CRACOVIA - La domanda è questa: adesso che Balotelli ha segnato, lo spogliatoio gli darà un'altra chance? La scena finale di una settimana difficile per SuperMario è quella del dopo gol contro l'Irlanda, la mette dentro in rovesciata e poi pronuncia qualcosa che non si capisce, Bonucci corre e gli tappa la bocca. Il difensore dirà che lo ha fatto perché Mario è un impulsivo, la sensazione è però quella che l'attaccante del City si stesse sfogando un po' con tutti per questi ultimi giorni in cui si è sentito isolato dal gruppo.
I fattori sono più di uno: prima di tutto ogni cosa che fa SuperMario diventa un caso. Sembra esserci nato, al centro dell'attenzione. Prandelli gli ha dato una possibilità che lui nelle prime due partite non è riuscito a ricambiare a pieno. Sopra la sua testa, dal gossip (Mario a passeggio con la nuova fiamma) ai titoli dei giornali (Mario che non matura), è cominciata a calare una pressione sempre più forte.
Pressione che sembra essere scivolata pian piano tutta in quel ginocchio destro: sempre qualche problemino, sempre a finire gli allenamenti prima Mario, col suo fare ciondolante in campo. Prandelli lo ha elogiato prima della Croazia "si sta allenando bene, è concentrato" ma alla vigilia della gara contro l'Irlanda qualcosa è cambiato. Qualcuno nello spogliatoio - vuoi per fatti tattici, vuoi per altri privati - ha cominciato a lanciare segnali al mister che Di Natale davanti dal primo minuto sarebbe stato meglio. Totò crea più profondità, Totò è più affidabile. E così Balotelli, ufficialmente per via di quel ginocchio biricchino, si è accomodato in panchina. Dentro di lui la rabbia, quella esplosa al 90' quando l'ha messa dentro in semi rovesciata.
I sintomi di quel nervosismo si erano già intravisti alla vigilia del match: aveva saltato in fretta e furia la mix zone passando da un altro corridoio. Testa bassa e poi fuori, dal pullman, a discutere animatamente prima al telefonino e poi con Di Natale. Anche ieri sera, dopo il gol, lo sguardo di Mario era quello di uno che ha finalmente segnato, ma si deve ancora sfogare completamente. Cappellino all'indietro, pochette fra le mani, solite cuffione per ascoltare la musica e chiudersi fuori dal mondo, Mario è scheggiato nuovamente fra i corridoi dello stadio, nemmeno un autografo a due ragazzine che l'hanno supplicato. "Crazy boy, crazy boy" hanno commentato la scena alcuni giornalisti irlandesi. Ed è proprio su quella etichetta, "crazy", Mario il "pazzo che non lo tieni", che sta lavorando Prandelli, non solo un mister, ma anche un tutor. Per l'armonia della squadra dovrà decidergli se affidargli nuovamente una chance e se lo spogliatoio, quello che si è messo di traverso, sarà con lui.
I fattori sono più di uno: prima di tutto ogni cosa che fa SuperMario diventa un caso. Sembra esserci nato, al centro dell'attenzione. Prandelli gli ha dato una possibilità che lui nelle prime due partite non è riuscito a ricambiare a pieno. Sopra la sua testa, dal gossip (Mario a passeggio con la nuova fiamma) ai titoli dei giornali (Mario che non matura), è cominciata a calare una pressione sempre più forte.
Pressione che sembra essere scivolata pian piano tutta in quel ginocchio destro: sempre qualche problemino, sempre a finire gli allenamenti prima Mario, col suo fare ciondolante in campo. Prandelli lo ha elogiato prima della Croazia "si sta allenando bene, è concentrato" ma alla vigilia della gara contro l'Irlanda qualcosa è cambiato. Qualcuno nello spogliatoio - vuoi per fatti tattici, vuoi per altri privati - ha cominciato a lanciare segnali al mister che Di Natale davanti dal primo minuto sarebbe stato meglio. Totò crea più profondità, Totò è più affidabile. E così Balotelli, ufficialmente per via di quel ginocchio biricchino, si è accomodato in panchina. Dentro di lui la rabbia, quella esplosa al 90' quando l'ha messa dentro in semi rovesciata.
I sintomi di quel nervosismo si erano già intravisti alla vigilia del match: aveva saltato in fretta e furia la mix zone passando da un altro corridoio. Testa bassa e poi fuori, dal pullman, a discutere animatamente prima al telefonino e poi con Di Natale. Anche ieri sera, dopo il gol, lo sguardo di Mario era quello di uno che ha finalmente segnato, ma si deve ancora sfogare completamente. Cappellino all'indietro, pochette fra le mani, solite cuffione per ascoltare la musica e chiudersi fuori dal mondo, Mario è scheggiato nuovamente fra i corridoi dello stadio, nemmeno un autografo a due ragazzine che l'hanno supplicato. "Crazy boy, crazy boy" hanno commentato la scena alcuni giornalisti irlandesi. Ed è proprio su quella etichetta, "crazy", Mario il "pazzo che non lo tieni", che sta lavorando Prandelli, non solo un mister, ma anche un tutor. Per l'armonia della squadra dovrà decidergli se affidargli nuovamente una chance e se lo spogliatoio, quello che si è messo di traverso, sarà con lui.