GNIEWINO - Anche la Spagna della perfezione ha dei dubbi, che si risolvono in una domanda: con il nueve o senza? Il nueve (il nove) è il modo in cui gli spagnoli chiamano il centravanti, unico vero punto debole di una selezione che altrimenti non ne avrebbe. Il grave infortunio di Villa - il più prolifico cannoniere nella storia della Roja, per la quale ha segnato 51 reti - ha tolto una sicurezza e aperto una voragine, al punto che esiste l'ipotesi di non provare nemmeno a colmarla e di giocare, per l'appunto, sin nueve, senza il nove ma con un centravanti civetta, un po' come capita nel Barcellona dove Messi fa di tutto (e Villa, fin che stava bene, l'ala sinistra) tranne che stazionare in area di rigore.
I possibili piccoli Messi sarebbero due, il magnifico David Silva, che ha trascinato al titolo il City, e il poliedrico Fabregas, che però non è del tutto in salute e contro l'Italia finirà per andare al massimo in panchina, suggerendo a Del Bosque la soluzione più tradizionale, quella che preveda una punta-punta, ovvero Fernando Torres. L'idea di giocare senza centravanti è venuta perché non ce n'è uno realmente affidabile. Negredo è un semi-debuttante, con la maglia rossa è apparso appena dieci volte in tre anni e se ne teme l'emotività. Il solido Llorente, generalmente usato a partita in corso, è spossato da una stagione infinita con l'Atlethic Bilbao, con cui ha giocato (e perso) le finali di Europa League e Copa del Re: pare sia stanchissimo, e ha pure un po' di mal di schiena. Resta Torres, l'uomo che quattro anni fa decise l'Europeo ma che da un paio di stagioni, cioè da quando è passato dal Liverpool al Chelsea, è diventato la controfigura di se stesso, al punto che la sua convocazione è stata in bilico fino all'ultimo.
Però ha finito vincendo (da riserva di Drogba) la Champions League e nelle ultime amichevoli ha fatto piuttosto bene convincendo Del Bosque, che contro l'Italia dovrebbe dunque scegliere la Spagna con il nueve, e il nueve sarebbe lui. "Siamo pronti a giocare in diverse maniere", dice Juan Mata, l'ala del Chelsea. "La nostra forza è che possono segnare in tanti, non solo gli attaccanti". Domenica, la Spagna dovrebbe dunque sfidare gli azzurri con il 4-2-3-1: Casillas in porta, Arbeloa-Sergio Ramos- Piquè-Jordi Alba in difesa, Xabi Alonso e Busquet in mediana, Xavi, Iniesta e Silva alle spalle del centravanti.
I possibili piccoli Messi sarebbero due, il magnifico David Silva, che ha trascinato al titolo il City, e il poliedrico Fabregas, che però non è del tutto in salute e contro l'Italia finirà per andare al massimo in panchina, suggerendo a Del Bosque la soluzione più tradizionale, quella che preveda una punta-punta, ovvero Fernando Torres. L'idea di giocare senza centravanti è venuta perché non ce n'è uno realmente affidabile. Negredo è un semi-debuttante, con la maglia rossa è apparso appena dieci volte in tre anni e se ne teme l'emotività. Il solido Llorente, generalmente usato a partita in corso, è spossato da una stagione infinita con l'Atlethic Bilbao, con cui ha giocato (e perso) le finali di Europa League e Copa del Re: pare sia stanchissimo, e ha pure un po' di mal di schiena. Resta Torres, l'uomo che quattro anni fa decise l'Europeo ma che da un paio di stagioni, cioè da quando è passato dal Liverpool al Chelsea, è diventato la controfigura di se stesso, al punto che la sua convocazione è stata in bilico fino all'ultimo.
Però ha finito vincendo (da riserva di Drogba) la Champions League e nelle ultime amichevoli ha fatto piuttosto bene convincendo Del Bosque, che contro l'Italia dovrebbe dunque scegliere la Spagna con il nueve, e il nueve sarebbe lui. "Siamo pronti a giocare in diverse maniere", dice Juan Mata, l'ala del Chelsea. "La nostra forza è che possono segnare in tanti, non solo gli attaccanti". Domenica, la Spagna dovrebbe dunque sfidare gli azzurri con il 4-2-3-1: Casillas in porta, Arbeloa-Sergio Ramos- Piquè-Jordi Alba in difesa, Xabi Alonso e Busquet in mediana, Xavi, Iniesta e Silva alle spalle del centravanti.