KIEV - Facce da duri, cuori orgogliosi, ma anche tanti piedi dolcissimi in questo spogliatoio di veri bastardi (da un bel pezzo) senza gloria. La Francia sorprende. E avrebbe voglia di farlo ancora. La Svezia è già fuori (''Ma giochiamo per l'onore'', dicono loro), oltrepassarla con qualche gol sarebbe un bel modo per finire il girone da numero uno. Questo era l'obiettivo minimo dichiarato di Laurent Blanc, che domani sera avrà proprio l'occasione di chiudere in testa, visto che dall'altra parte c'è da scommettere che dentro Inghilterra-Ucraina scorreranno un bel po' di andrenalina e di incertezze in più. Il ct francese, che contro la Svezia dovrebbe confermare il trio Menez-Nasri-Ribery dietro Benzema, stasera è soddisfatto per aver visto una Francia tutto gioco e carattere. Sbattere in terra l'Ucraina in casa sua, su quel tappeto d'erba fradicia, non è roba per tutti. Raffinatezze e sostanza: i blues hanno occhi cattivi e voglia di vendetta. La tragicommedia sudafricana ha segnato questo gruppo per sempre. Dalle risse di spogliatoio alle ridicole polemiche giocatori-Federazione-Domenech, che hanno trasformato la nazionale di Francia in una infinita lite condominiale.
Per Blanc è stata dura. E forse ancora lo è. La maledetta estate del 2010 ha tagliato le vie di comunicazione tra i francesi e la loro nazionale. Nasri segna e maledice i giornalisti cattivi. La storia funziona così e la pace sembra lontana. Dopo il tracollo sud africano si era parlato di rivoluzione, ma in realtà Blanc il riformista ha lavorato soprattutto di diplomazia, cercando di far coincidere la sua idea di un calcio vivo e divertente con una squadra che deve ancora misurarsi davvero con se stessa. ''Passiamo il girone e poi vediamo di cosa siamo capaci'' dice lui, che però già inizia a guardare i suoi con occhi diversi.
Tra i punti di forza, senza dubbio, la potenza creativa in fase d'attacco, dove spadroneggia la mitica annata '87, in parte figlia di quel clamoroso vivaio del Lione dove sono cresciuti talenti come Remy, Ben Arfa e, naturalmente, Benzema. Dell'87 anche Nasri e Menez. Insomma, tutti giovani ma neanche troppo. Gente di qualità finalmente sbocciata lungo stagioni importanti e vincenti: come l'esplosione di Benzema nel Real o il primo titolo di Nasri con la maglia del City. Di facce datate qui dentro non ne circolano tante. Quella di Ribery è la più vista in eurovisione. Una finale Champions persa col Bayern e un campionato da perdente vero. Ci sta che magari per lui la voglia di vendetta valga il doppio, se il carattere scontroso e incostante non lo manda in tilt. Il vecchio Mexes guida la difesa, forse il vero punto debole, anche se un solo gol subito in due partite dovrebbe far pensare bene. In questo passaggio a nord-est (una specie di viaggio interiore alla ricerca di se stessa) la vera forza della Francia sta nel fatto che sono davvero in pochi a credere in lei, squadra sempre predestinata e da una vita incompiuta. Da dodici anni questo gruppo non riesce a dominare. E forse la vera rivoluzione di Blanc più che in un ricambio inevitabile di uomini sta nel desiderio di trasformare la mentalità per unire la tecnica dei suoi pezzi forti al senso di partecipazione collettiva.
Il modulo tedesco e la paziente tecnica spagnola, ovvero i modelli del calcio continentale per convincono e, soprattutto, funzionano. E se i tedeschi si sono reinventati grazie a una nuova generazione multietnica, i francesi, che su quel fronte sono avanti da sempre, se la giocano sulla costruzione di talenti, con quei modelli di scuole calcio che gli stessi inglesi vorrebbero fotocopiare, esperienze (basti pensare a Claire Fontaine) che dal punto di vista statistico, per esempio, hanno fatto si che nel lunghissimo elenco di giocatori partecipanti alla Champions League la lista di quelli made in France fosse al primo posto.
Nel frattempo però Laurent Blanc continua a vivere in bilico. Sul suo futuro certezze neanche una. La Federazione, ancora in causa con l'imbarazzante Domenech, prende tempo e aspetta la fine di questo Europeo. Ma l'ex difensore non si preoccupa troppo della cosa. Dal Chelsea all'Inter, gli estimatori sono tanti e la sua strada non è mai deserta. Ora però c'è da dimostrare che la Francia è tornata. O, per lo meno, che sta tornando. La via del gioco sembra quella giusta e lo spettacolo, vedi le reti di Nasri e Menez, non manca. Chissà dove arriveranno i francesi con la faccia sporca. A casa loro la fiducia è davvero poca. E questa, di solito, è un'ottima premessa.
BLANC: "NON SOTTOVALUTIAMO LA SVEZIA" - "Più vai avanti più si sente la pressione. Devi essere in grado di gestire bene determinate situazioni. Questa è l'ultima partita della fase a gironi e per noi sarà una partita decisiva", ha spiegato Laurent Blanc. "Penso che siamo molto ben preparati dal punto di vista fisico. Stiamo anche migliorando tecnicamente. I giocatori sono tutti pronti, paura può arrivare se ci si prepara male alla partita. Dobbiamo essere consapevoli di ciò che dobbiamo raggiungere. Siamo stati molto felici dopo la partita contro l'Ucraina ed è giusto che sia così. Adesso giocheremo contro una squadra che non si è qualificata, ma che vorrà vincere ugualmente la sua ultima partita nel girone. Non dobbiamo sottovalutarli". Su quello che potrà essere l'andamento della partita, Blanc ha detto che dipenderà tutto dall'approccio. "Dipenderà da come scenderemo in campo - ha spiegato - certo dalla Svezia forse ci si sarebbe aspettato di più, ma per noi sarà ugualmente difficile affrontarli anche se sono già usciti dall'Europeo. La butteranno molto sul piano fisico. Hanno uno stile di gioco basato sulla forza nei contrasti. E hanno anche alcuni giocatori molto grandi fisicamente. Non dobbiamo aspettarci una squadra svedese già con la testa alle vacanze". A proposito della formazione, Blanc ha detto di avere ancora un dubbio. "Potrebbe esserci un rischio per Cabaye - ha detto - C'è un punto interrogativo su di lui quindi dovremo prendere una decisione solo domani. Forse rispetto alla partita contro l'Ucraina qualcosa potremmo cambiare".
Per Blanc è stata dura. E forse ancora lo è. La maledetta estate del 2010 ha tagliato le vie di comunicazione tra i francesi e la loro nazionale. Nasri segna e maledice i giornalisti cattivi. La storia funziona così e la pace sembra lontana. Dopo il tracollo sud africano si era parlato di rivoluzione, ma in realtà Blanc il riformista ha lavorato soprattutto di diplomazia, cercando di far coincidere la sua idea di un calcio vivo e divertente con una squadra che deve ancora misurarsi davvero con se stessa. ''Passiamo il girone e poi vediamo di cosa siamo capaci'' dice lui, che però già inizia a guardare i suoi con occhi diversi.
Tra i punti di forza, senza dubbio, la potenza creativa in fase d'attacco, dove spadroneggia la mitica annata '87, in parte figlia di quel clamoroso vivaio del Lione dove sono cresciuti talenti come Remy, Ben Arfa e, naturalmente, Benzema. Dell'87 anche Nasri e Menez. Insomma, tutti giovani ma neanche troppo. Gente di qualità finalmente sbocciata lungo stagioni importanti e vincenti: come l'esplosione di Benzema nel Real o il primo titolo di Nasri con la maglia del City. Di facce datate qui dentro non ne circolano tante. Quella di Ribery è la più vista in eurovisione. Una finale Champions persa col Bayern e un campionato da perdente vero. Ci sta che magari per lui la voglia di vendetta valga il doppio, se il carattere scontroso e incostante non lo manda in tilt. Il vecchio Mexes guida la difesa, forse il vero punto debole, anche se un solo gol subito in due partite dovrebbe far pensare bene. In questo passaggio a nord-est (una specie di viaggio interiore alla ricerca di se stessa) la vera forza della Francia sta nel fatto che sono davvero in pochi a credere in lei, squadra sempre predestinata e da una vita incompiuta. Da dodici anni questo gruppo non riesce a dominare. E forse la vera rivoluzione di Blanc più che in un ricambio inevitabile di uomini sta nel desiderio di trasformare la mentalità per unire la tecnica dei suoi pezzi forti al senso di partecipazione collettiva.
Il modulo tedesco e la paziente tecnica spagnola, ovvero i modelli del calcio continentale per convincono e, soprattutto, funzionano. E se i tedeschi si sono reinventati grazie a una nuova generazione multietnica, i francesi, che su quel fronte sono avanti da sempre, se la giocano sulla costruzione di talenti, con quei modelli di scuole calcio che gli stessi inglesi vorrebbero fotocopiare, esperienze (basti pensare a Claire Fontaine) che dal punto di vista statistico, per esempio, hanno fatto si che nel lunghissimo elenco di giocatori partecipanti alla Champions League la lista di quelli made in France fosse al primo posto.
Nel frattempo però Laurent Blanc continua a vivere in bilico. Sul suo futuro certezze neanche una. La Federazione, ancora in causa con l'imbarazzante Domenech, prende tempo e aspetta la fine di questo Europeo. Ma l'ex difensore non si preoccupa troppo della cosa. Dal Chelsea all'Inter, gli estimatori sono tanti e la sua strada non è mai deserta. Ora però c'è da dimostrare che la Francia è tornata. O, per lo meno, che sta tornando. La via del gioco sembra quella giusta e lo spettacolo, vedi le reti di Nasri e Menez, non manca. Chissà dove arriveranno i francesi con la faccia sporca. A casa loro la fiducia è davvero poca. E questa, di solito, è un'ottima premessa.
BLANC: "NON SOTTOVALUTIAMO LA SVEZIA" - "Più vai avanti più si sente la pressione. Devi essere in grado di gestire bene determinate situazioni. Questa è l'ultima partita della fase a gironi e per noi sarà una partita decisiva", ha spiegato Laurent Blanc. "Penso che siamo molto ben preparati dal punto di vista fisico. Stiamo anche migliorando tecnicamente. I giocatori sono tutti pronti, paura può arrivare se ci si prepara male alla partita. Dobbiamo essere consapevoli di ciò che dobbiamo raggiungere. Siamo stati molto felici dopo la partita contro l'Ucraina ed è giusto che sia così. Adesso giocheremo contro una squadra che non si è qualificata, ma che vorrà vincere ugualmente la sua ultima partita nel girone. Non dobbiamo sottovalutarli". Su quello che potrà essere l'andamento della partita, Blanc ha detto che dipenderà tutto dall'approccio. "Dipenderà da come scenderemo in campo - ha spiegato - certo dalla Svezia forse ci si sarebbe aspettato di più, ma per noi sarà ugualmente difficile affrontarli anche se sono già usciti dall'Europeo. La butteranno molto sul piano fisico. Hanno uno stile di gioco basato sulla forza nei contrasti. E hanno anche alcuni giocatori molto grandi fisicamente. Non dobbiamo aspettarci una squadra svedese già con la testa alle vacanze". A proposito della formazione, Blanc ha detto di avere ancora un dubbio. "Potrebbe esserci un rischio per Cabaye - ha detto - C'è un punto interrogativo su di lui quindi dovremo prendere una decisione solo domani. Forse rispetto alla partita contro l'Ucraina qualcosa potremmo cambiare".