GDYNIA - Il Trap non può farci cortesie. Magari a qualcun altro sì, ma a noi proprio no. "Se cambiassi cinque o sei giocatori e poi perdessi contro l'Italia, cosa mi direbbero? Che vi ho fatto un regalo, e non posso permettere un sospetto del genere. Il regolamento dice che ogni allenatore ha il dovere di schierare sempre la formazione migliore, quindi lo rispetterò. Farò al massimo un paio di cambi, ma non posso imbottire la squadra di riserve. È una questione di rispetto". Un giornalista irlandese, però, fa notare a Trapattoni che lui ha prima di tutto delle responsabilità verso l'Irlanda, non verso Spagna, Croazia e Italia. E che lanciare dei giovani può essere positivo per il calcio irlandese, e chi se ne importa degli altri. "Ma non posso farlo. Il nostro futuro comincerà dopo gli Europei, non lunedì. È anche giusto che questa partita la giochino quelli che ci hanno permesso di arrivare fin qui".
In quanto al biscotto, dobbiamo fidarci: "Non credo che Spagna-Croazia finirà 2-2. Avranno gli occhi di tutto il mondo addosso, mentre otto anni fa quegli occhi non c'erano". E ci fidiamo anche di Marco Tardelli, il vice del Trap: "Ma se anche finisse 2-2 come faremmo a dimostrare che sarebbe un risultato combinato? Comunque, io sono convinto di una cosa: se l'Italia farà cinque punti, passerà il turno". È una convinzione che rincuora, prima però che Tardelli la smorzi in fretta: "Il fatto è che non sono così sicuro che l'Italia arrivi a cinque". Perché accada, deve battere l'Irlanda: non è così scontato.
Il povero Trap, intanto, è finito nel tritacarne della critica irlandese. Lo ha attaccato Roy Keane, vecchio grande capitano e oggi allenatore, e lui ha risposto per le rime: "E' stato un grande giocatore, ma prima di parlare provi a fare bene il suo mestiere: non mi risulta che da tecnico stia riscuotendo grandi successi". Ma anche la stampa sembra che abbia dei conti da regolare. "Giovanni, lei è sicuro di essere l'uomo giusto per portare l'Irlanda ai prossimi ai mondiali?", domanda un cronista. E il Trap, sibilante: "Chi vi ha portato agli Europei dopo 24 anni? Comunque, è il popolo irlandese che decide, e mi sembra che abbia già deciso visto che l'altra sera ci ha applauditi anche quando perdevamo quattro a zero". Però le critiche non sono finite.
Trapattoni è accusato di essere troppo conservatore, di non aver lanciato i giovani e in particolare McClean. Lo tartassano perché ha scaricato tutte le responsabilità sui giocatori ("Hanno dimostrato di non essere pronti a livello psicologico per un evento così importante"), senza nessun cenno di autocritica. E in effetti, nel lungo confronto con la stampa dopo la sconfitta con la Spagna, il Trap non si è mai addossato colpe, limitandosi a uno scontato "è sempre il manager che ha la responsabilità dei risultati". La sua difesa è stata in realtà un accusa: "Che colpa ne ho se per due volte ci siamo trovato in svantaggio dopo pochissimi minuti e sempre per errori nostri? Con la Spagna avevamo un piano, ma è saltato subito. Eppure abbiamo retto, all'intervallo eravamo ancora sotto di un solo gol. Non dimenticatevi che molti di questi giocatori non sono titolari dei loro club, e che la Premier League non è un campionato d'Europa. Voi vi ricordate di un'altra grande generazione di irlandesi (quella guidata negli anni Novanta da Jack Charlton, con campioni come Hougthon, Whelan, Stapleton, Cascarino, Roy Keane, Bonner, Aldridge, Sheedy, ndr) che non è paragonabile a questa".
In effetti, il livello medio della Nazionale del Trap è piuttosto modesto, gli irlandesi giocano quasi tutti in Premier League ma generalmente in club di bassi livello, e non tutti come titolari fissi. Qui, poi, hanno clamorosamente toppato due dei calciatori più rinomati, il portiere Given e l'ala Duff, senza contare le topiche di Dunne e Ward. Contro di noi si chiuderà un ciclo, e all'ultima puntata nessuno vuole fare regali.
In quanto al biscotto, dobbiamo fidarci: "Non credo che Spagna-Croazia finirà 2-2. Avranno gli occhi di tutto il mondo addosso, mentre otto anni fa quegli occhi non c'erano". E ci fidiamo anche di Marco Tardelli, il vice del Trap: "Ma se anche finisse 2-2 come faremmo a dimostrare che sarebbe un risultato combinato? Comunque, io sono convinto di una cosa: se l'Italia farà cinque punti, passerà il turno". È una convinzione che rincuora, prima però che Tardelli la smorzi in fretta: "Il fatto è che non sono così sicuro che l'Italia arrivi a cinque". Perché accada, deve battere l'Irlanda: non è così scontato.
Il povero Trap, intanto, è finito nel tritacarne della critica irlandese. Lo ha attaccato Roy Keane, vecchio grande capitano e oggi allenatore, e lui ha risposto per le rime: "E' stato un grande giocatore, ma prima di parlare provi a fare bene il suo mestiere: non mi risulta che da tecnico stia riscuotendo grandi successi". Ma anche la stampa sembra che abbia dei conti da regolare. "Giovanni, lei è sicuro di essere l'uomo giusto per portare l'Irlanda ai prossimi ai mondiali?", domanda un cronista. E il Trap, sibilante: "Chi vi ha portato agli Europei dopo 24 anni? Comunque, è il popolo irlandese che decide, e mi sembra che abbia già deciso visto che l'altra sera ci ha applauditi anche quando perdevamo quattro a zero". Però le critiche non sono finite.
Trapattoni è accusato di essere troppo conservatore, di non aver lanciato i giovani e in particolare McClean. Lo tartassano perché ha scaricato tutte le responsabilità sui giocatori ("Hanno dimostrato di non essere pronti a livello psicologico per un evento così importante"), senza nessun cenno di autocritica. E in effetti, nel lungo confronto con la stampa dopo la sconfitta con la Spagna, il Trap non si è mai addossato colpe, limitandosi a uno scontato "è sempre il manager che ha la responsabilità dei risultati". La sua difesa è stata in realtà un accusa: "Che colpa ne ho se per due volte ci siamo trovato in svantaggio dopo pochissimi minuti e sempre per errori nostri? Con la Spagna avevamo un piano, ma è saltato subito. Eppure abbiamo retto, all'intervallo eravamo ancora sotto di un solo gol. Non dimenticatevi che molti di questi giocatori non sono titolari dei loro club, e che la Premier League non è un campionato d'Europa. Voi vi ricordate di un'altra grande generazione di irlandesi (quella guidata negli anni Novanta da Jack Charlton, con campioni come Hougthon, Whelan, Stapleton, Cascarino, Roy Keane, Bonner, Aldridge, Sheedy, ndr) che non è paragonabile a questa".
In effetti, il livello medio della Nazionale del Trap è piuttosto modesto, gli irlandesi giocano quasi tutti in Premier League ma generalmente in club di bassi livello, e non tutti come titolari fissi. Qui, poi, hanno clamorosamente toppato due dei calciatori più rinomati, il portiere Given e l'ala Duff, senza contare le topiche di Dunne e Ward. Contro di noi si chiuderà un ciclo, e all'ultima puntata nessuno vuole fare regali.