I GIOCHI sembravano fatti. Boyhood, il film di Richard Linklater che ha già vinto tutti i premi che aprono la strada agli Oscar, veniva già dato per strafavorito. La storia di dodici anni di crescita di un ragazzino, girata davvero in dodici anni con gli stessi attori pareva aver convinto tutti e - così si immaginava - stava trionfalmente marciando alla conquista del premio come miglior film. Ma ora che le schede sono state consegnate dai 6000 votanti dell'Academy, fra gli addetti ai lavori circola un'altra storia. Troppo semplice un film che ha come unico punto di forza la determinazione di un regista e di un gruppo di professionisti che hanno resistito per dodici anni allo stesso progetto. E allora, chi sarà il trionfatore della notte delle stelle?
La storia dell'attore sul viale del tramonto ma con tanta voglia di riscossa interpretato da Michael Keaton in Birdman di Alejandro Gonzales Inarritu è un tema caro ai votanti. Ma qualcuno s'azzarda a ipotizzare la vittoria di American Sniper, la storia del cecchino eroe nazionale raccontata da Clint Eastwood con Bradley Cooper. La verità è che quest'anno non c'è fra gli otto film candidati un vero favorito (gli altri sono Selma, La teoria del tutto, The imitation game, Gran Budapest Hotel e Whiplash). E il fatto è che "non è detto che il film più votato sia quello che alla fine vince", spiega Brian Cullinan di PricewaterhouseCoopers, la società che come ogni anno si occupa di raccogliere i voti, contarli e determinare il vincitore. Da sei anni a questa parte, infatti, è stato adottato un sistema preferenziale che prevede che, per vincere, il film debba ottenere il 50% delle preferenze. Se nessun candidato arriva al 50%, si procede alla riassegnazione dei voti dopo l'esclusione del film che ha ottenuto il minor numero di preferenze e questo procedimento si ripete finché un film non raggiunge la soglia del 50%.
Un sistema, spiega ancora Cullinan, "che garantisce a ogni votante la massima influenza. Alcuni votano per un solo film, ma se il loro film non vince, quel voto è perso, se indicano invece una lista di preferenze, il loro giudizio continuerà a contare". Tanta premura la dice lunga sull'importanza che può avere una statuetta per le sorti non solo del film candidato ma anche della casa di produzione e degli attori che ci hanno lavorato. In passato succedeva che una casa cinematografica imponesse a tutti gli attori sotto contratto di votare per i loro film, non era pratica lecita ma succedeva e probabilmente succede tuttora. Insomma l'Oscar è un affare serio e vincerlo cambia la vita.
Quest'anno probabilmente avranno la vita cambiata Julianne Moore, che per Still Alice sul dramma dell'Alzhaimer ha vinto tutti i premi minori e con ogni probabilità si porterà a casa anche l'Oscar per la migliore attrice protagonista; J.K. Simmons e Patricia Arquette, favoriti nella categoria migliore attore e attrice non protagonisti (rispettivamente per Whiplash e Boyhood); più incertezza regna fra i 5 candidati alla statuetta al migliore attore protagonista, con Eddie Redmayne (La teoria del tutto) e Michael Keaton (Birdman) in leggero vantaggio rispetto a Benedict Cumberbatch (The imitation game), Steve Carell (Foxcatcher) e Bradley Cooper (American Sniper). Fra i registi i giochi sembrano essere fatti fra Inarritu per Birdman e Linklater per Boyhood. All'Italia, che lo scorso anno aveva portato a casa l'Oscar per il miglior film straniero con La grande bellezza di Paolo Sorrentino, sarà concesso di sperare solo in occasione dell'annuncio della migliore costumista: Milena Canonero ha comunque molte chance di vittoria, per i costumi di Grand Budapest Hotel ha vinto intanto il Costume Designers Guild Award 2015, assegnato dai membri del sindacato dei costumisti.
Oscar o no, comunque, per tutti ci sarà un premio di consolazione se non importante quanto meno lussuoso: ogni candidato porterà a casa una "Goodye Bag", una borsa di regali del valore complessivo di 125 mila dollari. Ovviamente, è già caccia al supergadget, riservato solo a chi abbia una nomination ma già ambito in tutta la contea. Cosa conterrà? Fra le varie cose, una vacanza di lusso in Toscana, un'astrologa a disposizione per un oroscopo personalizzato (20 mila dollari), sali del Mediterraneo per 1500 dollari, un buffet di dolci per 800 dollari e un trattamento per il ringiovanimento della vagina - quest'ultimo regalo, naturalmente, solo per le candidate donne.
La storia dell'attore sul viale del tramonto ma con tanta voglia di riscossa interpretato da Michael Keaton in Birdman di Alejandro Gonzales Inarritu è un tema caro ai votanti. Ma qualcuno s'azzarda a ipotizzare la vittoria di American Sniper, la storia del cecchino eroe nazionale raccontata da Clint Eastwood con Bradley Cooper. La verità è che quest'anno non c'è fra gli otto film candidati un vero favorito (gli altri sono Selma, La teoria del tutto, The imitation game, Gran Budapest Hotel e Whiplash). E il fatto è che "non è detto che il film più votato sia quello che alla fine vince", spiega Brian Cullinan di PricewaterhouseCoopers, la società che come ogni anno si occupa di raccogliere i voti, contarli e determinare il vincitore. Da sei anni a questa parte, infatti, è stato adottato un sistema preferenziale che prevede che, per vincere, il film debba ottenere il 50% delle preferenze. Se nessun candidato arriva al 50%, si procede alla riassegnazione dei voti dopo l'esclusione del film che ha ottenuto il minor numero di preferenze e questo procedimento si ripete finché un film non raggiunge la soglia del 50%.
Un sistema, spiega ancora Cullinan, "che garantisce a ogni votante la massima influenza. Alcuni votano per un solo film, ma se il loro film non vince, quel voto è perso, se indicano invece una lista di preferenze, il loro giudizio continuerà a contare". Tanta premura la dice lunga sull'importanza che può avere una statuetta per le sorti non solo del film candidato ma anche della casa di produzione e degli attori che ci hanno lavorato. In passato succedeva che una casa cinematografica imponesse a tutti gli attori sotto contratto di votare per i loro film, non era pratica lecita ma succedeva e probabilmente succede tuttora. Insomma l'Oscar è un affare serio e vincerlo cambia la vita.
Quest'anno probabilmente avranno la vita cambiata Julianne Moore, che per Still Alice sul dramma dell'Alzhaimer ha vinto tutti i premi minori e con ogni probabilità si porterà a casa anche l'Oscar per la migliore attrice protagonista; J.K. Simmons e Patricia Arquette, favoriti nella categoria migliore attore e attrice non protagonisti (rispettivamente per Whiplash e Boyhood); più incertezza regna fra i 5 candidati alla statuetta al migliore attore protagonista, con Eddie Redmayne (La teoria del tutto) e Michael Keaton (Birdman) in leggero vantaggio rispetto a Benedict Cumberbatch (The imitation game), Steve Carell (Foxcatcher) e Bradley Cooper (American Sniper). Fra i registi i giochi sembrano essere fatti fra Inarritu per Birdman e Linklater per Boyhood. All'Italia, che lo scorso anno aveva portato a casa l'Oscar per il miglior film straniero con La grande bellezza di Paolo Sorrentino, sarà concesso di sperare solo in occasione dell'annuncio della migliore costumista: Milena Canonero ha comunque molte chance di vittoria, per i costumi di Grand Budapest Hotel ha vinto intanto il Costume Designers Guild Award 2015, assegnato dai membri del sindacato dei costumisti.
Oscar o no, comunque, per tutti ci sarà un premio di consolazione se non importante quanto meno lussuoso: ogni candidato porterà a casa una "Goodye Bag", una borsa di regali del valore complessivo di 125 mila dollari. Ovviamente, è già caccia al supergadget, riservato solo a chi abbia una nomination ma già ambito in tutta la contea. Cosa conterrà? Fra le varie cose, una vacanza di lusso in Toscana, un'astrologa a disposizione per un oroscopo personalizzato (20 mila dollari), sali del Mediterraneo per 1500 dollari, un buffet di dolci per 800 dollari e un trattamento per il ringiovanimento della vagina - quest'ultimo regalo, naturalmente, solo per le candidate donne.