pareggi e uno spareggio con l'Ungheria (per poi cedere al Brasile campione nei quarti). Poi solo promesse, sogni e sfioramenti. Nel 1983 prese una rete a trenta secondi dalla fine della decisiva partita contro la Bulgaria. Vent'anni dopo perse il match cruciale contro la Russia e subito dopo uno dei suoi giocatori venne trovato positivo a un test anti-doping. Tanti suoi campioni, John Toshack, Ian Rush, Neville Southall, Mark Hughes, lo scomparso Gary Speed (l'ex-Leeds ed ex-ct si è suicidato il 27 novembre del 2011) e soprattutto Ryan Giggs, non hanno mai avuto la possibilità di sfilare su un così grande palcoscenico. E' storia del presente quella che si dipana agli occhi del pubblico di quella terra: "O è il nostro presente, di tutti noi, giocatori, tifosi, cittadini qualunque, che sta facendo storia".
Bale ha le stimmate del fuoriclasse e al tempo stesso si batte come un leone per rimanere nell'alveo degli antidivi. Vuole proteggere la sua schiva natura. A Madrid vive di nascosto la propria grandezza, non gli importa un fico secco se i media si buttano su Ronaldo. Anzi meglio. Bale è il Galles, ma il Galles non è soltanto lui. E per questo è arrivato in Francia. Per quanto possa sembrare strano, chi va a cercare in rete la sfida trova solo rimandi al rugby. Di solito, ad alto livello, Inghilterra e Galles scendono in campo a Twickenham con una palla non proprio sferica. Il calcio passa in secondo piano. La contesa fra paesi fratelli, confinanti, coltelli, si lega più al primo sport che al secondo. Anche per un'evidente sbilanciamento nella sostanza e nel pedigree. Nel rugby c'è più equilibrio, nel calcio l'Inghilterra è storicamente più avanti. Pensate che è la prima volta in assoluto che le due nazionali si incontrano in una grande manifestazione. Si sono affrontate 101 volte. La prima fu un'amichevole del 18 gennaio del 1879: Oscar Wilde aveva 25 anni, Dickens era morto da nove anni e non era stato ancora inventato il calcio di rigore. Vinse l'Inghilterra per 2-1. Poi altri cento incroci: 65 vittorie inglesi, 21 pareggi, 14 vittorie gallesi. Nessun match cruciale. La maggior parte delle sfide rientravano nei British Championships. Nel '49, tra le macerie ancora visibili della guerra appena finita ma non ancora smaltita, si giocò la prima partita di qualificazione a un mondiale: si giocavano un pezzetto di accesso al torneo del '50 in Brasile (dove arrivò una stremata Inghilterra e solo per fare una brutta figura). Le ultime due si disputarono per la qualificazione agli Europei del 2012 in Polonia e Ucraina. Le vinse entrambe l'Inghilterra. Ma adesso gli equilibri sono cambiati. C'è un po' di patema per la sicurezza.
La città di Lens si sta attrezzando. Spera che il giro di vite dopo la guerra di Marsiglia abbia portato i "visitors" a più miti consigli. Non è ancora deciso se proibire la vendita degli alcolici. "I gallesi sono meno attivati a livello nervoso, sentono la rivalità ma non mettono in scena i loro sentimenti rischiando derive violente. Gli inglesi di tutte le classi tendono a perdere più facilmente il controllo perché per loro ogni partita può essere l'ultima, se la vivono con disperazione, come se ci fosse un domani", tenta invano di spiegare Ian Rush, mito del calcio gallese. Ma la verità è che all'estero il residuo criminale dell'hooligan trova terreno fertile. "Non accadrà nulla", sogna Bale. In campo però tutto è possibile. Non è detto che la giovane Inghilterra di Hodgson, che ha destato ottime impressioni soprattutto nel primo tempo con la Russia, abbia gli scommettitori dalla sua parte. Il Galles è in testa alla classifica del girone B, ha battuto la Slovacchia, Bale si è già sbloccato con una punizione calciata secondo i dettami della "maledetta" e soprattutto, spingendo e rifiatando, ha mostrato talento e maturità combinati, soprattutto perché i suoi pezzi migliori, Bale, Allen, Ramsey, hanno dimostrato di saper gestire da campioni anche il ruolo di outsider in ogni minuti della partita. In Inghilterra si moltiplicano i suggerimenti per Hodgson: "Non avrebbe senso", è questo il succo della questione, "marcare Bale a uomo". C'è a detta di tutti più partita di quanto si possa credere. I giocatori si conoscono a memoria, gran parte di loro s'incrocia in Premier, il Galles non ha una "first division". L'Inghilterra è stata rifondata. Il Galles sta crescendo. Da una parte la fresca immagine del padre in panchina che alleva i ragazzini, a cominciare da Rashford, col sorriso sulle labbra e con il vantaggio di poter contare su una storia di individui e di collettivo eccellente ma che sta lentamente scomparendo perché il tempo passa per tutti (la generazione dei Lampard, dei Gerrard e se vogliamo dei Rooney).
Quella generazione ha fatto sognare e disperare, era un insieme straordinario di talenti ma non è mai stata baciata dal dono della tempestività, non è mai stata vincente perché per un motivo o per l'altro l'Inghilterra è diventata celebre più per i suoi improvvisi attacchi di masochismo agonistico che per le sue potenziali, devastanti qualità. Rimane la possibilità che Hodgson possa fare meglio dei suoi illustri predecessori, da Greenwood a Robson, da Venables a Eriksson, fino a Capello. Dall'altra c'è invece un ct giovane (ma navigato) come Chris Coleman che non può far confronti col passato e che deve più che altro preoccuparsi di gestire un gruppo etnicamente e anagraficamente compatto e culturalmente affamato. C'è partita malgrado i numeri: il valore di mercato della rosa inglese è di 477 mln di euro (4° del torneo dopo Spagna, Germania e Francia), il Galles è 12° con 170,10 mln (meta dei quali riguarda Bale). Di più: sino al 2011 nel ranking Fifa il Galles era al 117° posto, sotto Haiti e Guatemala. Magari il Galles non farà sfracelli. Però se Bale dice di aver avuto "una carriera di cui sono già orgoglioso, ma essere qui col mio Galles è il picco che mancava", tutto è possibile.