ROMA - Effetti speciali, formidabili cattivi, colpi di scena. Amore, affetto, scoperta. Tradimento e perdono. E un protagonista indimenticabile. Project Nim di James Marsh è la dimostrazione che il documentario d'autore è oggi espressione del cinema migliore. Un genere che porta spettatori in sala e genera incassi, che trova spazio sui media ed è sempre più protagonista ai festival. Quello di Roma, che s'apre il 27 ottobre, mette in vetrina una schiera nutrita di opere che appartengono al cinema della realtà. Solo la sezione l'Altro cinema/Extra, curata da Mario Sesti propone 18 lungometraggi da tutto il mondo. Tra questi, reduce da un grande successo al Sundance Festival, c'è Project Nim. Il 48enne inglese Marsh, già Oscar per Man on Wire (raccontava del funambolo che nel '74 camminò lungo un cavo sospeso tra le Torri Gemelle) stavolta porta sullo schermo la storia di un incredibile esperimento scientifico.
Negli anni '70 uno scimpanzé neonato - Nim - fu strappato alla madre naturale e allevato in una famiglia umana, genitori e sette fratelli. Il test radicale voleva dimostrare che, se cresciuto e accudito come un bambino, Nim avrebbe imparato a comunicare con il linguaggio dei segni. Il cucciolo impara presto 125 parole, ma l'esperimento si sfalda quando la natura di Nim prende il sopravvento. S'avvicendano le famiglie "umane", finché l'esperimento viene abbandonato e Nim restituito alla cattività e alla condizione di animale.
Tra le scene più forti la reazione scioccata di Nim quando, a cinque anni, incontra per la prima volta esemplari della propria specie. "Sembra la trama dell'Alba del pianeta delle scimmie, ma purtroppo il finale, nella realtà, è meno ottimistico", dice l'autore: "In Project Nim ho messo insieme interviste e ricostruzioni con attori. Immagini di repertorio, musiche, effetti digitali. Amo i biopic, la struttura narrativa di film come Quarto potere e Lenny. La cinebiografia di un animale era una sfida, certo. Ma studiando gli scimpanzé mi sono reso conto che ciascun esemplare ha una personalità unica". Marsch sottolinea che "il documentario, negli ultimi quindici anni, ha assunto struttura e poetica tali da attrarre il pubblico del cinema. C'è una generazione d'autori che, come me, prende la macchina da presa per raccontare una storia. E per farlo sceglie di affidarsi alle immagini più che alle interviste". "Al successo dei documentari - spiega - ha contribuito, paradossalmente, l'ondata dei reality televisivi. Pur nella loro artificiosità hanno convinto gli spettatori che la vita reale poteva essere più straordinaria e sorprendente di quella inventata. E' il caso di Nim".
Quella di Marsh è una generazione che si distacca da autori come Michael Moore: "I suoi film hanno incontrato il grande pubblico, in America e nel mondo. I suoi film a tesi, dalla tecnica abbastanza rudimentale, possono piacere o meno, ma hanno fatto da apripista alla mia generazione. Io guardo però a un cineasta come Frederick Wiseman più che a Moore ". Project Nim dopo il festival di Roma sarà in sala, e poi uscirà in dvd nella collana Real di Feltrinelli.
Tra i documentaristi al Festival c'è anche una forte presenza femminile. Liz Garbus ha 19 anni e una nomination all'Oscar. A Roma porta Bobby Fischer against the world, su quello che è considerato il più grande scacchista di tutti i tempi. Del genio precoce e disturbato, che a 29 anni partecipa al campionato del mondo, si raccontano la depressione, la paranoia, la solitudine, il peso dei media e della guerra fredda, la deriva verso l'emarginazione. E' firmato a quattro mani People in white: Oliver Kochta Kalleinen e Tellervo Kalleinen ascoltano in silenzio dieci donne e uomini in trattamento psichiatrico che "mettono in scena" il loro rapporto coni medici. Alex Gibney in Catching Hell svela la storia del capro espiatorio, ovvero Steven Bart, spettatore di baseball la cui mano sfiorò la palla durante la partita, causando la sconfitta storica dei Chicago Cubs. Per l'Italia c'è Franca la prima, documentario che Sabina Guzzanti dedica alla grande Franca Valeri, mentre Diversamente giovane di Marco Spagnoli ha come protagonista lo storico avvocato del cinema Giovanna Caus, 88 anni. Infine, anzi in pre-apertura al Festival, sarà presentato Noi c'eravamo di Antonello Sarno, sulle battaglie del cinema italiano che hanno cambiato l'Italia: dall'adunata di Piazza del popolo del '49 all'occupazione del tappeto rosso del Festival di Roma dell'anno scorso.
Negli anni '70 uno scimpanzé neonato - Nim - fu strappato alla madre naturale e allevato in una famiglia umana, genitori e sette fratelli. Il test radicale voleva dimostrare che, se cresciuto e accudito come un bambino, Nim avrebbe imparato a comunicare con il linguaggio dei segni. Il cucciolo impara presto 125 parole, ma l'esperimento si sfalda quando la natura di Nim prende il sopravvento. S'avvicendano le famiglie "umane", finché l'esperimento viene abbandonato e Nim restituito alla cattività e alla condizione di animale.
Tra le scene più forti la reazione scioccata di Nim quando, a cinque anni, incontra per la prima volta esemplari della propria specie. "Sembra la trama dell'Alba del pianeta delle scimmie, ma purtroppo il finale, nella realtà, è meno ottimistico", dice l'autore: "In Project Nim ho messo insieme interviste e ricostruzioni con attori. Immagini di repertorio, musiche, effetti digitali. Amo i biopic, la struttura narrativa di film come Quarto potere e Lenny. La cinebiografia di un animale era una sfida, certo. Ma studiando gli scimpanzé mi sono reso conto che ciascun esemplare ha una personalità unica". Marsch sottolinea che "il documentario, negli ultimi quindici anni, ha assunto struttura e poetica tali da attrarre il pubblico del cinema. C'è una generazione d'autori che, come me, prende la macchina da presa per raccontare una storia. E per farlo sceglie di affidarsi alle immagini più che alle interviste". "Al successo dei documentari - spiega - ha contribuito, paradossalmente, l'ondata dei reality televisivi. Pur nella loro artificiosità hanno convinto gli spettatori che la vita reale poteva essere più straordinaria e sorprendente di quella inventata. E' il caso di Nim".
Quella di Marsh è una generazione che si distacca da autori come Michael Moore: "I suoi film hanno incontrato il grande pubblico, in America e nel mondo. I suoi film a tesi, dalla tecnica abbastanza rudimentale, possono piacere o meno, ma hanno fatto da apripista alla mia generazione. Io guardo però a un cineasta come Frederick Wiseman più che a Moore ". Project Nim dopo il festival di Roma sarà in sala, e poi uscirà in dvd nella collana Real di Feltrinelli.
Tra i documentaristi al Festival c'è anche una forte presenza femminile. Liz Garbus ha 19 anni e una nomination all'Oscar. A Roma porta Bobby Fischer against the world, su quello che è considerato il più grande scacchista di tutti i tempi. Del genio precoce e disturbato, che a 29 anni partecipa al campionato del mondo, si raccontano la depressione, la paranoia, la solitudine, il peso dei media e della guerra fredda, la deriva verso l'emarginazione. E' firmato a quattro mani People in white: Oliver Kochta Kalleinen e Tellervo Kalleinen ascoltano in silenzio dieci donne e uomini in trattamento psichiatrico che "mettono in scena" il loro rapporto coni medici. Alex Gibney in Catching Hell svela la storia del capro espiatorio, ovvero Steven Bart, spettatore di baseball la cui mano sfiorò la palla durante la partita, causando la sconfitta storica dei Chicago Cubs. Per l'Italia c'è Franca la prima, documentario che Sabina Guzzanti dedica alla grande Franca Valeri, mentre Diversamente giovane di Marco Spagnoli ha come protagonista lo storico avvocato del cinema Giovanna Caus, 88 anni. Infine, anzi in pre-apertura al Festival, sarà presentato Noi c'eravamo di Antonello Sarno, sulle battaglie del cinema italiano che hanno cambiato l'Italia: dall'adunata di Piazza del popolo del '49 all'occupazione del tappeto rosso del Festival di Roma dell'anno scorso.