TOLOSA - Ufficialmente certe ipotesi non esistono, sono come gli ufo o le scie chimiche, vaneggiamenti della fantasia. O meglio, addirittura pensieri proibiti. Ma il fatto che vincere ti porti sulla strada peggiore e perdere su quella migliore inquieta, turba le strategie, rende nervosa la vigilia di questa partita con la Svezia. Già avevamo le resipiscenze e i reflussi velenosi del biscotto di 12 anni fa, con la Svezia proprio di mezzo, e quel gol di Ibrahimovic che ci buttò fuori dall’Europeo in Portogallo e lasciò Cassano e tutti Italia in lacrime. Ora ci mettiamo pure questo pensiero proibito, che sarebbe meglio lasciare qualche punto per strada tra la partita con la Svezia e quella con l’Irlanda a Lille mercoledì 22 giugno, per arrivare così secondi e non primi, e subito l’atmosfera leggera di allegria che circonda la nazionale cambia, muta verso il nuvoloso e minaccia polemiche, offese e idilli incrinati.
Purtroppo il perfido calendario di Euro 2016 ci ha infilato in una storia contorta. Dunque se vincessimo il nostro girone, l’accoppiamento prevederebbe ai quarti la seconda del girone F, e dunque o Spagna o Croazia. Vale a dire la nazionale che ha vinto gli ultimi due Europei, compreso l’ultimo dove ce ne fecero 4 in finale, anche se forse - si spera - non è più quel circo straordinario di gioco e fantasia di qualche anno fa. E la Croazia che a detta di tutti accumula talenti altrettanto validi come Perisic, Rakitic, Kovacic, Modric, Brozovic, Mandzukic, alcuni dei quali conosciamo pure molto da vicino visto che giocano in Italia.
Insomma un ottavo di finale a Parigi Saint Denis con Spagna o Croazia non sarebbe cosa da poco. E renderebbe l’Europeo una scalata verticale visto che probabilmente ci si ritroverebbe poi la Germania ai quarti e la Francia in semifinale. Teoricamente. Ma queste sono prospettive anche troppo a lungo termine, visto che per ora abbiamo giocato una, dicasi una, partita. E praticamente, come dice Conte, è come se non avessimo fatto niente. Inutile galoppare troppo con la fantasia.
Viceversa se l’Italia arrivasse seconda troverebbe probabilmente l’Ungheria del portierone in pigiama Kiraly o un Portogallo sinceramente abbastanza dimesso; oppure ancora, chi può dirlo, magari l’incredibile Islanda di Birkir Bjarnason. E anche sul quarto di finale forse ci sarebbe un po’ meno pressione, magari l’Inghilterra, o forse la Slovacchia, il Galles. Dipende.
Un Europeo o un Mondiale però si vincono e si perdono sull’attimo, non è detto oggi che l’Ungheria, il Galles o la Slovacchia non abbiano chances di battere l’Italia che pure contro il Belgio ha fatto vedere il miglior calcio fino ad oggi. Dipende tutto da Bale o da Hamsik, dipende tutto da Buffon o da Bonucci.
Calcoli pericolosi dunque, anzi addirittura proibiti. Nessuno può permettersi di farli a meno di non rischiare molto sotto molti profili: psicologico, di autostima, di errore di calcolo. E se anche qualcuno si fosse fatto venire il pensiero cattivo nessuno lo ammetterà mai. Tanto l’Europeo è un rischio comunque.
Ai Mondiali del 78, la vittoria trionfale sull’Argentina a Buenos Aires con il famoso gol di Bettega, ci infilò in bocca a una delle squadre più forti di sempre, l’Olanda. Anche allora si erano avuti pensieri del genere, qualcuno diceva che sarebbe stato meglio finire nell’altro girone. Ma probabilmente nulla sarebbe cambiato, semplicemente perché la storia non la cambi e non la gestisci. Facemmo un grande mondiale, pur perdendo con l’Olanda prima e col Brasile per il terzo posto poi. Nessuno ha mai avuto scrupoli sulle parate da gatto di Zoff a Kempes e Passarella, e soprattutto sulla fantastica triangolazione Antognoni-Bettega-Rossi-Bettega. Fu bellissimo. Andò così, amen.
Purtroppo il perfido calendario di Euro 2016 ci ha infilato in una storia contorta. Dunque se vincessimo il nostro girone, l’accoppiamento prevederebbe ai quarti la seconda del girone F, e dunque o Spagna o Croazia. Vale a dire la nazionale che ha vinto gli ultimi due Europei, compreso l’ultimo dove ce ne fecero 4 in finale, anche se forse - si spera - non è più quel circo straordinario di gioco e fantasia di qualche anno fa. E la Croazia che a detta di tutti accumula talenti altrettanto validi come Perisic, Rakitic, Kovacic, Modric, Brozovic, Mandzukic, alcuni dei quali conosciamo pure molto da vicino visto che giocano in Italia.
Insomma un ottavo di finale a Parigi Saint Denis con Spagna o Croazia non sarebbe cosa da poco. E renderebbe l’Europeo una scalata verticale visto che probabilmente ci si ritroverebbe poi la Germania ai quarti e la Francia in semifinale. Teoricamente. Ma queste sono prospettive anche troppo a lungo termine, visto che per ora abbiamo giocato una, dicasi una, partita. E praticamente, come dice Conte, è come se non avessimo fatto niente. Inutile galoppare troppo con la fantasia.
Viceversa se l’Italia arrivasse seconda troverebbe probabilmente l’Ungheria del portierone in pigiama Kiraly o un Portogallo sinceramente abbastanza dimesso; oppure ancora, chi può dirlo, magari l’incredibile Islanda di Birkir Bjarnason. E anche sul quarto di finale forse ci sarebbe un po’ meno pressione, magari l’Inghilterra, o forse la Slovacchia, il Galles. Dipende.
Un Europeo o un Mondiale però si vincono e si perdono sull’attimo, non è detto oggi che l’Ungheria, il Galles o la Slovacchia non abbiano chances di battere l’Italia che pure contro il Belgio ha fatto vedere il miglior calcio fino ad oggi. Dipende tutto da Bale o da Hamsik, dipende tutto da Buffon o da Bonucci.
Calcoli pericolosi dunque, anzi addirittura proibiti. Nessuno può permettersi di farli a meno di non rischiare molto sotto molti profili: psicologico, di autostima, di errore di calcolo. E se anche qualcuno si fosse fatto venire il pensiero cattivo nessuno lo ammetterà mai. Tanto l’Europeo è un rischio comunque.
Ai Mondiali del 78, la vittoria trionfale sull’Argentina a Buenos Aires con il famoso gol di Bettega, ci infilò in bocca a una delle squadre più forti di sempre, l’Olanda. Anche allora si erano avuti pensieri del genere, qualcuno diceva che sarebbe stato meglio finire nell’altro girone. Ma probabilmente nulla sarebbe cambiato, semplicemente perché la storia non la cambi e non la gestisci. Facemmo un grande mondiale, pur perdendo con l’Olanda prima e col Brasile per il terzo posto poi. Nessuno ha mai avuto scrupoli sulle parate da gatto di Zoff a Kempes e Passarella, e soprattutto sulla fantastica triangolazione Antognoni-Bettega-Rossi-Bettega. Fu bellissimo. Andò così, amen.