LOS ANGELES - Dopo oltre quarant'anni di carriera, sette nomination e due Oscar vinti - nel 1975 come miglior attore non protagonista per Il Padrino e nel 1981 come miglior attore protagonista per Toro scatenato - Robert De Niro torna a essere uno dei protagonisti della notte delle stelle. Con una candidatura all'Oscar, come miglior attore non protagonista per Silver Linings Playbook, in Italia Il lato positivo, otto nomination fra cui quella per miglior film. Lo raggiungiamo al telefono, è a New Orleans sul set di Gridge Match, regia di Peter Segal, coprotagonista Sylvester Stallone.
VIDEO Il lato positivo
In Il lato positivo - in questi giorni sugli schermi anche in Italia - diretto da David O. Russell (Three Kings), con Bradley Cooper e Jennifer Lawrence, lui affetto da bipolarismo e lei vittima di un esaurimento nervoso, De Niro interpreta il vulnerabile padre di Cooper, un italoamericano di Philadelphia disturbato quanto il figlio. ma appartiene a un'altra generazione, quindi passa semplicemente per un padre irascibile e nervoso. Il film, grande successo in America, ha animato una discussione accesa sul modo di affrontare e trattare i disturbi mentali in famiglia.
De Niro, che cosa l'ha convinta di un progetto così sentito, visto che David O'Russell ha scritto il film pensando al suo stesso figlio, affetto da sindrome bipolare e autismo?
"Ho sentito subito che era una storia speciale, che sarebbe stata raccontata in maniera originale, e ho avuto voglia di farne parte".
Per lei quanto conta il regista nel momento in cui sceglie un film?
"Moltissimo. Scelgo film solo di registi con i quali so che potrò lavorare bene. Ma con O'Russell è scattato qualcosa di più. Ho capito che avrei potuto seguirlo ovunque perché sentivo che qualsiasi sua decisione sarebbe stata speciale. Mi piacciono questi registi, mi piace quando l'istinto ti dice 'fidati di lui'".
Lei sta lavorando molto. Nel 2013 ha sei film in uscita.
"Sono film tutti diversi fra loro, che accetto per le ragioni più diverse. Mi deve piacere il materiale e, come dicevo, il regista, e devo sentire che c'è qualcosa con cui mi possa divertire. A volte scelgo un film in base al senso complessivo del progetto, o anche per qualche aspetto particolare del personaggio, che mi affascina. Ad esempio, il film che sto girando adesso a New Orleans, Grudge Match, con Sylvester Stallone: siamo due ex pugili rivali che non combattono da trent'anni e si ritrovano uno contro l'altro. Ho avuto bisogno di allenarmi per rimettermi un po' in forma".
Com'è stato lavorare con Stallone?
"Bello, lui ti aiuta molto, è generoso e un buon partner narrativo"
Lavorerà di nuovo con Martin Scorsese? Avete fatto otto film insieme...
"Lo spero. Stiamo cercando di fare The Irishman, o Paint Houses che è il titolo che a me piace di più anche se ancora non so quale sarà quello definitivo. Il problema è che Marty vuole fare un altro film, The Silence, e non si è ancora capito se farà prima quello o The Irishman. Comunque, se Marty sente che io sono giusto per una parte viene da me, ma se non lo pensa e ci sono altri attori più adatti, va da altri. Scorsese non mi offrirebbe mai un film che non fa per me. In questo senso abbiamo un rapporto speciale di intesa reciproca".
Sappiamo che le era stato offerto This Must Be the Place di Paolo Sorrentino. Come mai non ha accettato? Lei è sempre disponibile anche alle offerte che vengono dall'estero.
"Mi avevano offerto il ruolo di un cacciatore di nazisti, mi aveva anche telefonato Sean Penn per chiedermelo, ma non riuscivo a sentire mia quella parte. Sean mi ha fatto vedere Il Divo di Sorrentino, un bel film. Ma a parte quello e Gomorra, che ho visto e apprezzato, non seguo il cinema italiano quanto dovrei. Ma se mi propongono qualcosa che fa clic nella mia testa, accetto volentieri. Ho detto sì a Manuale d'amore 3, ad esempio. Veronesi è intelligente, simpatico".
Ha ancora tanto per il suo mestiere?
"Mi diverto sempre a recitare. Quando ti immergi nel film, nella storia e nel personaggio, non pensi a nient'altro. E poi, ogni volta do il massimo e pretendo il massimo da me stesso. Cerco sempre di fare del mio meglio, soprattutto nella fase di preparazione, anche se giri solo per una settimana".
Che ruolo hanno nella sua carriera commedie come Meet the Fockers?
"Sono commedie popolari, certo, non è Pasolini, eppure anche quelle hanno un senso. La cosa alla quale non aveva mai pensato e che mi hanno raccontato, è che i giovanissimi mi conoscono per questi film, non per quel che ho fatto quando ero più giovane. È buffo, se ci pensa...".
VIDEO Il lato positivo
In Il lato positivo - in questi giorni sugli schermi anche in Italia - diretto da David O. Russell (Three Kings), con Bradley Cooper e Jennifer Lawrence, lui affetto da bipolarismo e lei vittima di un esaurimento nervoso, De Niro interpreta il vulnerabile padre di Cooper, un italoamericano di Philadelphia disturbato quanto il figlio. ma appartiene a un'altra generazione, quindi passa semplicemente per un padre irascibile e nervoso. Il film, grande successo in America, ha animato una discussione accesa sul modo di affrontare e trattare i disturbi mentali in famiglia.
De Niro, che cosa l'ha convinta di un progetto così sentito, visto che David O'Russell ha scritto il film pensando al suo stesso figlio, affetto da sindrome bipolare e autismo?
"Ho sentito subito che era una storia speciale, che sarebbe stata raccontata in maniera originale, e ho avuto voglia di farne parte".
Per lei quanto conta il regista nel momento in cui sceglie un film?
"Moltissimo. Scelgo film solo di registi con i quali so che potrò lavorare bene. Ma con O'Russell è scattato qualcosa di più. Ho capito che avrei potuto seguirlo ovunque perché sentivo che qualsiasi sua decisione sarebbe stata speciale. Mi piacciono questi registi, mi piace quando l'istinto ti dice 'fidati di lui'".
Lei sta lavorando molto. Nel 2013 ha sei film in uscita.
"Sono film tutti diversi fra loro, che accetto per le ragioni più diverse. Mi deve piacere il materiale e, come dicevo, il regista, e devo sentire che c'è qualcosa con cui mi possa divertire. A volte scelgo un film in base al senso complessivo del progetto, o anche per qualche aspetto particolare del personaggio, che mi affascina. Ad esempio, il film che sto girando adesso a New Orleans, Grudge Match, con Sylvester Stallone: siamo due ex pugili rivali che non combattono da trent'anni e si ritrovano uno contro l'altro. Ho avuto bisogno di allenarmi per rimettermi un po' in forma".
Com'è stato lavorare con Stallone?
"Bello, lui ti aiuta molto, è generoso e un buon partner narrativo"
Lavorerà di nuovo con Martin Scorsese? Avete fatto otto film insieme...
"Lo spero. Stiamo cercando di fare The Irishman, o Paint Houses che è il titolo che a me piace di più anche se ancora non so quale sarà quello definitivo. Il problema è che Marty vuole fare un altro film, The Silence, e non si è ancora capito se farà prima quello o The Irishman. Comunque, se Marty sente che io sono giusto per una parte viene da me, ma se non lo pensa e ci sono altri attori più adatti, va da altri. Scorsese non mi offrirebbe mai un film che non fa per me. In questo senso abbiamo un rapporto speciale di intesa reciproca".
Sappiamo che le era stato offerto This Must Be the Place di Paolo Sorrentino. Come mai non ha accettato? Lei è sempre disponibile anche alle offerte che vengono dall'estero.
"Mi avevano offerto il ruolo di un cacciatore di nazisti, mi aveva anche telefonato Sean Penn per chiedermelo, ma non riuscivo a sentire mia quella parte. Sean mi ha fatto vedere Il Divo di Sorrentino, un bel film. Ma a parte quello e Gomorra, che ho visto e apprezzato, non seguo il cinema italiano quanto dovrei. Ma se mi propongono qualcosa che fa clic nella mia testa, accetto volentieri. Ho detto sì a Manuale d'amore 3, ad esempio. Veronesi è intelligente, simpatico".
Ha ancora tanto per il suo mestiere?
"Mi diverto sempre a recitare. Quando ti immergi nel film, nella storia e nel personaggio, non pensi a nient'altro. E poi, ogni volta do il massimo e pretendo il massimo da me stesso. Cerco sempre di fare del mio meglio, soprattutto nella fase di preparazione, anche se giri solo per una settimana".
Che ruolo hanno nella sua carriera commedie come Meet the Fockers?
"Sono commedie popolari, certo, non è Pasolini, eppure anche quelle hanno un senso. La cosa alla quale non aveva mai pensato e che mi hanno raccontato, è che i giovanissimi mi conoscono per questi film, non per quel che ho fatto quando ero più giovane. È buffo, se ci pensa...".