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Cannes, sbarca Jim Jarmusch: "La poesia sta nelle piccole cose della quotidianità"

Il 63enne regista presenta il nuovo lungometraggio, in concorso per gli Stati Uniti, intitolato 'Paterson': l'esistenza di una coppia particolare, formata da Adam Driver e dall'iraniana Golshifteh Farahani, che sogna una vita diversa. Jarmusch è a Cannes anche col doc su Iggy Pop: "Entrambi dicono che se vuoi puoi scegliere la tua strada"

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La poesia dei momenti quotidiani. Svegliarsi accanto alla donna che si ama, andare a piedi al lavoro, fare pausa sulla riva di un fiume (nel portapranzo: un sandwich, un'arancia disegnata con piccoli occhi, la raccolta del proprio poeta preferito e un quaderno di appunti), rientrare a casa la sera per cena, uscire per la passeggiata con il cane (il bulldog Marvin, che si candida di diritto alla Palmdog, il premio per la migliore interpretazione canina), bere un bicchiere di birra nel pub abituale. Paterson, il film in concorso di Jim Jarmusch, ha per protagonista Adam Driver (Hungry Hearts di Costanzo, ma anche Star Wars) nei panni di un guidatore di autobus, Paterson appunto, con la passione per la poesia. Per ironia della sorte è nato e vive nella città di Paterson, New Jersey, patria del poeta William Carlos Williams, premio Pulitzer postumo per i suoi versi.

Jim Jarmusch, con 'Paterson' porta in scena Adam Driver e Golshifteh Farahani

"William Carlos Williams è stato un medico e un poeta. Ha vissuto tutta la sua vita a Paterson, era pediatra ed è stato il dottore di Allen Ginsberg quando era un bambino - ha raccontato Jarmusch, che prima di diventare regista è stato scrittore e coltivava ambizioni di poeta - La sua poesia dei piccoli dettagli e della vita di tutti i giorni è la fonte del nostro film. E il fatto che faceva due mestieri come altri poeti (Kafka impiegato in un'assicurazione e Bukowksi che lavorava alla posta) ha ispirato il personaggio di Driver".  
Paterson infatti in un quaderno segreto conserva i versi che scrive nei momenti di relax e che condivide solo con la giovane moglie, la bella Laura (l'iraniana Golshifteh Farahani), che passa il suo tempo a dipingere la casa e i suoi abiti in un ossessivo ma bellissimo bianco e nero e sogna di diventare la regina dei cupcake o di iniziare, grazie a una chitarra (a scacchi bianchi e neri ovviamente) e un'audioguida, una carriera da cantante country. Noi seguiamo la vita di Paterson e Laura per un'intera settimana, sette giorni sempre uguali eppure diversi, come quelli di chiunque altro. Un incontro (con una bambina poetessa), un disguido (il bus che si ferma per un problema elettrico), un nuovo piatto a cena (una torta salata di invenzione della moglie), un incidente (un innamorato deluso che vorrebbe fare una pazzia)... il pubblico accompagna la vita di Paterson e coglie (forse) anche l'invito a godersi i propri istanti di felicità.

"Di fronte a questa sceneggiatura forte il mio compito è stato soltanto di non forzare la scrittura in un'altra direzione - ha detto Driver - Il mio personaggio era un uomo in ascolto per cui io non ho fatto altro che mettermi ad ascoltare quello che la sceneggiatura e il suo regista mi dicevano. Andrebbe fatto su ogni film ma in questo è stato particolarmente importante". Per l'attrice, About Elly e Nessuna verità con DiCaprio diventata "non gradita" nel suo paese per aver posato a seno scoperto, il fatto che Jarmusch la volesse nel suo film è stato l'avverarsi di un sogno. "Avevo 12 anni quando ho visto per la prima volta Coffe and Cigarettes nella tv iraniana - ha raccontato - Alla fine del film saltavo per la casa dicendo 'Jarmusch è il mio regista!'. Sono cresciuta in una famiglia di artisti e ho iniziato la mia carriera nella musica, non avrei mai creduto di diventare attrice, ma è capitato. Quando ho lasciato il mio paese, non perché volevo ma perché mi hanno cacciato, non credevo avrei continuato a fare l'attrice perché in Francia non parlavo una parola della lingua e invece è successo. Quando Jarmusch mi ha chiamato mi sono detta: 'Sta veramente succedendo a me?'. Quello che ho imparato da questo film e dal lavoro con questa leggenda del cinema, pieno di empatia per ogni creatura, è che la felicità consiste nel riuscire a cogliere il presente. Come fa questa coppia: Paterson e Laura sono veramente felici perché vivono l'oggi senza pensare al futuro, lui con la sua poesia e lei con la sua arte. Forse il loro non è un amore passionale ma è un sentimento che dura tutta la vita".
 
Nel film c'è anche un omaggio ai nostri grandi maestri del passato, Dante e Petrarca, e all'anarchico Gaetano Bresci. "La poesia italiana è uno dei regali più grandi del vostro paese per cui per me era importante citare questi grandi autori - ha spiegato il regista - Per quel che riguarda invece Bresci dovete sapere che la città di Paterson in passato è stato un importante centro industriale tessile. Molti degli operai della seta erano immigrati italiani e irlandesi, spesso si trattava di bambini che stavano alla macchina 13 ore al giorno per 6 giorni la settimana. A un certo punto ci fu un importante sciopero che bloccò la produzione per molto tempo. Bresci era l'anarchico italiano che venne a Paterson e ispirò quella ribellione". 

Disponibile ma schivo, lusingato dai tanti complimenti dei cronisti in sala stampa ma incapace di analizzare i suoi film, ricco di umorismo ("Il cane Marvin? In realtà era una femmina, le abbiamo dato un ruolo transgender e comunque le battute se l'è scritte da sola") ma aperto a una riflessione sul cinema di oggi, il 63enne maestro del cinema indipendente si scusa: "Mi spiace ma non sono capace di paragonare i miei film. Sicuramente c'è qualcosa che li accomuna ma io li vedo singolarmente uno per uno. Se però devo fare un paragone con il documentario che presento sempre qui a Cannes, Gimme Shelter, posso dire che pur essendo molto diversi stilisticamente, sono due lavori che hanno un messaggio comune. Sia Paterson che il film sulla storia degli Stooges (Iggy Pop sarà a Cannes il 19 ndr) dicono che se tu vuoi puoi scegliere la tua strada". "Cosa penso del futuro del cinema? Io non sono un analista culturale ma posso dire che non credo che il cinema sia antiquato. Amo ritrovarmi in una stanza scura insieme a degli sconosciuti a vedere immagini su un grande schermo. Forse sono un dinosauro ma ci sono ancora tante persone come me cui piace. Io, da appassionato del cinema di ogni latitudine e appartenente a qualunque genere, vedo film su ogni possibile mezzo, ma l'esperienza di vedere un film sul grande schermo è una magia che non si può paragonare a null'altro".