Islanda, Lagerback: "Il miracolo è iniziato con Hodgson, ci ha insegnato troppo bene"
dal nostro inviato ANDREA SORRENTINO
Il tecnico rende merito al collega inglese: "Devo tutto a lui. Quando lui venne ad allenare in Svezia negli anni Settanta, introdusse concetti tattici nuovi per noi, quasi rivoluzionari. Ci insegnò la difesa di squadra, i movimenti, l'organizzazione in campo. Ho imparato tutto da lui"
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NIZZA - Quel Nostradamus di Cristiano Ronaldo, d'altronde, aveva capito tutto dopo la prima partita, beato lui: "Hanno una mentalità piccola così. Si difendono e basta. Non andranno lontano". Poi dicono che i giornalisti non ne imbroccano mai una, e invece i giocatori sì, loro capiscono tutto, sanno "sentire" un avversario e valutarlo a dovere. Infatti l'Islanda è la più gigantesca sorpresa nella storia dell'Europeo, il primo della sua vita. Non era mai approdata a una fase finale, e invece ci è arrivata, battendo due volte l'Olanda nelle qualificazioni facendola fuori dal torneo; ha superato la prima fase da seconda del girone, imponendo il pareggio al Portogallo e strappando l'accesso agli ottavi con un gol al 94' di Traustason, all'Austria. E a Nizza il capolavoro, eliminando d'autorità un' Inghilterra lei sì davvero dalla mentalità piccolina, eppure doveva essere una passeggiata, eppure il valore assoluto della rosa inglese è di 500 milioni di euro (assai teorici, a vedere il campo) contro i 50 scarsi dell'Islanda, ma vedrete che molte stime saranno ritoccate. L'isola di ghiaccio è ai quarti dell'Europeo, roba da non crederci, ma è tutto vero e tutto meritato. E quale meraviglia il loro festeggiamento in campo coi tifosi, battiamo tutti le mani al ritmo del Geyser Sound guidati dal grande capitano Gunnarsson, il barbuto, in fondo una cosa semplice semplice, bella e coinvolgente, proprio come loro: battere le mani, respirare, sospirare, e ancora battere le mani, sembra il soffio di un geyser quando esce dalle viscere della terra.
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E' un miracolo, l'Islanda di Lars Lagerback, o semplicemente è il risultato di un lavoro, di un percorso, come in tutte le cose. Quindi ecco la storia ormai ben nota dei campi riscaldati dall'energia geotermica per potersi allenare in maniera decente, un progetto partito nel 2000 che ora dà i suoi frutti dopo decenni di dilettantismo, ma ecco anche un lavoro eccellente svolto da Lagerback in persona, perché poi per far crescere una squadra di calcio ci vuole quello, sempre: uno bravo in panchina. E Lagerback è un altro che viene da lontano, e anzi la notte di Nizza contro l'Inghilterra di Roy Hodgson è stata la chiusura di un cerchio, come Lagerback stesso ammette: "Devo tutto a Hodgson. Quando lui venne ad allenare in Svezia negli anni Settanta, introdusse concetti tattici nuovi per noi, quasi rivoluzionari. Ci insegnò la difesa di squadra, i movimenti, l'organizzazione in campo. Ho imparato tutto da lui. E stasera si può dire che io l'abbia battuto con le sue stesse armi".
La danza, la barba, le rimesse. Gunnarsson idolo dell'Islanda
E' diventato l'idolo dell'Islanda, l'uomo simbolo della squadra sorpresa dell'Europeo. Prima del torneo continentale, Aron Gunnarsson, capitano della nazionale della piccola isola del nord europa, era conosciuto per essere un onesto pedalatore del centrocampo, stagioni nella serie B inglese con Coventry e Cardiff, un passaggio in premier league senza lasciare grosse tracce. In Francia è diventato uno dei personaggi più cercati. Merito del suo look da vichingo, lunga barba e tanti tatuaggi, della sua grinta che ne fa un autentico trascinatore. Non un fenomeno con i piedi, ma un'arma tattica della squadra allenata da Lagerback che spesso e volentieri sfrutta le sue lunghe rimesse laterali per creare pericoli alle difese avversarie. Gunnarson ha fatto il suo ingresso all'Europeo chiedendo la maglia a Cristiano Ronaldo (GUARDA IL VIDEO) dopo la partita pareggiata con il Portogallo. ''Chi sei tu?'' gli ha risposto quasi stizzito CR7, la maglia del campione gelatinato alla fine gli è stata regalata dai suoi stessi compagni di squadra. Ma Gunnarsson è anche colui che guida i compagni di squadra nella danza (GUARDA IL VIDEO) che al termine delle partite rapisce tutto lo stadio, un battimani ritmato diventato già un cult.
Mai dunque insegnare troppe cose in giro per il mondo, potrebbero ritorcersi contro di te. Ma almeno di questo Roy Hodgson non ha colpa. Molti meriti li ha questo magnifico gruppo islandese, fatto di giocatori che militano tutti in campionati stranieri, nessuno gioca in patria: molti sparpagliati tra Norvegia, Svezia e Danimarca, approdi naturali, qualcuno in Inghilterra (Gylfi Sigurdsson), qualcun altro in Svizzera dopo esser passato dall'Italia (Birkir Bjarnason), altri in Francia senza aver mai lasciato grandi tracce di sé (Sightorsson, autore del gol del 2-1 agli inglesi), insomma giocatori di secondo piano e di secondo livello, almeno stando alle categorie assai snob in cui tutti, pigramente, ci andiamo a riparare quando si tratta di decrittare il calcio internazionale, che è invece un fenomeno assai complesso, come ha decretato questo Europeo. Giocano magnificamente, gli islandesi, giocano un calcio totalmente collettivo e basato su una difesa di squadra che è uno spettacolo ammirare dall'alto, con i movimenti sempre perfetti e sincronici, a fisarmonica, a ventaglio, basculando su due centrali di centrocampo che sembrano una coppia perfetta, appunto il barbuto Gunnarsson, il capitano che effettua anche quelle rimesse laterali che sono un assist (già due gol fin qui rimettendo il pallone con le mani fin dentro l'area), e Gylfi Sigurdsson, ora allo Swansea dopo essere passato dal Tottenham.
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E' un miracolo, certo, ma pienamente calcistico, anche se forse c'è dentro qualcosa di atavico, come se fosse la riscossa di un popolo lontano, per secoli condannato all'esilio dal mondo per via della distanza dall'Europa e da tutto ciò che è vita moderna, ma adesso eccoli tra noi, e ci vogliono stare con tutti i sentimenti. Sono talmente pochi, gli islandesi, poco più di 300mila, che è uscita fuori la storia che i giocatori conoscono circa il 50% dei tifosi che li seguono allo stadio, a Nizza erano circa quattromila. Tra loro anche il nuovo presidente del paese, Gudni Johannesson, che è stato eletto appena sabato ma è piombato in Francia per seguire l'impresa, era allo stadio, ha festeggiato come tutti e di più, perché certe fortune non capitano spesso a un politico. Ma non finisce qui, giurano negli spogliatoi, poco dopo l'enorme serata. "Vogliamo andare avanti, possiamo migliorare ancora. E battere l'Inghilterra è stato più semplice del previsto". Il bello è che è andata proprio così: non c'è voluto mica così tanto, per superare gli inglesi. E' bastato dominarli sul piano psicologico e tattico, insomma una sciocchezza. E domenica, a Saint Denis, quarto di finale contro la Francia. Che inizia a sentirsi inquieta e fa benissimo.