Oscar 2016

ACADEMY AWARDS

Oscar fra bianco, nero e arcobaleno. L'Academy preferisce l'impegno alla fantasia

Una cerimonia non scoppiettante, ironia su bianchi e neri e omaggi alla comunità lgbt. Premi a sorpresa, debuttanti in prima linea e la tenerezza degli sconfitti

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LA cerimonia dell’Academy 2016 condotta da Chris Rock è stata all’insegna del “SoBlack”. Il presentatore ha messo al centro della serata la questione razziale, alternando affondi a momenti di tenerezza. Vendendo ai celebrati i biscotti delle ragazzine scout. E’ stata un’edizione dei premi sparpagliati e di quelli finalmente consegnati. A Leonardo DiCaprio, ora davvero “re del mondo” e al nostro Ennio Morricone per le musiche di The hateful eight. Entrambi sul palco incassano una standing ovation. Il miglior film e sceneggiatura a Spotlight, la regia a Alejandro González Iñárritu. Solo numericamente il vincitore è Mad Max: Fury Road del settantenne George Miller che porta a casa sei statuette cosiddette tecniche: l'Academy avrebbe potuto puntare di più sulla fantasia e sull'opera rock del regista australiano, invece di restare ancorata all'impegno. Migliore cartone, meritatamente annunciato, è Inside Out, ormai nemmeno si accettavano scommesse. Meno scontata la vittoria della giovane Brie Larson, che porta a casa una statuetta alla prima candidatura da migliore attrice con Room. Con tutto l’affetto per Sylvester Stallone, è giusto il verdetto che premia l’ottimo Mark Rylance come non protagonista per l'agente sovietico di Il ponte delle spie di Steven Spielberg, abbastanza maltrattato nei premi. Cavalca l’onda che la vuole attrice del momento Alicia Vikander, non protagonista di The danish girl.
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Oscar SoBlack. Chris Rock ha messo al centro della serata la polemica sull’assenza di candidature di artisti afroamericani. A partire dal monologo di esordio: “Potremo chiamare questa edizione 'White people's choice awards', il premio della gente bianca. Ripercorre la storia delle nomination: “Negli anni Cinquanta e Sessanta di sicuro non c’erano candidati neri ma non protestavamo. Sapete perché? Avevamo ragioni vere, allora, per scendere in piazza: venivano picchiati, violentati e non ce ne fregava di sapere se il premio per la fotografia sarebbe andato a un nero. C’erano persone che penzolavano appese a un albero”. Si pronuncia contro il boicottaggio: “Perché boicottare? Tutti dicevano “non andare…” Ma non ci sono già abbastanza disoccupati? Quest’anno le cose saranno diverse: nel pacchetto 'in memoriam' troveremo solo neri che sono stati uccisi da poliziotti mentre andavano al cinema”.
La conduzione ha avuto qualche momento di lentezza e gag non irresistibili. Ma ha azzeccato la vendita di biscotti delle scout girl ai vincitori, tutti a masticare sul palco, da Michael Keaton al resto del cast del film Oscar Spotlight. Certo il fatto che le figlie di Rock facessero parte del gruppo scout colora l'iniziativa di un po' di nepotismo: ma le ragazze hanno raccolto 65mila dollari che andranno in beneficenza. La migliore gag di Rock è quella che cita The martian con il presentatore-l’astronauta perso nello spazio e i due attori Kristin Wiig e Jeff Daniels alla NASA a decidere se salvarlo o no. Costando il recupero 25 dollari, i due fanno finta di niente e se ne vanno a pranzo.
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Oscar arcobaleno. La cerimonia, non particolarmente esaltante almeno per chi, causa fuso orario, deve vedersela a notte fonda, mescola spettacolo e messaggio. Il punto più alto da questo punto di vista lo tocca il tandem Joe Biden-Lady Gaga. Il vicepresidente degli Stati Uniti, accolto da una standing ovation, parla degli studenti vittime di molestie sessuali nei college: “Unitevi a milioni di americani e studenti e al presidente per prendere l’impegno: 'Io non darò il mio consenso a certi eventi'. Dobbiamo cambiare la cultura, possiamo farlo perché nessuno sia vittima di molestie sessuali e nessuna vittima pensi di aver fatto qualcosa di sbagliato”. Poi introduce Lady Gaga, “una mia amica e una donna molto coraggiosa”. Lei, vittima in passato di violenze, canta meravigliosamente Till it happens to you.  L’Oscar poi lo vince Sam Smith, che sale sul palco e dedica la vittoria a tutta la comunità LGBT: “Ho letto che nessun uomo apertamente gay ha mai vinto un Oscar. Che sia vero o no, io voglio dedicare questo premio alla comunità LGBT in tutto il mondo. Io sono su questo palco da fiero uomo gay e spero che un giorno vivremo tutti insieme nell’uguaglianza”. Ci si sarebbe aspettato un riferimento anche da parte di Alicia Vikander, che ha lavorato con la comunità trans per The danish girl, film per cui ha vinto l’Oscar come non protagonista. Ma lei si limita ad essere deliziosa e glamour in abito giallo: bacia il fidanzato Michael Fassbender sulle labbra, ringrazia sul palco mamma, papà e il collega Redmayne.
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Re del mondo. Leonardo DiCaprio non poteva permettersi di perdere. Sui social s’affollano pezzetti di film che lo ritraggono con le facce più assurde, si è giocato sulla sua fame da Oscar giungendo al limite del ridicolo. La sua faccia sul palco è la migliore espressione da quando lo si vede sullo schermo. Poi scatta però il bel discorso ambientalista, e per l’attore si tratta di un impegno molto serio da anni. “Revenant racconta la relazione tra l’uomo e l’ambiente. Oggi sappiamo come sono andate le cose. Siamo dovuti andare al Polo Sud perché le condizioni climatiche stanno cambiando velocemente. Si tratta di una minaccia per la specie umana. Basta dare voce a chi parla per le multinazionali e a chi inquina. Dobbiamo dare voce agli indigeni che sono toccati di cambiamenti come lo saranno i nostri figli. Non diamo per scontato il pianeta: io non davo per scontata questa serata”.

“Mad Max vs Mad Mex”. Così ha riassunto su twitter Guillermo Del Toro. E davvero il gioco di parole tra il “pazzo” Max del film dell’australiano George Miller e il “pazzo” messicano Alejandro González Iñárritu è la fotografia della grande sfida a due che si è rivelata nella cerimonia agli Oscar 2016, anche se il colpo di scena finale ha premiato il film d’inchiesta sui preti pedofili Spotlight. Dominando per gran parte della serata con i premi “tecnici” a Mad Max, Miller è andato dritto come uno dei suoi tir nel deserto. Il film aveva aperto lo scorso Festival di Cannes e ha guadagnano 377 milioni di dollari nel mondo: divertimento, fantasia, rock. Il messicano Iñárritu è il terzo regista, dopo John Ford e Joseph Mankiewicz, a vincere per due anni consecutivi l’Oscar. Non si fa scappare il messaggio politico. Cita il film quando DiCaprio dice al figlio mezzosangue “non vedono te, vedono solo il colore della tua pelle”. Per Iñárritu “è un’opportunità, per la nostra generazione, per liberarci dai pregiudizi, il colore è irrilevante come la lunghezza dei nostri capelli. Dedico il premio a mio padre". 
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Tra Cencelli e qualità. L’Academy non consegna un risultato travolgente, anzi spezzetta troppo i premi anche tra le categorie principali. Ma fa scelte di qualità anche a scapito della popolarità. Tra i premi tecnici spicca il "Davide" Ex Machina che batte per effetti speciali il "Golia" Star Wars, grande sconfitto della serata. Giusto anche il premio a Mark Rylance, attore di teatro cui Steven Spielberg ha consegnato il ruolo di mite spia sovietica nel film Il ponte delle spie, che avrebbe meritato di più (anche la sceneggiatura dei fratelli Coen). Ci può stare il premio alla sceneggiatura non originale a La grande scommessa, altro intento di premiare un film impegnato (il crack finanziario del 2008) e accattivante, zeppo di star. Non sfigura l’Oscar in lingua non inglese a Son of Saul, ma anche Mustang ci sarebbe potuto stare. Bella anche la scelta di Amy, il documentario di Asif Kapadia “che racconta Amy Winehouse come la ragazza dolce e intelligente che era e che avrebbe dovuto avere vicino qualcuno che le volesse bene”.

Momenti teneri. Il maestro Morricone, 87 anni, uno dmeno degli Oscar, vince il premio, alla fine di una corsa iniziata nell’87 con Mission. Sul palco piange, dice “per una buona colonna sonora ci vuole un grande film che l’ispiri". E dedica il premio alla moglie Maria. Ispira una struggente tenerezza il viso dolcemente sconfitto di Sylvester Stallone, un Rocky sconfitto sul ring dell’Academy. E fa tenerezza anche il video subito twittato da Arnold Schwarzenegger che dice “Sly, non importa quel che dicono, per me sei il migliore, il vincitore. Sono orgoglioso di te”. Tra i momenti più teneri l’omaggio agli scomparsi sulle note di Blackbird dei Beatles canta David Grohl dei Foo Fighters durante il tributo "In memoriam". Tra i ricordi, quello a David Bowie e al nostro Ettore Scola. Ma anche Melissa Mathison e Christopher Lee. Dimenticato Geoffrey Lewis, 220 film, padre di Juliette Lewis che su Twitter dice “lo sapevo che l’Academy non l’avrebbe ricordato, eppure lo hanno amato in molti”. L'animazione consegna l’Oscar a Inside Out, come già dato da tempo. Seconda statuetta per Pete Docter che l’aveva già vinto per Up. Sale sul palco con Jonas Rivera: “Siamo tutti contenti perché abbiamo fatto qualcosa e ogni singola inquadratura, ogni pixel è stato realizzato da maestranze artistiche che dovrebbero esser qui con noi”. Docter: “Il film è nato dal veder crescere i nostri figli, lo dedichiamo anche ai ragazzini a scuola e ai loro giorni di difficoltà. Potete fare cose. Disegnare. Scrivere. Fare film. Questo fa un mondo di differenza”.