Ucraina

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Sheva vuole lasciare il segno
Poi Stati Uniti o l'addio

Quella contro l'Inghilterra (vittoria o eliminazione) sarà forse l'ultima partita dell'ex attaccante rossonero, che sicuramente chiuderà l'avventura con la nazionale del suo paese, dopo 16 anni e 48 gol in 110 partite. Nel prossimo futuro ancora un anno negli Usa oppure il ritorno al Chelsea del suo amico Abramovich ma da dirigente
dall'inviato ANDREA SORRENTINO

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DONETSK - E' l'ultima notte di Andriy Shevchenko? Sarà il suo addio al calcio professionistico, dopo un'epopea durata diciotto anni? E ripenserà, nel caso, al fatto che la sua carriera iniziò con Ian Rush ed è terminata con Wayne Rooney? Possibile, anzi probabile che questa sia l'ultima notte di Sheva. L'Ucraina ha a disposizione un solo risultato contro l'Inghilterra, ed è la vittoria. Col pareggio o con la sconfitta sarebbe eliminazione, e con l'eliminazione si chiuderebbe il sipario sulla magnifica carriera di Sheva, cui rimarrebbero due opzioni: giocare ancora un anno nel campionato statunitense, oppure tornare al Chelsea, dove c'è l'amico Abramovich, ma con un ruolo da dirigente, o da team manager al fianco di Roberto Di Matteo. Ma a tutto questo Sheva non ha pensato nella sua vigilia, perché ha dovuto combattere con un dolore al ginocchio sinistro che ne mette in dubbio l'impiego, e la riserva verrà sciolta solo a poche ore dalla partita.

Ma l'Ucraina si affida a lui per superare gli inglesi. E' il più grande giocatore ucraino di sempre, superiore anche al suo attuale ct Blokhin. Ha segnato 48 gol in 110 partite in nazionale, abbracciando un periodo di tempo infinito: primo gol 16 anni fa, gli ultimi due la settimana scorsa contro la Svezia, quando ha fatto venire giù l'Oliympiyski di Kiev con quella doppietta nella ripresa. Ora Sheva è anziano (a settembre fanno 36 anni), stanco, pieno di dolori e di acciacchi, ma non vuole e non può mancare in quello che potrebbe essere il suo saluto alla nazionale, il passo d'addio. E avrebbe anche un senso chiudere contro gli inglesi, perché fu proprio nel Regno Unito che la carriera di Shevchenko prese in qualche modo il via, quando Andriy era ancora un bambino di 14 anni che partecipava con l'under 16 della Dinamo Kiev a un torneo giovanile in Galles, nella città di Aberystwyth. Anche se era il più piccolo di tutti, Sheva fu il capocannoniere del torneo e fu eletto miglior giocatore in assoluto. Testimone del torneo fu Ian Rush, che alla fine regalò al piccolo Sheva un paio di scarpe da calcio, bellissime e di marca. "Le indossai fino a quando il mio piede crebbe al punto di sfondare il cuoio... Non le volevo lasciare, rattoppai i buchi per mesi perché erano troppo belle e costose, non avrei mai potuto permettermene un altro paio", ricordò anni dopo Andriy, quando incontrò Ian Rush negli spogliatoi prima di un Newcastle-Dinamo Kiev di Champions League.

Quello era già lo Sheva adulto, o lanciato verso i suoi trionfi: l'affermazione internazionale con la Dinamo Kiev di Lobanovski (con una famosa tripletta al Camp Nou), lo sbarco in Italia, i 175 gol in sette anni di Milan, la Champions League vinta a Manchester, tutto. Ora tutto è alle spalle, Sheva osserva il suo passato e spera di prolungarlo di qualche giorno ancora, spera che contro l'Inghilterra accada il miracolo. Perché di qualcosa di molto simile si tratterebbe: battere l'Inghilterra sembra un'impresa superiore ai limiti di questa Ucraina, debolissima in difesa e con non molto altro talento dal centrocampo in su. A meno che Sheva non tiri fuori un'altra notte delle sue, spuntando dal nulla in mezzo all'area e trovando la porta con quelle sue incursioni potenti e nitide, inattese per tutti tranne che per lui. Altrimenti sarà addio, ma sarà stato bello lo stesso.