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Sharmeen Obaid-Chinoy e il sogno dell'Oscar: "Non c'è posto nell'Islam per i diritti d'onore"

La regista pakistana in corsa per l'Oscar come miglior documentario cortometraggio.
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LOS ANGELES - Una candidatura all'Oscar può lanciare o salvare carriere, ma in Pakistan un piccolo film documentario potrebbe letteralmente salvare migliaia di vite. È quanto sta succedendo grazie al documentario della regista pachistana Sharmeen Obaid-Chinoy, A girl in the river: The price of forgiveness (Una ragazza nel fiume: il prezzo del perdono), candidato all'Oscar come miglior documentario cortometraggio.

È la storia di Saba Qaiser, una ragazza sopravvissuta al tentativo giustizia capitale perpretrato nei suoi confronti dal padre e dallo zio in quello che in Pakistan è conosciuto come "delitto d'onore." Qaiser, 19 anni, aveva sposato l'uomo di cui era innamorata contro il desiderio della famiglia, che avrebbero voluto che sposasse un amico dello zio, molto più anziano. Poco dopo il matrimonio il padre e lo zio la portano sulla riva di un fiume, le sparano in testa, la infilano in un sacco di plastica e la buttano ne…
LOS ANGELES - Una candidatura all'Oscar può lanciare o salvare carriere, ma in Pakistan un piccolo film documentario potrebbe letteralmente salvare migliaia di vite. È quanto sta succedendo grazie al documentario della regista pachistana Sharmeen Obaid-Chinoy, A girl in the river: The price of forgiveness (Una ragazza nel fiume: il prezzo del perdono), candidato all'Oscar come miglior documentario cortometraggio.

È la storia di Saba Qaiser, una ragazza sopravvissuta al tentativo giustizia capitale perpretrato nei suoi confronti dal padre e dallo zio in quello che in Pakistan è conosciuto come "delitto d'onore." Qaiser, 19 anni, aveva sposato l'uomo di cui era innamorata contro il desiderio della famiglia, che avrebbero voluto che sposasse un amico dello zio, molto più anziano. Poco dopo il matrimonio il padre e lo zio la portano sulla riva di un fiume, le sparano in testa, la infilano in un sacco di plastica e la buttano nel fiume, convinti di averla uccisa. Sopravvissuta per miracolo, Saba riesce a trascinarsi fino al primo villaggio, dove viene portata in un ospedale e salvata da un medico che nel corso di mesi le ricostruisce parte del volto sfigurato dal colpo di pistola. Con il padre e lo zio in prigione, Saba subisce enormi pressioni dalla comunità, a tal punto che decide di perdonarli, permettendo alla legge in vigore in Pakistan di rimandarli in libertà.

La regista pachistana voleva da tempo fare un film sulle migliaia di donne uccise da padri, fratelli, mariti e parenti maschi vari, e che continuano a venir uccise, ree di aver gettato vergogna sulle loro famiglie. Ma voleva farlo attraverso gli occhi di una sopravvissuta, rarissimo caso, fino al suo incontro con Saba.

"Volevo fare un film sugli omicidi d'onore perché ci tenevo ad aprire un dibattito in Pakistan su questo atroce crimine che la gente condona in quanto parte, dicono, della nostra religione e cultura", dice la regista Obaid-Chinoy, premio Oscar nel 2012 per il suo documentario Saving Face. È una moderna donna musulmana, sposata, che indossa abiti occidentali: l'abbiamo incontrata al Four Seasons Hotel di Los Angeles due giorni prima degli Oscar. "Mi permetta di essere categorica - dice - non c'è posto nell'Islam per i delitti d'onore; l'Islam è una religione che dà alle donne molti diritti, e i delitti d'onore sono il retaggio tribale di un violento controllo patriarcale, è il modo per gli uomini di manipolare la religione e di soggiogare le donne. Ma in Pakistan e altri paesi le donne, soprattutto le giovani, stanno diventando sempre più consapevoli dei loro diritti, anche grazie alla disseminazione di internet e di telefoni cellulari".

Il governo pachistano ritiene che ogni anno circa mille donne vengano giustiziate nei delitti d'onore, ma altre stime, più neutrali, indicano che le vittime siano circa 4.000. Il primo ministro pakistano Nawaz Sharif ha incontrato Obaid-Chinoy la settimana scorsa: la regista ha proiettato il film nella residenza privata del ministro a Islamabad, con membri del Senato e dell'assemblea nazionale pachistana. Sharif ha promesso alla regista di "liberare il Pakistan da questo male con legislazione appropriate."

Sharif le ha detto inoltre - ci racconta la regista - che i delitti d'onore non hanno nulla a che vedere con l'Islam, che il problema è senz'altro critico e ha promesso di fare il possibile per rimuovere questo grave difetto della nostra società.

"Nell'Islam una donna ha il diritto di sposarsi con chi vuole, ha la libertà di ereditare proprietà e di divorziare" continua Sharmeen. "Il Corano dice esplicitamente che puoi andare fino in Cina per cercare la conoscenza. Da nessuna parte il Corano dice che le donne non hanno diritto all'educazione o che sono costrette a sposarsi o rimanere schiave dell'uomo in rapporti violenti. È una religione che dà potere e diritti alle donne: come possono i suoi seguaci gettare acido in faccia alle donne, ucciderle e soggiogarle? Questi sono crimini compiuti da uomini che manipolano la religione. Sono delinquenti, non fedeli".

Il problema, continua la regista, non appartiene però solo all'Islam e al Medio Oriente, ma a tutto il mondo: "Oggi è di moda porre più attenzione al mondo musulmano. Nelle Filippine, che è un paese cattolico, divorzio e aborto non sono permessi. Le donne sono discriminate ovunque nel mondo, non solo nel mondo musulmano. Negli Stati Uniti, il paese più libero del mondo, le donne combattono tuttora per avere accesso libero ad aborti e contraccettivi. E se il Paese più libero del mondo non ha ancora avuto una donna capo dello stato e non ha che una piccola minoranza di donne nel Senato e nel Congresso, cosa possiamo aspettarci dal resto del mondo? Proprio ieri l'assemblea del Punjab in Pakistan ha passato una legge di protezione delle donne che infligge serie punizioni per chi commette violenza coniugale. Il problema non è che non ci sono leggi che proteggono le donne, ma che la polizia e il sistema giudiziario non le applicano. Se una persona finisce in prigione per un delitto d'onore e viene liberata, qual è il deterrente?"

Le audaci affermazioni del primo ministro pachistano Sharif fatte in seguito alla realizzazione del film, che verrà proiettato nei cinema in tutto il Pakistan e nelle nazioni circostanti, e usato nelle scuole come mezzo di educazione, hanno in effetti già avviato quel discorso nazionale in cui Sharmeen spera tanto.

La stessa Saba, che da allora continua a vivere con il marito e la suocera, entrambe persone generose e di grande sostegno, come il film mostra, e che nel frattempo ha dato la luce a un maschietto, si dichiara felice dei passi da gigante che il suo paese sta facendo: "Se il primo ministro cambierà davvero la legge andrò a congratularmi con lui", ha detto Saba a Shareem. "Sono molto eccitata per il film perché ho sempre voluto che la mia storia ispirasse la gente e creasse un cambiamento. Saba mi ha chiamata l'altro giorno per chiedermi se avremmo vinto la coppa del mondo, non capivo cosa intendesse dire, poi ho capito che si riferiva all'Oscar!".