Islanda

Favola Islanda: contropiede e ottavi, sognando la Grecia

L'Isola conta appena un centinaio di calciatori professionisti, e questo significa che uno su quattro è in Francia. Gioco e percorso ricordano il successo del 2004 degli ellenici: come loro si arrocca dietro e riparte. Ultimo esempio di cholismo on the rocks

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PARIGI - Il cholismo dei poveri arriva nel cuore dell'Europa, dell'Europeo. Dopo la vittoria per 2-1 sull'Austria, l'Islanda non è più l'isola dei ghiacci ma del catenaccio, e dopo tre memorabili partite di arroccamento difensivo e rarissimi contropiedi (con percentuali di realizzazione altissime) si è guadagnata un ottavo di finale da giocare a Nizza contro l'Inghilterra, lunedì. Non è detto che sia finita qui: visto il modo di fare degli inglesi, con attaccano grazia e senza forza d'urto, un altro successo del catenaccio non è da escludere. Intanto, è ormai abitudine celebrare le imprese di una nazionale che rappresenta 330 mila abitanti (mai un paese così piccolo, in termini di popolazione, aveva partecipato a una fase finale) e che ne ha spediti 31 mila in Francia a botte di diecimila per volta. Ma il dato più impressionante è un altro: l'Islanda conta appena un centinaio di calciatori professionisti, e questo significa che uno su quattro è qui. Diciamo che quello del calciatore è un mestiere, lassù, che offre eccellenti prospettive di carriera.

Venti minuti dopo che la partita era finita, alcuni giocatori islandesi erano ancora in campo a farsi selfie con i loro increduli tifosi, e del resto mai nessuno ha visto tanti islandesi insieme in una volta sola. Il tipo di gioco, e il tipo di percorso, ricorda da vicino quello della Grecia che vinse nel 2004 alzando barricate senza vergognarsi (per l'occasione, il ct Rehhagel rispolverò persino le marcature a uomo, che disorientano ogni avversario) e colpendo praticamente ogni volta che attaccava. L'Islanda, più o meno. In fase di qualificazione aveva giocato un calcio più spigliato, qui invece ha sciorinato una serie di mezzucci e trucchetti degni di altri popoli e di altre epoche. Ha funzionato. Contro il Portogallo, a Ronaldo saltarono i nervi (e il ct Santos protestò: "Gli islandesi non sanno cosa sia il fair play, non fanno che provocare, è umano che qualcuno poi reagisca"), stasera l'Austria è finita come dentro un labirinto è non ha saputo uscirne, sbagliando un rigore con Dragovic nel primo tempo (e ce ne stavano altre due) e ammassandosi inutilmente in area nel secondo. L'Islanda ha segnato alla sua maniera: al 18' ha sfruttato una delle rimesse a catapulta del capitano Gunnarson, che sono come dei corner (Bodvarsson l'ha raccolta e messa dentro come un gatto d'area), e all'ultimo secondo è andata a vincere con un contropiede combinato da Elmar Bjarnason e Traustason mentre gli austriaci, portiere compreso, stavano aspettando un miracolo nell'area islandese. Ma il dio del calcio, di questi tempi, viene dai ghiacci e apprezza il cholismo on the rockes.