A Cannes arriva un gigante, ma non è quello di Spielberg
Nel giorno di "Il grande gigante gentile", il nuovo film di Steven Spielberg, un "gigante" sfila sul red carpet ma con Spielberg non ha niente a che fare. E' uno dei "protagonisti" di "Toni Erdmann", finora il film più applaudito in concorso. Diretto dalla regista tedesca Maren Ade, è anche il film che ha fatto più ridere nonostante la durata da maratona, 162 minuti. Una commedia con qualche accento drammatico che vuol dimostrare una cosa semplice: ridere toglie di mezzo la depressione. La storia? Ines (l'attrice Sandra Huller) è una bella e algida quarantenne, donna in carriera che pensa solo a se stessa, che vive a Bucarest dove lavora per una compagnia internazionale. Il padre, Winfried (Peter Simonischek), è un uomo in pensione di tutt'altra pasta. Ama scherzare e fare il buffone. Così quando va trovare la figlia per un weekend inizia a tempestarla di scherzi. Ines non apprezza più di tanto queste goliardate con tanto di travestimento, anche per il carattere troppo buffonesco delle gag (denti finti e parrucca), ma il padre non rinuncia. E' il suo modo di amare la figlia. E così decide di restare a Bucarest e diventare appunto un personaggio che non esiste: Toni Erdmann. Parrucca nera con capelli lunghi, denti un po' sporgenti e parlantina pronta, si fa trovare in tutti i posti frequentati dalla figlia (anche al lavoro). E alla fine viene accettato anche da amici e colleghi di lavoro di Ines. Che, alla fine, si "sblocca". Si mette a cantare a squarciagola in un'occasione formale e decide poi, di slancio, di trasformare una festa a casa sua in un naked party. Frase cult del film, l'interrogativo che si pone il padre dopo aver frequentato per un po' la figlia: "Ines, ma sei umana?".