GDYNIA - La totale e incondizionata fiducia dell'Irlanda intera nei confronti di Giovanni Trapattoni ha cominciato a vacillare, dopo che l'Eire è stata presa a sberle dalla Croazia. Perché ha giocato Given malgrado fosse evidente che non stesse bene?, si domandano a Dublino. Perché vengono sempre regolarmente esclusi i giovani, tipo il talentuoso McClean? Se se la cava in Premier League, perché non è buono per la Croazia? E perché l'Irlanda sa solo difendersi? Intanto, stavolta è il Trap che si deve difendere. "Given stava bene, è stato soltanto sfortunato", è la prima replica. "E tu, perché mi chiedi di McClean? Sei suo amico? Duff e McGeady non vanno più bene? In queste manifestazioni serve esperienza, i giovani vanno messi quando non sono sotto pressione. Questa è la squadra che ci ha permesso di arrivare fin qui, se la cambio lo faccio solo per ragioni importanti, non perché me lo dice un giornalista o un procuratore. E poi non voglio fare colpevoli: se escludessi qualcuno dopo la sconfitta con la Croazia, sembrerebbe che fosse l'unico ad avere sbagliato". In quanto al difensivismo, è una storia vecchia: "Ho un quaderno spesso così con tutti gli articoli che mi danno del catenacciaro. Ma io ho giocato con Platini, Boniek, Rossi e Bettega insieme, ho guidato squadra che hanno battuto il record di gol segnati, ho una nazionale che gioca con due attaccanti e due esterni offensivi: sarei un difensivista, io?".
L'Irlanda è delusa, e un po' perplessa. Teme che la partita con la Spagna si trasformi in una mattanza. "Ma io penso sempre alla finale di Champions League: il Bayern ha attaccato per settanta minuti e ha battuto settanta corner, ma poi ha vinto il Chelsea". Never say never, insomma, è il motto trapattoniano. Ma il Trap, malgrado le sue smentite, qualcosa dovrebbe comunque cambiare, togliendo una punta (il rozzo Doyle) e passando al 4-5-1: contro la Spagna sfornerà un catenaccio memorabile. "Mi aspetto che giochi Torres", dice. E forse lo preferirebbe: la sua presenza renderebbe in qualche modo più prevedibile il gioco spagnolo. "In quanto a noi, devo pensarci su. Ma in questi giorni valuterò soprattutto l'aspetto psicologico", perché la batosta con la Croazia è stata pesante e inattesa. Il Trap ne è uscito con dolore: ieri aveva ancora i lividi dello scontro con Mandzukic, che lo ha travolto mentre stava in piedi davanti alla panchina. Ed è arrabbiato perché a Poznan non riusciva a comunicare con i suoi uomini di fascia sinistra, travolti da Srna e Rakitic: la difficoltà con cui maneggia l'inglese è stato un grave handicap, questa volta. "Ma adesso bisogna pensare alla Spagna". Never say never.
L'Irlanda è delusa, e un po' perplessa. Teme che la partita con la Spagna si trasformi in una mattanza. "Ma io penso sempre alla finale di Champions League: il Bayern ha attaccato per settanta minuti e ha battuto settanta corner, ma poi ha vinto il Chelsea". Never say never, insomma, è il motto trapattoniano. Ma il Trap, malgrado le sue smentite, qualcosa dovrebbe comunque cambiare, togliendo una punta (il rozzo Doyle) e passando al 4-5-1: contro la Spagna sfornerà un catenaccio memorabile. "Mi aspetto che giochi Torres", dice. E forse lo preferirebbe: la sua presenza renderebbe in qualche modo più prevedibile il gioco spagnolo. "In quanto a noi, devo pensarci su. Ma in questi giorni valuterò soprattutto l'aspetto psicologico", perché la batosta con la Croazia è stata pesante e inattesa. Il Trap ne è uscito con dolore: ieri aveva ancora i lividi dello scontro con Mandzukic, che lo ha travolto mentre stava in piedi davanti alla panchina. Ed è arrabbiato perché a Poznan non riusciva a comunicare con i suoi uomini di fascia sinistra, travolti da Srna e Rakitic: la difficoltà con cui maneggia l'inglese è stato un grave handicap, questa volta. "Ma adesso bisogna pensare alla Spagna". Never say never.