2011

LA MOSTRA

Omaggio all'eterna Audrey
Un tubino è per sempre

In coincidenza con il Festival cinematografico di Roma, l'esposizione all'Ara Pacis: un tributo alla diva, al suo stile ineguagliabile e ancora attualissimo, al suo impegno umanitario di BENEDETTA TOBAGI

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Le mode passano, Audrey resta. Colazione da Tiffany ha fissato un canone di eleganza femminile che sembra non invecchiare mai. A cinquant'anni dall'uscita della commedia romantica par excellence, in coincidenza con il Festival di cinema della capitale, la mostra Audrey a Roma all'Ara Pacis rende omaggio alla diva e al suo impegno umanitario.

L'icona Holly Golightly continua a sorriderci con candore e malizia da vetrine di bar e boutiques, ristoranti e magliette, poster e copertine, in tutto il mondo. Qual è il segreto di un successo così duraturo? Prima di tutto, Audrey Hepburn è la quadratura del cerchio. Coniuga il femminile moderno, libero e anticonformista di Tiffany con l'innocenza fresca e rassicurante di Vacanze romane. E' estremamente seducente, ma lontana anni luce dalla sensualità esplicita alla Marilyn che fa impazzire gli uomini ma spaventa le donne. E' la quintessenza dello chic, ma uno chic minimale, che sembra alla portata di tutti. E' al tempo stesso sofisticata e autentica in modo disarmante.

Lo stile Audrey continua a conquistare le donne perché non nacque da un'operazione di marketing studiata a tavolino ma addosso a una donna vera, dal suo gusto personale, dal suo desiderio di affermare se stessa con garbo e valorizzare le proprie caratteristiche fisiche, persino i difetti (e quanti ne aveva, Audrey così secca e ossuta, per i canoni del tempo!), facendone caratteristiche uniche e personali anziché affannarsi a nasconderli. Una donna con un complice d'eccezione, lo stilista Hubert de Givenchy. Il loro incontro sembra una delle favole moderne che la Hepburn ha interpretato sul grande schermo: per rendere credibile la metamorfosi della protagonista in Sabrina, Audrey viene spedita a Parigi per rifarsi il guardaroba, dove si sottrae alla dittatura della costumista Edith Head e incontra il gigante buono della moda, che da allora la vestirà di abiti che l'attrice definiva "un'armatura d' amore".

Lo stile Audrey funzionerà sempre perché ottiene il massimo con il minimo - di linee, di capi, di colori, di accessori (irresistibili gli occhialoni scuri capaci di rendere aggraziato e misterioso qualunque viso femminile e il cappello ultrafemminile a tesa larga, ricomparso nelle vetrine di questa stagione), e anche di soldi. La divina Grace ha lasciato a futura memoria la costosissima borsa "Kelly" e mise inarrivabili per costo e ricercatezza. Lo stile Audrey furoreggia anche in tempi di crisi perché è accessibile a tutte le tasche e si compone con pochi pezzi essenziali. E' il trionfo dell'individualità a partire da una divisa universale, il little black dress, il tubino nero, liscio, smilzo, che dal 1961 fa capolino dall'armadio di qualunque donna dai diciott' anni in su, la divisa che funziona giorno e sera, da impreziosire o sdrammatizzare e reinventare all'infinito con scarpe e accessori.

Negli anni Sessanta, gli occhioni innocenti di Audrey hanno permesso di sdoganare il nero, che prima era il colore delle donnacce, ma da Tiffany in poi è diventato la salvezza della donna che deve arrangiarsi con poco tempo e pochi soldi. E' amico della linea, elimina il problema degli abbinamenti, va benea tutte le ore, può essere sportivo ma basta un niente a renderlo elegante. Audrey e Givenchy sono i santi patroni della donna che deve uscir presto la mattina e restare fuori fino a notte tarda, e deve poter passare da un ufficio a un supermercatoa un ristorantino ed essere semprea posto - variando al massimo trucco e accessori.

Come ha spiegato il giovane critico Sam Wasson nel delizioso Colazione con Audrey, hanno tenuto a battesimo la donna moderna. E continuano a ispirarla con un modello senza tempo di grazia, leggerezza e semplicità.