CHI di noi, di fronte a un'ingiustizia burocratica, non ha detto o almeno pensato "vado là e faccio saltare in aria l'ufficio"? O non ha fantasticato per qualche secondo di mettere su un aereo tutte le persone che l'hanno fatto soffrire e farlo precipitare? Chi non ha mai desiderato dare una lezione all'arrogante che fa il gradasso con un'auto veloce? E chi vendicarsi di un tradimento in modo eclatante? La commedia Storie pazzesche - grottesca e violenta ma con un effetto straniante, sicuramente catartica - di Damien Szifron, che ha inaugurato lo scorso dicembre la XXIV edizione del Courmayeur Noir in Festival, funziona proprio perché dà voce alle pulsioni primordiali che appartengono a tutti noi. Anche al regista. "È sicuramente un film sulla rabbia - ci aveva detto l'autore a Cannes, presentando il film in concorso - mentre scrivevo mi sono immedesimato in tutti questi personaggi che, dopo aver mandato giù molte ingiustizie, esplodono. Io come regista ho lo strumento privilegiato del cinema per denunciare le cose che mi indignano, ma se non avessi questa valvola di sfogo, cosa mi accadrebbe?".
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Il film, prodotto dai fratelli Pedro e Agustin Almodovar, è composto da sei episodi. Prima ancora dei titoli di testa, la vicenda di un uomo che, diventato pilota, riesce a mettere sullo stesso volo tutti gli artefici delle sue sofferenze, la ragazza che lo ha tradito con il suo migliore amico e l'amico, il professore che lo ha bocciato al Conservatorio e la professoressa che gli dava cattivi voti e avanti così. Poi c'è la cameriera che può avvelenare l'uomo che ha rovinato la sua famiglia, l'ingegnere di demolizioni che riempie di dinamite il deposito dove sistematicamente viene portata la sua auto in divieto di sosta, la moglie tradita che scopre che l'amante è stata invitata alle nozze, il padre ricco che vorrebbe risolvere i guai del figlio viziato con il suo portafoglio. Un racconto corale, che in Argentina con i suoi 3 milioni di spettatori è il film più visto dell'anno, che dà voce alle istanze di molti personaggi e che si poggia sull'interpretazione di un ricco gruppo di interpreti, divi del cinema argentino (come Ricardo Darìn, protagonista del film premio Oscar Il segreto dei suoi occhi e Darío Grandinetti (Parla con lei) di Almodovar) accanto ad attori del cinema indipendente, del teatro d'avanguardia e della televisione.
"Le storie di questo film sono frutto dell'immaginazione più sfrenata. Mentre lavoravo ad altri progetti, spesso scoraggiato dal fatto che sembravano impossibili da realizzare ho cominciato a scrivere una serie di racconti per dare libero sfogo alle mie frustrazioni - ha scritto nelle sue note di regia il regista trentanovenne, alle spalle due film premiati in festival internazionali ma inediti in Italia, El fondo del mar e Tiempo de valientes - quando li ho raccolti in un volume, mi sono reso conto che erano legati da alcuni temi comuni: parlavano tutti di catarsi, vendetta e distruzione. E dell'innegabile piacere di perdere il controllo".
Un film che per quanto grottesco racconta anche la realtà e in qualche modo è stato capace di prevederla visto che è notizia di cronaca di questi giorni che a Buenos Aires un uomo ha distrutto con un'ascia un'automobile che sistematicamente veniva parcheggiata di fronte al suo garage. Darìn intervistato da un quotidiano online argentino per commentare questo fatto di cronaca ha detto: "Non giustifico quello che ha fatto anche se posso capirlo. L'indignazione, la reazione ai soprusi non ha a che fare con il carattere focoso degli argentini riguarda tutto il genere umano. Io stesso vivo in una zona del quartiere Palermo dove le persone, senza nessun rispetto, parcheggiano di fronte ai garage degli altri. L'educazione è una cosa culturale".
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Il film, prodotto dai fratelli Pedro e Agustin Almodovar, è composto da sei episodi. Prima ancora dei titoli di testa, la vicenda di un uomo che, diventato pilota, riesce a mettere sullo stesso volo tutti gli artefici delle sue sofferenze, la ragazza che lo ha tradito con il suo migliore amico e l'amico, il professore che lo ha bocciato al Conservatorio e la professoressa che gli dava cattivi voti e avanti così. Poi c'è la cameriera che può avvelenare l'uomo che ha rovinato la sua famiglia, l'ingegnere di demolizioni che riempie di dinamite il deposito dove sistematicamente viene portata la sua auto in divieto di sosta, la moglie tradita che scopre che l'amante è stata invitata alle nozze, il padre ricco che vorrebbe risolvere i guai del figlio viziato con il suo portafoglio. Un racconto corale, che in Argentina con i suoi 3 milioni di spettatori è il film più visto dell'anno, che dà voce alle istanze di molti personaggi e che si poggia sull'interpretazione di un ricco gruppo di interpreti, divi del cinema argentino (come Ricardo Darìn, protagonista del film premio Oscar Il segreto dei suoi occhi e Darío Grandinetti (Parla con lei) di Almodovar) accanto ad attori del cinema indipendente, del teatro d'avanguardia e della televisione.
"Le storie di questo film sono frutto dell'immaginazione più sfrenata. Mentre lavoravo ad altri progetti, spesso scoraggiato dal fatto che sembravano impossibili da realizzare ho cominciato a scrivere una serie di racconti per dare libero sfogo alle mie frustrazioni - ha scritto nelle sue note di regia il regista trentanovenne, alle spalle due film premiati in festival internazionali ma inediti in Italia, El fondo del mar e Tiempo de valientes - quando li ho raccolti in un volume, mi sono reso conto che erano legati da alcuni temi comuni: parlavano tutti di catarsi, vendetta e distruzione. E dell'innegabile piacere di perdere il controllo".
Un film che per quanto grottesco racconta anche la realtà e in qualche modo è stato capace di prevederla visto che è notizia di cronaca di questi giorni che a Buenos Aires un uomo ha distrutto con un'ascia un'automobile che sistematicamente veniva parcheggiata di fronte al suo garage. Darìn intervistato da un quotidiano online argentino per commentare questo fatto di cronaca ha detto: "Non giustifico quello che ha fatto anche se posso capirlo. L'indignazione, la reazione ai soprusi non ha a che fare con il carattere focoso degli argentini riguarda tutto il genere umano. Io stesso vivo in una zona del quartiere Palermo dove le persone, senza nessun rispetto, parcheggiano di fronte ai garage degli altri. L'educazione è una cosa culturale".