Oscar 2015

GLI ANEDDOTI

Oscar 2015, quella statuetta e le sue mille storie da raccontare

Ci son quelli che la usano come ferma-porta, quelli che aspettano ancora di riceverla, quelli che spifferano i vincitori e quelli che ringraziano troppi e troppo a lungo. Gli aneddoti legati alla statuetta. E quella volta che DiCaprio ci aveva creduto davvero...

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"È il miglior simbolo che si potesse inventare per rappresentare l'industria cinematografica: un uomo corpulento e atletico che brandisce una spada lucente, al quale è stata tagliata un'importante fetta di testa: quella contenente il cervello". A essere così poco generosa con Hollywood fu la brillante sceneggiatrice Frances Marion, che oltre ad aver collezionato quattro matrimoni e un funerale (il terzo marito, l'attore Fred Thomson, fu morso da un serpente  sul set di un western e morì a 38 anni), aver diretto e interpretato tre film, avrene prodotti due e aver scritto oltre 170 sceneggiature, fu anche la prima donna a ricevere ben 2 Oscar per la sua scrittura. Quell'"uomo" alto 35 centimetri, palestrato e calvo, un tempo placcato in oro 24 carati, fa sognare generazioni di registi, attori e addetti ai lavori da oltre ottant'anni.

Assegnati per la prima volta il 16 maggio del 1929, i premi Oscar furono istituiti dalla Academy of Motion Picture Arts and Sciences per riscattare la dignità che l'industria cinematografica riteneva perduta a causa della condotta "poco ortodossa" dell'epoca. Tre grossi scandali avevano infatti reso Hollywood "la città del peccato": i processi per omicidio della star Roscoe "Fatty" Arbuckle, accusato della morte dell'attrice Virginia Rappe durante una festa, l'assassinio del regista William Desmond Taylor e le ingloriose rivelazioni sul suo stile di vita, infine la morte, causa dipendenza da morfina, del popolare attore Wallace Reid. Il trofeo dell'Academy rimase nell'anonimato fino al 1931: conosciuto fino ad allora come "la statuetta", venne battezzato quell'anno dalla bibliotecaria dell'accademia Margaret Herrick, che osservandola esclamò: "Somiglia a mio zio Oscar". Questa la versione accreditata, ma c'è chi afferma che l'origine del nome sia da attribuire al signor Sidney Skolsky che nel 1934 si rivolse con disinvoltura all'omino chiedendogli "Hai un sigaro, Oscar?". Qualcun altro sostiene che sia stata Bette Davis che, ricevendo il premio come miglior attrice nel 1935, lo osservò dicendo: "Visto di spalle sembra proprio mio marito" (H. Oscar Nelson jr). E così, siamo arrivati all'87esima edizione. Lunghi anni in cui lo zio Oscar ha accumulato intorno a sé ogni tipo di aneddoto.

Non è tutto oro... All'inizio la statuetta, confezionata presso la Southern California Trophy Company, era realizzata in oro 24 carati, per un valore che si aggirava intorno ai 150.000 dollari. Con il passare degli anni, di tutto quell'oro rimane solo l'impalcatura, il resto è composto da una lega di rame, argento, peltro e nickel, per un valore di 295 dollari. I vincitori sono caldamente invitati a non vendere la statuetta ma eventualmente restituirla  all'Academy che la riacquista al prezzo di 10 dollari. Nel 1999 Michael Jackson pagò ben 1.540.000 dollari il trofeo ricevuto da David Selznick per Via col vento.

Molto rumore per nulla. Prima durante e dopo la premiazione, i fotografi fanno a gara per immortalare le star sul red carpet ma la copertura mediatica dell'evento qualche volta non è stata così glamour. La prima notte degli Oscar, presieduta da Douglas Fairbanks, si svolse presso l'Hotel Roosvelt di Hollywood in poco meno di 4 minuti e 22 secondi. Quando il regista William Wellman vinse il premio per il miglior film con il lungometraggio muto Ali, di fotografi non ce n'era neanche uno.

Oscar... da bagno. Se solo fosse stata più lungimirante la bella Vivien Leigh, migliore attrice per Via col vento, forse non avrebbe utilizzato la statuetta come ferma-porta di uno dei suoi bagni nella residenza di Eaton Square. Suo marito Laurence Oliver non fu da meno dal momento che, qualche anno più tardi, riservò lo stesso trattamento al suo premio ottenuto per il film Amleto, da lui diretto e interpretato.

Il trucco c'è. Nel 1917 George Westmore inaugurò la prima sala trucco della storia del cinema. In pochi anni si garantì il monopolio del settore make-up alla Universal, alla Warner, alla RKO, alla Paramount e alla Selznick. Durante la sua carriera ebbe l'onore (o l'onere) di truccare assieme ai suoi figli tutti gli interpreti del film Il re dei re, di inventare la pettinatura impomatata di Valentino, di aprire un prestigioso salone sulla Hollywood Boulevard. Poi papà George, convinto di essere il miglior truccatore della città, vide soffiarsi il primato dai suoi figli. Uno di loro, Ern, ottenne l'Oscar per il make-up di Cimmaron. Il colpo fu talmente duro per George e le sue vecchie parrucche che alcune settimane dopo si tolse la vita ingerendo un mix di bicloruro di mercurio.

Statuetta con pancione. Ma vincere un Oscar non sempre porta scompiglio in famiglia. Ben cinque attrici hanno ritirato la statuetta portando sul palco il pancione: Meryl Steep che nel 1983 venne premiata per il film La scelta di Sophie, Eva Marie Saint nel 1955, Rachel Weisz nel 2006, Catherine Zeta-Jones nel 2003, Cate Blanchett nel 2008 e Natalie Portman nel 2011.

A prova di errore. Durante la premiazione molte star, starlette, divine e divini hanno regalato indegne performance in mondovisione. La prima e forse la più celebre gaffe della storia degli Oscar, volendole dare un titolo, potrebbe essere ricordata come la notte di "Frank contro Frank". Era il 1934, Frank Lloyd e Frank Capra erano fra i candidati alla miglior regia, entrambi in attesa. Will Rogers aprì la busta e bonariamente urlò "Vieni a prenderlo, Frank!". Capra era quasi sul podio a godersi il trionfo quando realizzò che anche Lloyd era scattato dalla poltrona. Fu proprio quest'ultimo il vincitore per il film Cavalcata. Umiliato e offeso, Capra tornò al suo posto. Quando non è il bello della diretta a regalare certi momenti, ci pensano i social network. L'ultima sfortunata vittima di Twitter è stato Leonardo DiCaprio quando un post rivelava che la CNN aveva annunciato in anticipo i vincitori, mostrando la targa del migliore attore protagonista con il suo nome. Leo aspetta ancora.

Le gole profonde. Quando si dice che il bello è nell'attesa,che rovina la sorpresa. Era il 1940 quando la redazione del Los Angeles Times non rispettò i patti con l'Academy e tappezzò le strade con il verdetto a sole due ore dalla premiazione. Fortunatamente il clamoroso successo di Via col vento, che vinse quasi tutti i premi, era più che atteso. Da allora fu introdotta la regola di chiudere i nomi dei vincitori in buste sigillate, senza rivelare a nessuno, nemmeno al presidente dell'Academy, il risultato finale. Ma la storia si ripete: Joan Collins, giurata dell'Academy, nel 2012 si è tradita rivelando pochi giorni prima della notte degli Oscar il titolo di The Artist come vincitore della categoria miglior film.

Grazie di tutto. Ringraziamenti, vale una sola regola: brevi e concisi. Dal 1990 il tempo concesso ai vincitori per ringraziare è di 45 secondi. Dopo i primi 25, si accende una lucina rossa. Superato il tempo massimo, subentra una musica di copertura. Nonostante la regola, si ricordano alcuni discorsi come quello pronunciato dal regista Michael Moore nel 2003 quando vinse il premio per il miglior documentario con Bowling a Columbine, durante il quale attaccò l'allora presidente Bush e la sua guerra in Iraq. O quello  di Halle Berry che in 4 minuti e 15 secondi espresse tutta la sua emozione per essere la prima attrice nera a vincere un Oscar. Anche nelle rigide tempistiche della messa in scena hollywoodiana vige il politically correct.