Oscar 2015

IL PUNTO

Oscar 2015, vincitori e sconfitti: il gioco delle parti sul palco di Hollywood

Volti (più o meno) nuovi e riconoscimenti per le vecchie glorie. I trionfatori e gli snobbati dell'87esima edizione degli Academy Awards, fra prove meritevoli e  gaffe sul palco

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L'ULTIMO verdetto lo consegna Sean Penn. Gioca con la suspance e sbotta (prove di comicità?): "Chi ha dato la green card a questi figli di...". Birdman-O le imprevedibili virtù dell'ignoranza del messicano Alejandro Gonzales Inarritu vince l'Oscar come miglior film, dopo quelli alla regia, fotografia e sceneggiatura. Se non è un trionfo, quattro statuette nelle categorie "pesanti" certificano almeno una vittoria netta per il visionario film che ha aperto l'ultima Mostra di Venezia. "Magari il prossimo anno il governo cambierà le regole per l'immigrazione e i messicani come me non potranno più entrare all'Academy", scherza il regista sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles. E poi dedica il premio "agli amici che vivono in Messico perché possiamo costruire il governo che ci meritiamo. E a quelli che vivono in questo paese e fanno parte dell'ultima generazione di immigrati. Che possano essere trattati con uguale dignità delle altre generazioni che sono arrivate prima di loro e hanno creato questa fantastica nazione di immigrati". E così la quota minoranza è salva, mettendo fine alle polemiche su un'annata che ha lasciato fuori dalle nomination gli afroamericani (solo Selma candidato a miglior film) e che aveva fatto scherzare il presentatore Neil Patrick Harris "questa è l'edizione migliore e più bianca...scusate volevo dire brillante...". A consolazione la toccante esibizione sul palco di John Legend and Commond di Glory, la canzone del film Selma, sulla storica marcia per i diritti civili guidata da Martin Luther King
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Chi vince chi perde. Se Birdman vola, lasciando però a terra il protagonista Michael Keaton, Boyhood di Richard Linklater a dispetto degli pronostici degli ultimi giorni è il grande sconfitto: porta a casa solo la statuetta per la non protagonista, Patricia Arquette. Così come Clint Eastwood: il troppo scomodo American Sniper è premiato solo per il sonoro, a dispetto dei suoi 428 milioni di incassi nel mondo. Nella lista anche Grand Budapest Hotel, premiato non per la drammaturgia ma per l'atmosfera, il mondo che ha saputo creare: Oscar (il quarto) per la signora Milena Canonero per i costumi, e poi a scenografia, colonna sonora, trucco. Perde anche Paul Thomas Anderson malgrado il formidabile lavoro fatto su Vizio di Forma di Thomas Pinchon, battuto abbastanza inspiegabilmente da The imitation game per la sceneggiatura non originale.

Stella vecchia, stella nuova.
Sul fronte attori, il bel riconoscimento è per J.K. Simmons, non protagonista del film jazz Whiplash (premiato anche per il montaggio e il montaggio sonoro). A quest'attore, sessantenne di Detroit forgiato dalle serie tv, Law & order, Oz, The closer, era già stato tributato il Golden Globe. Eddie Redmayne, una delizia di ragazzo inglese. Classe '82, si era fatto notare per le doti canore in Les Misérables e Robert De Niro lo aveva voluto nel suo film da regista The good sheperd - L'ombra del potere (per capirne la simpatia basta intercettare su YouTube lo show in cui racconta il suo provino fallito per interpretare Bilbo in Lo hobbit). Sul palco, con la sua faccia lentigginosa da bambino, è il più commosso: "Mi prenderò cura di lui" dice, accarezzando la pelatina dorata di zio Oscar. Indubbiamente la prova - anche fisica -  di Redmayne in La teoria del tutto, interpretando lo scienziato Stephen Hawkins (malato di atrofia muscolare progressiva) è notevole. Soprattutto conferma che l'Academy premia le trasformazioni e le interpretazioni che riguardano le malattie. Lo conferma anche il premio a Julianne Moore, affetta da Alzheimer in Still Alice. "Ho letto che vincere la statuetta fa ringiovanire di cinque anni. Se è vero vi ringrazio perché ho un marito più giovane...".
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Cosa resterà?
L'immagine di Lady Gaga sul palco e l'abbraccio con Julie Andrews per i cinquant'anni di Tutti insieme appassionatamente. Purtroppo anche quella di Neil Patrick Harris in mutande bianche e calzini neri,: più che la scena di Birdman ricordava Jean Paul Gaultier l'altra sera ai francesi César...Meglio il selfie dell'anno scorso targato Ellen DeGeneres, e meglio anche lei nella conduzione. La cerimonia è stata lunga e noiosa. Resterà anche la gaffe dell'Academy che tra i lutti del cinema ricorda la nostra Virna Lisi ma dimentica il grande maestro Francesco Rosi.