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Cannes, la giurata Valeria Golino: "Sarò inflessibile, anche se qui conosco proprio tutti"

L'attrice voterà la Palma e presenterà al "Certain Regard" il film prodotto con Scamarcio e i Dardenne
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CANNES - Valeria  Golino apre la porta avvolta in un accappatoio bianco, i piedi nudi, i ricci all’aria. La suite in cui la giurata italiana alloggerà per due settimane affaccia sulla Croisette. «Questo posto non ha la bellezza metafisica di Venezia, ma si respira un’energia che ti mette allegria. È come una promessa».
 
Com’è nata l’avventura da giurata?
Il ricordo più bello?
«Con Respiro. Vinse la Semaine.C’ero affezionata, c’era un’aria di festa. Alla fine quando stai veramente bene? Quando vinci. Sono venuta con Miele da regista, ma ero troppo tesa e non mi sono goduta il momento».

Poi è stato un successo. È più difficile preparare il secondo?
«Un po’ di paura c’è. E poi ho dovuto trovare qualcosa che valesse l’impegno di tre anni di vita. Ora stiamo scrivendo, con Valia Santella e Francesca Marciano. &Eg…
CANNES - Valeria  Golino apre la porta avvolta in un accappatoio bianco, i piedi nudi, i ricci all’aria. La suite in cui la giurata italiana alloggerà per due settimane affaccia sulla Croisette. «Questo posto non ha la bellezza metafisica di Venezia, ma si respira un’energia che ti mette allegria. È come una promessa».
 
Com’è nata l’avventura da giurata?
Il ricordo più bello?
«Con Respiro. Vinse la Semaine.C’ero affezionata, c’era un’aria di festa. Alla fine quando stai veramente bene? Quando vinci. Sono venuta con Miele da regista, ma ero troppo tesa e non mi sono goduta il momento».

Poi è stato un successo. È più difficile preparare il secondo?
«Un po’ di paura c’è. E poi ho dovuto trovare qualcosa che valesse l’impegno di tre anni di vita. Ora stiamo scrivendo, con Valia Santella e Francesca Marciano. È la storia familiare di due fratelli. Rispetto a Miele vorrei un film più euforico, a tratti buffo».
 
Da produttrice porta Pericle il Nero, film fortemente voluto da Riccardo Scamarcio.
«Sì. I diritti li aveva Abel Ferrara, avrebbero dovuto farlo insieme poi il progetto saltò. Riccardo è andato dall’autore del romanzo Giuseppe Ferrandino: dopo tutte le peripezie aveva dubbi, poi si è convinto. Una sera ne abbiamo parlato con il nostro amico Stefano Mordini, siamo rimasti colpiti dalle sue intuizioni, l’idea del cambio di ambientazione da Napoli a Liegi. Tornando a casa con Riccardo, ci siamo detti che Stefano era la persona giusta. Ha trasformato il libro in un noir meno pulp e più esistenziale. È stato bello co-produrre il film con i fratelli Dardenne, lavorare con parte della loro troupe».

I Dardenne sono in concorso, come altri suoi amici. Conflitto di interessi?
«Con Sean Penn siamo venuti alla Quinzaine con Lupo solitario, il suo primo film. Valeria Bruni Tedeschi, una delle mie amiche più care, è nel film di Dumont. Ma sarò inflessibile».

Nel 2015 con Valeria eravate qui a consegnare un premio.
«Valeria è l’unica persona al mondo che riesca a farmi fare ciò che vuole. L’anno scorso ci eravamo preparate per cerimonia, cena e festa. Poi Valeria incontra al Palais qualcuno che non vuole vedere, così subito dopo i premi mi trascina via. Abbiamo fatto le valige, saltato la cena, ci siamo fatte prestare piumoni e cuscini. Mi ha messo in un furgone perché doveva essere al mattino dopo a Roma. Mi sono tolta i tacchi e messa i calzini. Siamo andate via come due ladre, senza avvertire nessuno, mentre tutti ci aspettavano. Ma lei aveva un motivo, io no. Sul pulmino brontolava tanto che le ho ceduto il posto dietro: alle sette doveva esser sul set di La pazza gioia... ».

Tornando al suo ruolo di giurata. Sarà combattiva?
«A un festival di Locarno, ero giurata, una collega cinese quando capì che non prendevamo in considerazione il film cinese per nessun premio non mollò, pianse, supplicò perché gli dessimo almeno una menzione. “Se questo ragazzo torna senza un premio lo arrestano”. Nel dubbio glielo demmo. A Marrakesh Guillaume Canet per far vincere Sideways si mise in piedi sul tavolo urlando “se non diamo un premio a questo film siamo pazzi”. Bisogna anche esporsi, stavolta voglio seguire quel che sento fino in fondo».

Che requisiti deve avere un film da Palma d’oro? Essere impegnato, piacere al pubblico...
«Nessuna delle due. Mi deve piacere. Poi ci può esser il caso di un film bello e attuale come Fuocoammare.Non deve essere necessariamente accessibile: penso al Leone d’oro Ti guardo, ostico, ma con un’idea straordinaria. Ecco, un film da premio deve avere una personalità, un punto di vista forte».

Con Per amor vostro ha vinto la Coppa Volpi, non il David.
«Se credo che avrei dovuto vincerlo? Sì. Ma poi mi ha fatto piacere per quella ragazza, Ilenia Pastorelli, perché era troppo dolce, così emozionata, dietro le quinte. Mi sono arrabbiata con la scaletta malefica di una serata peraltro bella: mi hanno chiamata a dare un premio subito dopo l’annuncio che non avevo vinto, sono salita sul palco ancora con quell’arietta frastornata della sconfitta...».

Emotiva?
«Sì».

Quando in strada un tizio si è messo a riprenderla col telefonino è stata ferma e gentile.
«Abitudine. Che poi va a ondate. Da quando sto con Riccardo anch’io ho subito indirettamente la sua popolarità. Gli ultimi tre mesi sono stati di nuovo duri, causa falsi scoop. Giornali che malgrado la smentita sono andati avanti, non credo in buona fede. Attendo la fine imminente, con pazienza, di questi rimasugli di vecchio gossip. Almeno ci spero ».