Cannes, Nicole Kidman: "Amo le sfide, ma i miei figli non vedranno questo film"
Chiara Ugolini
La star australiana protagonista assoluta del festival con quattro performance. Oggi è il turno del film in concorso di Yorgos Lanthimos che divide la critica, un film duro e violento ma per il regista "è una commedia"
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Nicole Kidman torna a Cannes tre anni aver inaugurato il festival come Principessa di Monaco con il film disconosciuto dalla famiglia di Grace Kelly, è lei la vera protagonista dell’edizione 70. L'attrice premio Oscar abita letteralmente la settantesima edizione che la ospita in quattro performance; ieri ha fatto il tappeto rosso con la commedia aliena punk di John Cameron Mitchell accanto alla giovanissima Elle Fanning How to talk with girls at parties, oggi è la protagonista del film dell’estremo regista greco Yorgos Lanthimos The Killing of a sacreed deern in concorso, ma la ritroveremo anche nel film di Sofia Coppola L’inganno e nella seconda stagione della serie dell’amica Jane Campion Top of the lake. "E' una coincidenza, certamente non immaginavo accadesse - commenta Nicole Kidman - Ma a questo punto della mia vita cerco di essere audace e aperta, amo le sfide e voglio sostenere cineasti in cui credo o un'amica come Jane Campion, che conosco da quando avevo 14 anni e a dirla tutta è lei che mi ha scoperta".
Cannes, Nicole e Elle, aliene al festival: il tappeto rosso tra argento e colori punk
Niente conferenza stampa, solo Montée de Marche e proiezione ufficiale per il film fuori concorso 'How to Talk to Girls At Parties' di John Cameron Mitchell. Ma avremo modo di rifarci con Nicole Kidman e anche Elle Fanning, protagoniste anche del film in concorso 'L'inganno' di Sofia Coppola. In quello di Cameron Mitchell si racconta come delle bellissime aliene atterrino nella Londra punk degli anni Settanta, mondo coloratissimo e sopra le righe anche grazie ai costumi del premio Oscar Sandy Newton che ha sfilato con la sua testa rossa.
Lanthimos tra Haneke e Von Trier. Considerato l'erede di Lars Von Trier e Michael Haneke (passato ieri in concorso con Happy End, storia di una famiglia industriale di Calais, ritratto di una classe sociale in profonda crisi di valori), paragonato da qualcuno a Stanley Kubrick, Yorgos Lanthimos (Alps, The lobster) sceglie un racconto di sottile violenza psicologica accompagnato da immagini crude fin dalla prima inquadratura: un intervento a cuore aperto dove lo spettatore è aggredito da un muscolo cardiaco pulsante. Lanthimos ritrova Colin Farrell (già protagonista di The Lobster, in concorso due anni fa) qui è Steven, barbuto chirurgo cardiaco con una buona carriera, una bella casa elegante, una moglie medico a capo di una clinica oculistica (Nicole Kidman) e due ragazzini. Nella sua vita però piano piano si insinua una presenza, Martin un sedicenne il cui padre è morto sul tavolo operatorio di Steven. E’ una relazione inquietante fin da subito quella che si instaura tra i due, fatta di passeggiate lungo il fiume e pranzi in una caffetteria locale, ma quando i figli, prima il bimbo poi la ragazza, cominciano a sentirsi male, improvvisamente incapaci di nutrirsi e camminare, si capisce che Martin sta mettendo in pratica un'assurda e razionalmente inspiegabile vendetta.
Nicole Kidman con il regista e i giovani protagonisti del film (lapresse)Film senza risposte. "Il mio film non dà risposte, la spiegazione di quello che accade lo spettatore non lo saprà mai e neppure io lo so per cui è una domanda che dovrai portare con te - dice il regista che si rifiuta di analizzare un film che nonostante la durezza reputa una commedia - Non so se ho un mio concetto di sacrificio, sto per il momento esplorando l'idea di giustizia e delle scelte che la natura umana è portata a compiere. Il senso di sacrificio è qualcosa che appartiene alla mitologia e alla religione, non è un mio concetto, appartiene all'umanità".
Cannes, Nicole Kidman: "Sono pronta a prendere dei rischi"
Nicole si lascia andare, come a 21 anni. "Era una sceneggiatura ipnotica - spiega Nicole Kidman - sei completamente rapito dalla visione personale e unica di questo regista. In altri tempi forse ne avrei avuto paura: quando valuti una proposta scegli sostanzialmente il regista e ti assumi dei rischi, perché per quanto hai potere contrattuale e per quanto cerchi di controllare sei nelle sue mani, e per un attore la scelta di farlo è sempre molto difficile. Io mi sono lasciata andare, volevo provare altre cose e ho fatto come voleva lui che ripeteva 'dimentica la tua preparazione, sul set non fare assolutamente niente', il suo lavoro è diretto, molto fisico, non racconta, non vuole essere distratto da altro e così mi sono messa al servizio di questa storia che scava ed esplora la condizione umana quando ha a che fare con la colpa e il sacrificio. Penso sempre di avere ancora 21 anni e di essere all'inizio della mia carriera. Mi piace l'idea di continuare a esplorare il mondo e la condizione umana. Nutro una forte passione per ciò che faccio e non ho bisogno di lavorare ma lo faccio perché mi piace".
Paddington, il mitico orsetto britannico arriva al cinema
La mamma non è la star e per i figli c'è Paddington. Interrogata su quali sono i film che lei ha interpretato che i suoi figli hanno visto, Nicole (che di figli ne ha quattro, due ormai grandiadottati con l'ex marito Tom Cruise e due bambine avute con il musicista Keith Urban, che oggi hanno 8 e 6 anni) ha detto: "Beh sicuramente questo film i miei figli non lo vedranno ma in generale la mia famiglia è molto separata dalla mia vita artistica. I miei figli non vedono molto di quello che faccio, non hanno un'idea molto chiara di cosa facciamo sia io o che mio marito Keith, ho la fortuna di essere sposata ad un musicista quindi facciamo incastrare i programmi e cerchiamo di mantenere una solida vita domestica. Qualche volta cerco di fare qualcosa di adatto a loro per portarle sul set; ho girato il film Paddington per loro ma ci sono rimaste male perché in quel film ero la cattiva".
Una ragazza australiana che si è innamorata del cinema con Kubrick. Se invece le si chiede che tipo di film vedeva quando era lei una ragazza l'attrice non ha dubbi: "I miei genitori quando ero una teenager mi portavano principalmente a teatro. Ma ricordo un giorno in Australia, avevo marinato la scuola, ho preso un treno e sono andata in una grande sala cinematografica praticamente vuota, saremmo stati tre o quattro spettatori. Ho visto Arancia meccanica e ho pensato wow. Mi sono fatta trasportare e da quel giorno ho amato il cinema e sempre lo amerò".