Cannes 2015

L'INTERVISTA

Cannes, Vincent Lindon: "Che calvario la vita al tempo della crisi"

Parla l'attore francese che già si candida alla vittoria come protagonista di "La loi du marché" di Stéphane Brizé, in concorso il 18 maggio

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PARIGI - Tra le voci che in questi giorni si rincorrono nell'ambiente cinematografico parigino ce n'è una che già vorrebbe in mano a Vincent Lindon la Palma del migliore attore a Cannes. Ma dirlo porta male, e l'attore accenna un gesto scaramantico che per educazione non concluderà. Così è Vincent Lindon, erede di una tradizione cinematografica francese  -  da Jean Gabin a Belmondo  -  piena di duri dal cuore d'oro, di gangster con pistole caricate a salve, di seduttori sedotti. Affezionato ai ruoli di uomini qualunque, l'attore è protagonista di La loi du marché, la legge del mercato, di Stéphane Brizé in concorso al Festival il 18 maggio. Lindon è Thierry, un uomo di 51 anni che dopo quasi due di disoccupazione accetta un lavoro che lo disgusta. "Il film racconta la trafila, il calvario direi, che un operaio deve subire per ritrovare un posto nella società" dice Lindon, in un caffè vicino a Saint-Germain, quartiere dal quale difficilmente si allontana.

Un calvario fatto di uffici di collocamento?
"Fatto di banche che ti propongono di vendere la casa, che è l'unica cosa che hai, il solo punto fermo che ti è rimasto. Un calvario fatto di inutili interviste di lavoro via skype, di incontri con altri disoccupati più giovani che ti fanno sentire completamente fuori posto".

La loi du marché è un film politico?
"Non è in questo spirito che l'abbiamo realizzato. Non è detto che mostrando la vita di persone che lottano per la sopravvivenza si faccia un film politico. Il regista non impone un punto di vista agli spettatori, non vuole convincerli di nulla. È la politica a dire come e cosa devi pensare. Ma, chi ha visto il film, mi ha detto che gli ha ricordato di essere di sinistra. La loi du marché parla della dignità della classe operaia".

La scelgono spesso per ruoli popolari...
"Finisco io la frase: ... lei, nato nell'alta borghesia letteraria e di sinistra. Mi fanno spesso questa domanda. Rispondo che non ero in mezzo ai miei genitori quando mi hanno concepito e che, come tutti, non ho scelto il mio destino. Posso però dire che da personaggi lontani dal mio modo di essere imparo sempre. Con loro faccio un patto: io porto delle cose, loro me ne danno altre. Se in cambio non mi arriva nulla allora non è stato un buon affare".

È arrivato qualcosa di buono da Thierry?
"Per un mese sono stato lui, che ha un altro ritmo. Thierry ha sangue freddo, ha coraggio, resistenza. Non è come me: lui non esplode mai, e avrebbe motivo per farlo in ogni scena del film".

Durissimo per lei impersonarlo, allora.
"Al contrario. Quando un uomo passionale e ipercinetico come me deve restare immobile senza potere dire quello che pensa, c'è una tale violenza nel suo sguardo che recitarla è facile. È una violenza spontanea, istintiva".

In La loi du marché lei è l'unico attore professionista. Gli altri, reclutati da una impavida casting, sono persone che nella vita fanno i mestieri del film: cassiere, bancari, agenti alla sicurezza, impiegati dell'ufficio di collocamento. Il capo operatore ha poco più di 30 anni e viene dal documentario. Questo neoneorealismo è adatto alla finzione?
"Molto adatto, in questo caso. Il film di Brizé non è un documentario. È più cinema del cinema. Anche se racconta la realtà. Secondo me una delle scene più forti del film è quella in cui Thierry e sua moglie cercano di vendere a un'altra coppia la loro mobile home in un campeggio sulla spiaggia. È una scena lunga, una discussione animata tra i due uomini: uno chiede 7000 euro, l'altro gliene vuole dare 6000. Thierry ha bisogno di quel denaro, ma non mollerà, non venderà la sua casa per mille euro di meno. Non perderà la dignità. Le due coppie si somigliano. "È una battaglia tra poveri" mi ha detto un amico. È come nelle loro vite: i padroni dividono per meglio regnare".

Thierry finirà come impiegato alla sicurezza di un grande magazzino: dovrà acciuffare i ladruncoli e controllare anche che gli impiegati non rubino. Altra guerra fra poveri?
"Un mestiere terribile. Prima delle riprese mi sono preparato al ruolo: ho lavorato con gli addetti al controllo di un supermercato. Ho visto persone anziane rubare cose da neanche due euro. È stata un'esperienza straziante".