GNIEWINO – La storia non è nuova ma di quando in quando riaffiora, e racconta di come la Roja sia divisa in due: madridisti da una parte e barcellonisti dall’altra, perché questo è sempre successo in un secolo di calcio spagnolo e perché così è in fondo la Spagna, che gravita attorno ai centralisti della capitale oppure attorno agli indipendentisti catalani. La cesura si era suturata quattro anni fa in Austria grazie al grande lavoro diplomatico del cittì Luis Aragones, portando a una comunione (di interessi, ma anche di spiriti) che è stata alla base del titolo europeo del 2008 e poi di quello mondiale del 2010. Questo prima che su Madrid piombasse Mourinho, il quale ha ostinatamente scucito i punti di sutura: con lui, Real e Barça hanno ripreso a darsele, e a dirsele. Lo scorso anno Casillas, capitano di Madrid ma anche della nazionale, ha dovuto organizzare una cena della pace con la vecchia guardia del Barcellona (Xavi, Iniesta, Puyol) per ripristinare la pace. Che regge, bisogna dirlo, ma i tifosi spagnoli temono che alle prime difficoltà concrete possa riaprirsi il cratere, anche perché nella rosa manca un elemento carismatico, e apprezzato da ogni parte, come Puyol. Del Bosque, uomo di estrazione madridista, è stato bravissimo a riconoscere a quelli del Barcellona una sorta di primogenitura, costruendo la nazionale attorno a loro e importando nella selezione l’impronta del calcio di Guardiola, rimanendo nel solco di Aragones. Quelli del Real (Xabi Alonso, che è un tipo pacato, Arbeloa, il saggio Casillas e il più eccitabile Sergio Ramos) si sono adattati, ma un po’ di ruggine affiora sempre. «Siamo qui per un obiettivo comune», ha detto stamattina il terzino madridista Arbeloa. «Se c’è qualche distanza, cercheremo di limarla». Ecco: il fatto stesso che si debba fare uno sforzo per rimanere uniti può minare l’unità. D’altronde, la settimana scorsa era stato Xavi Hernandez e riaccendere la polemica: «Quest’anno, noi ci siamo congratulati con il Real Madrid per il loro successo nella Liga. Ma loro, in passato, non avevano fatto altrettanto. Siamo stati rispettosi delle loro vittorie in campionato e in coppa, ma mi resta la sensazione che lo stesso non fosse successo, a parti invertite, l’anno prima». Mourinho è però lontano, quindi in teoria non ci sono elementi di disturbo. Ma i tifosi spagnoli temono che una sconfitta con l’Italia scatenerebbe le divisioni.
Spagna
Mourinho ha spaccato la Roja
dall'inviato EMANUELE GAMBALa pace tra giocatori del Real Madroid e del Barça ha portato Europeo e mondiale: con l'arrivo del tecnico portoghese sono tornate le rivalità
GNIEWINO – La storia non è nuova ma di quando in quando riaffiora, e racconta di come la Roja sia divisa in due: madridisti da una parte e barcellonisti dall’altra, perché questo è sempre successo in un secolo di calcio spagnolo e perché così è in fondo la Spagna, che gravita attorno ai centralisti della capitale oppure attorno agli indipendentisti catalani. La cesura si era suturata quattro anni fa in Austria grazie al grande lavoro diplomatico del cittì Luis Aragones, portando a una comunione (di interessi, ma anche di spiriti) che è stata alla base del titolo europeo del 2008 e poi di quello mondiale del 2010. Questo prima che su Madrid piombasse Mourinho, il quale ha ostinatamente scucito i punti di sutura: con lui, Real e Barça hanno ripreso a darsele, e a dirsele. Lo scorso anno Casillas, capitano di Madrid ma anche della nazionale, ha dovuto organizzare una cena della pace con la vecchia guardia del Barcellona (Xavi, Iniesta, Puyol) per ripristinare la pace. Che regge, bisogna dirlo, ma i tifosi spagnoli temono che alle prime difficoltà concrete possa riaprirsi il cratere, anche perché nella rosa manca un elemento carismatico, e apprezzato da ogni parte, come Puyol. Del Bosque, uomo di estrazione madridista, è stato bravissimo a riconoscere a quelli del Barcellona una sorta di primogenitura, costruendo la nazionale attorno a loro e importando nella selezione l’impronta del calcio di Guardiola, rimanendo nel solco di Aragones. Quelli del Real (Xabi Alonso, che è un tipo pacato, Arbeloa, il saggio Casillas e il più eccitabile Sergio Ramos) si sono adattati, ma un po’ di ruggine affiora sempre. «Siamo qui per un obiettivo comune», ha detto stamattina il terzino madridista Arbeloa. «Se c’è qualche distanza, cercheremo di limarla». Ecco: il fatto stesso che si debba fare uno sforzo per rimanere uniti può minare l’unità. D’altronde, la settimana scorsa era stato Xavi Hernandez e riaccendere la polemica: «Quest’anno, noi ci siamo congratulati con il Real Madrid per il loro successo nella Liga. Ma loro, in passato, non avevano fatto altrettanto. Siamo stati rispettosi delle loro vittorie in campionato e in coppa, ma mi resta la sensazione che lo stesso non fosse successo, a parti invertite, l’anno prima». Mourinho è però lontano, quindi in teoria non ci sono elementi di disturbo. Ma i tifosi spagnoli temono che una sconfitta con l’Italia scatenerebbe le divisioni.