Europei 2016, l'Italia parte col caso Thiago Motta
dal nostro inviato FRANCESCO SAVERIO INTORCIALa nazionale di Conte comincia l'avventura francese nel ritiro di Montpellier. L'italo brasiliano sempre più discusso dopo la deludente prova nell'amichevole con la Finlandia: "Non mi preoccupano le critiche, ora sto bene e so che posso dare molto a questa squadra"
MONTPELLIER - Lo strano caso di Thiago Motta agita la Nazionale che stasera parte per il ritiro francese di Montpellier. Atteso al rientro fra le ansie per l'infortunio patito a fine stagione, ripescato in azzurro in extremis come gli capita spesso alla vigilia dei grandi tornei, l'italobrasiliano è l'unico ad aver vinto la Champions in questo gruppo (ne ha sollevate due, con Barcellona e Inter) eppure è sempre nella bufera. Prima l'ironia, a mezzo social network, dei tifosi che non lo giudicano all'altezza di vestire il numero 10. Poi i fischi di Verona, contro la Finlandia, che però non hanno scalfito la sua straordinaria serenità. "Io rispetto le opinioni di tutti - dice il centrocampista del Psg - La gente viene allo stadio per esprimere la sua opinione, ad alcuni puoi piacere, ad altri no, noi siamo professionisti e pensiamo a fare il nostro dovere in campo. La cosa importante è che mi sento bene, da un po' di tempo …
MONTPELLIER - Lo strano caso di Thiago Motta agita la Nazionale che stasera parte per il ritiro francese di Montpellier. Atteso al rientro fra le ansie per l'infortunio patito a fine stagione, ripescato in azzurro in extremis come gli capita spesso alla vigilia dei grandi tornei, l'italobrasiliano è l'unico ad aver vinto la Champions in questo gruppo (ne ha sollevate due, con Barcellona e Inter) eppure è sempre nella bufera. Prima l'ironia, a mezzo social network, dei tifosi che non lo giudicano all'altezza di vestire il numero 10. Poi i fischi di Verona, contro la Finlandia, che però non hanno scalfito la sua straordinaria serenità. "Io rispetto le opinioni di tutti - dice il centrocampista del Psg - La gente viene allo stadio per esprimere la sua opinione, ad alcuni puoi piacere, ad altri no, noi siamo professionisti e pensiamo a fare il nostro dovere in campo. La cosa importante è che mi sento bene, da un po' di tempo ho ripreso ad allenarmi con i compagni, con la Finlandia era la mia prima partita dopo un lungo stop e sono contento della vittoria. Le chiacchiere non mi preoccupano, conta la squadra, non quello che faccio io o il numero di maglia che indosso".
La resistenza di Motta supera i nasi storti della critica, conquista il sostegno di generali come De Rossi ("Prima di parlare di lui, sciacquatevi la bocca, provate a fare due palleggi con Thiago in allenamento e vedrete") e reclute come Bernardeschi che si sono schierati dalla sue parte. "Ringrazio pubblicamente De Rossi, le sue parole fanno piacere anche perché vengono da uno dei pochi che hanno vinto il Mondiale". Naturalizzato dall'Italia grazia al bisnonno Fortunato, rodigino di Polesella, Mottta in azzurro è stato più tollerato che amato. Eppure in bacheca conta 23 trofei, mentre altri della rosa di Conte non hanno la minima esperienza internazionale. E il Psg, che non ha limiti di budget, non è riuscito ancora a rinunciare a lui o a sostituirlo, neppure quando, un anno fa, il divorzio da Blanc sembrava inevitabile: ora, Thiago resterà, Blanc andrà via. Motta non era mai stato considerato da Conte in questo biennio, fino a marzo: le due apparizioni in amichevole contro Spagna e Germania sono bastate a convincere il ct anche ad aspettarlo fino all'ultimo, nonostante i guai a un polpaccio.
Lo stesso film si era visto con Prandelli, Thiago azzurro era una sua creazione ma dopo l'Europeo 2012 il ct aprì la rottamazione e puntò su altri nomi, salvo fare marcia indietro e richiamare in fretta l'oriundo per andare al Mondiale. Con l'Europa, poi, il giocatore del Psg ha un conto in sospeso: nella finale di Kiev, quattro anni fa, entrò a inizio ripresa, uscì in barella poco dopo lasciando la squadra in dieci. "Ma quando ho vinto la Champions non l'ho vinta mica da solo - ricorda Thiago - quelli sono stati successi di squadra, del Barcellona dell'Inter. Io in Nazionale cerco solo di fare le cose che so fare, per il bene della squadra. Questi ragazzi hanno voglia ed entusiasmo, l'importante è la generosità, pensare al gruppo prima che a se stessi. Non so se siamo un gruppo più coeso di due anni fa, vedremo, poi saremo sempre giudicati sulla base del risultato, lo sappiamo. La nostra ambizione, da quando abbiamo iniziato gli stage, è di ragionare partita per partita. Cominceremo con il Belgio, una grande squadra, ma il calcio è sempre il calcio, undici contro undici ce la giochiamo. La mia favorita resta la Germania".
La resistenza di Motta supera i nasi storti della critica, conquista il sostegno di generali come De Rossi ("Prima di parlare di lui, sciacquatevi la bocca, provate a fare due palleggi con Thiago in allenamento e vedrete") e reclute come Bernardeschi che si sono schierati dalla sue parte. "Ringrazio pubblicamente De Rossi, le sue parole fanno piacere anche perché vengono da uno dei pochi che hanno vinto il Mondiale". Naturalizzato dall'Italia grazia al bisnonno Fortunato, rodigino di Polesella, Mottta in azzurro è stato più tollerato che amato. Eppure in bacheca conta 23 trofei, mentre altri della rosa di Conte non hanno la minima esperienza internazionale. E il Psg, che non ha limiti di budget, non è riuscito ancora a rinunciare a lui o a sostituirlo, neppure quando, un anno fa, il divorzio da Blanc sembrava inevitabile: ora, Thiago resterà, Blanc andrà via. Motta non era mai stato considerato da Conte in questo biennio, fino a marzo: le due apparizioni in amichevole contro Spagna e Germania sono bastate a convincere il ct anche ad aspettarlo fino all'ultimo, nonostante i guai a un polpaccio.
Lo stesso film si era visto con Prandelli, Thiago azzurro era una sua creazione ma dopo l'Europeo 2012 il ct aprì la rottamazione e puntò su altri nomi, salvo fare marcia indietro e richiamare in fretta l'oriundo per andare al Mondiale. Con l'Europa, poi, il giocatore del Psg ha un conto in sospeso: nella finale di Kiev, quattro anni fa, entrò a inizio ripresa, uscì in barella poco dopo lasciando la squadra in dieci. "Ma quando ho vinto la Champions non l'ho vinta mica da solo - ricorda Thiago - quelli sono stati successi di squadra, del Barcellona dell'Inter. Io in Nazionale cerco solo di fare le cose che so fare, per il bene della squadra. Questi ragazzi hanno voglia ed entusiasmo, l'importante è la generosità, pensare al gruppo prima che a se stessi. Non so se siamo un gruppo più coeso di due anni fa, vedremo, poi saremo sempre giudicati sulla base del risultato, lo sappiamo. La nostra ambizione, da quando abbiamo iniziato gli stage, è di ragionare partita per partita. Cominceremo con il Belgio, una grande squadra, ma il calcio è sempre il calcio, undici contro undici ce la giochiamo. La mia favorita resta la Germania".