Parolo, mister utilità: ''Questa Italia mi somiglia''
dal nostro inviato FRANCESCO SAVERIO INTORCIA
Marco Parolo (lapresse)
Il centrocampista della Lazio è stato finora uno dei migliori: ''Tengo un profilo basso, dobbiamo proseguire a fari spenti. Ci sono tanti giocatori che hanno colpi, non uno solo, e può essere un vantaggio. Il paragone con Tardelli? Gli ruberei tutto''
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Marco Parolo, c'è chi la paragona a Tardelli.
"Fa piacere il paragone, mi riempie d'orgoglio, è un onore l'accostamento. Vorrei rubargli tutto, è stato un centrocampista completo, quello che ho sempre voluto fare nella mia carriera, cercando di unire fase difensiva, fase difensiva e magari qualche gol decisivo. Io però non sono un personaggio, tengo un profilo basso, sono riservato, non amo i social, anche se magari nel privato so essere burlone. In tutte le nazionali che hanno vinto ci sono stati sempre giocatori meno in vista, più silenziosi, gente che aveva da pedalare. Per certi versi, è ancora più bello essere utili così, essere ricordati per aver fatto tanto ma senza clamore. Si fa più fatica ma c'è più soddisfazione". Ha fatto riferimento alle nazionali che hanno vinto, vuol dire che l'Italia ora pensa di vincere?
"Bisogna sempre prendere come riferimento chi ha vinto…
Marco Parolo, c'è chi la paragona a Tardelli.
"Fa piacere il paragone, mi riempie d'orgoglio, è un onore l'accostamento. Vorrei rubargli tutto, è stato un centrocampista completo, quello che ho sempre voluto fare nella mia carriera, cercando di unire fase difensiva, fase difensiva e magari qualche gol decisivo. Io però non sono un personaggio, tengo un profilo basso, sono riservato, non amo i social, anche se magari nel privato so essere burlone. In tutte le nazionali che hanno vinto ci sono stati sempre giocatori meno in vista, più silenziosi, gente che aveva da pedalare. Per certi versi, è ancora più bello essere utili così, essere ricordati per aver fatto tanto ma senza clamore. Si fa più fatica ma c'è più soddisfazione". Ha fatto riferimento alle nazionali che hanno vinto, vuol dire che l'Italia ora pensa di vincere?
"Bisogna sempre prendere come riferimento chi ha vinto, per migliorarsi. Ma noi non abbiamo cambiato idea, proseguiamo a fari spenti, partita dopo partita. Quando saremo arrivati, vorrà dire che avremo dato tutto, che avremo trovato un avversario più bravo".
Parolo come Tardelli: "Onorato"
A Coverciano lei aveva avvisato: "vedremo se siamo così scarsi come dicono".
"Certi giudizi stimolano, io nella mia carriera ci ho convissuto, sono sempre stato criticato all'inizio e apprezzato alla fine. Quando uno viene pizzicato, è positivo, ti dà la scossa. Ognuno mette in campo quello che ha, in questa squadra: corsa, tecnica, intelligenza o cattiveria, siamo un mix di talenti diversi da quello purissimo che fa una giocata e inventa il gol, ma complessivamente non siamo meno bravi. E se il gol di Éder l'avesse fatto Cristiano Ronaldo sarebbe stato già indicato come il più bello dell'Europeo, no? Ci sono tanti giocatori che hanno colpi, non uno solo, e può essere un vantaggio". In questo Europeo le grandi fanno fatica.
"Forse perché si è innalzato il livello medio delle altre nazionali. Quasi tutti giocano in grandi campionati. E poi è cresciuta la capacità di leggere tatticamente la partita, contro la Svezia abbiamo trovato una squadra molto attenta sotto questo profilo, non solo forte fisicamente. In ogni caso, Spagna e Francia hanno fatto 6 punti come noi, e la Germania resta fra le favorite anche se ha sofferto contro la Polonia".
Parolo come Tardelli: "Onorato"
Lei come sta vivendo questo torneo?
"Bene, siamo anche in un contesto che ci permette di lavorare al massimo come strutture, gli stadi sono bellissimi, e poi c'è tutta questa gente che partecipa, anche i miei familiari che sono venuti in Francia ne hanno parlato con entusiasmo, si vede che c'è voglia di vivere il calcio, superare le paure. Contro il Belgio entrando in campo abbiamo sentito i nostri tifosi, ma condivido quello che ha detto Conte sulla maglia: è importante arrivare allo stadio vestiti d'azzurro, conta il colpo d'occhio, è un modo di dimostrare il senso d'appartenenza, dovremmo farlo in tutti gli sport. Un modo per dirci che siamo italiani e crediamo in quello che facciamo". La partita con l'Irlanda a questo punto conta poco.
"Conta poco? Ditelo al mister. La vedo difficile, l'altro giorno ha cominciato a martellare che bisogna vincere anche la terza, e non sapeva ancora del risultato del Belgio. Ha ragione, abbassare la concentrazione e poi rialzarla non è facile, dobbiamo tenerla sempre alta, chiudere a 9 punti il gruppo sarebbe un'altra prova di carattere della Nazionale".
Le due vittorie in due gare cos'hanno cambiato in voi?
"Hanno aumentato la consapevolezza che quello che stiamo facendo è giusto, quando trovi conforto del lavoro nei risultati aumenta la fiducia e la voglia di osare". Ma lei ha licenza di spingersi in avanti per far gol?
"Spero prima o poi di beccare la porta, contro la Svezia ci sono andato vicino. Il mio è un lavoro oscuro, ma a me piace molto. Ho sempre pensato di alzare il mio limite, ogni volta vedo se posso fare un passo avanti, continuando a scoprire me stesso anche alla mia età, imparando dagli errori. Sono un trentunenne giovane". Verratti e Marchisio vi hanno fatto complimenti?
"Ci hanno mandato dei messaggi, certo. Dispiace non averli qui, sono due campioni importantissimi ma siamo orgogliosi di giocare anche per loro".