2011

L'INTERVISTA

Wan, il maestro del brivido
"La paura è un bisogno dell'uomo"

Dopo titoli-cult del genere, come i vari "Saw", "Death Silence" e "Death Sentence" esce in Italia "Insidious", un bimbo in coma posseduto da oscure entità. "Ho pensato alle storie che mi terrorizzavano da bambino. Come le montagne russe: ci rivoltano lo stomaco ma ci piacciono un sacco..."

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ROMA - James Wan, piccolo e minuto folletto malese naturalizzato australiano di 33 anni: è lui il regista-autore di horror come i vari Saw, Death Silence e Death Sentence e il nuovo di zecca Insidious (dove, gliene va dato atto, ha abbassato il livello di violenza grafica) che esce oggi (negli Stati Uniti ha fatto oltre 55 milioni di dollari di incasso): due genitori terrorizzati che gli spiriti malefici possano impossessarsi del loro figlio in coma. A Wan va dato il merito dell'estrosa invenzione del sottogenere torture porn, amato dai teenager, ed è membro onorario dello "Splat Pack" di cui fanno parte anche registi di horror-cool come Eli Roth (Hostel), Neil Marshall e Rob Zombie e il socio di sempre di Wan, Leigh Whannel, eminenza grigia del torture porn in quanto autore di tutto i copioni dei film di Wan. A Roma, la notte di Halloween, Wan - a mezzanotte in punto - terrà un seminario sul terrore al cinema: si prevede un'affluenza massiccia di fan e appassionati del genere, stile Star Trek Convention.

FOTO INSIDIOUS / IL TRAILER

Mister Wan l'ha fatto apposta: la notte di Halloween per parlare di cinema horror a Roma?
"Come negarlo... Premetto che non sono mai stato in Italia, sarà la mia prima volta. Ma come autore di cinema ho un grande debito nei confronti di maestri dell'horror come Dario Argento e Mario Bava. Sono cresciuto guardando i loro film. Chissà se a Roma riuscirò finalmente a incontrare Dario Argento. Sarebbe una ficata pazzesca".

Insidious narra di un bambino posseduto da spiriti, un film non imperniato su effetti visivi e trucco. Per lei è una novità.
"E' completamente diverso da Saw e da tutto ciò che ho fatto finora. Anche se rientra nel genere horror. Saw è una detective-story con, di mezzo, un serial killer psicopatico. Insidious è più un thriller soprannaturale con tanto di casa stregata. Ma su questa premessa familiare ho cercato di costruire qualcosa di nuovo e originale, mai visto prima".

Come andò con il primo Saw, che l'ha immediatamente lanciata a Hollywood e nel mondo?
"Io e Leigh Whannel eravamo giovani e iperattivi e determinati e sfornare un film con tutti i crismi per metterci in mostra a Hollywood: trama intricata ed enigmatica, violenza scioccante, crudeltà indicibile. Lo abbiamo girato con un budget così ridicolo che se pure fosse andato dritto in video ci avremmo fatto comunque un sacco di soldi. È diventato un fenomeno più vasto di quanto potessimo immaginare".

Cosa si aspetta da Insidious? Lo stesso successo, la creazione di un nuovo pubblico, un seguito di culto?
"Non ci ho pensato, volevo solo tornare alle storie che da bambino mi mettevano paura e allo stesso tempo mi attraevano. Fantasmi, possessioni, case dannate... Il film inizia come un tradizionale racconto di fantasmi, ma a poco a poco si trasforma in altro. Non volevo fiumi di sangue come in Saw. Bisogna sapersi rinnovare, pur rimanendo fedeli alle proprie radici artistiche, nel mio caso al brivido".

Perché secondo lei al pubblico piace la paura?
"È proprio dell'essere umano il bisogno di vivere un'avventura raccapricciante. E' una scarica di adrenalina, come se ti fossi fatto di qualcosa. È un bisogno primordiale. Come le montagne russe: o stomaco che ti sale alla in gola, vieni sballottato e rivoltato ma sai che non ti succederà niente. E' quella paura che i greci chiamavano catarsi".

In Insidious c'è qualche tocco di humor. Un nuovo mix?
"Per me orrore e risata sono emozioni simili, nel senso che stimolano gli stessi recettori proteici. L'ho fatto per allentare la tensione forse eccessiva di certe sequenze. Ma a me non piace mischiare commedia e horror. Sono spicciolo col terrore... al limite mi diverto a manipolare personaggi bizzarri e assurdi".

Saw è stato molto imitato, questo la indispettisce?
"No, mi sento onorato. L'idea che un piccolo film abbia avuto tanto successo, al punto di venir studiato e imitato, mi lusinga. Mi considerano un maestro ma io non saprei proprio cosa insegnare, sto ancora imparando. Riparlamone tra quarant'anni".

Ci spieghi: come fa a girare film in modo rapido ed economico?
"Mi sono formato nel cinema indipendente. Preparo ogni sequenza con l'aiuto degli storyboard perché non avrei tempo né finanze per ripetere i ciak. Quando inizio le riprese so esattamente coso voglio, ho il film girato in testa".

I suoi film sono popolati da bambole, pupazzi, clown. L'innocenza fa paura?
"Per me è solo un modo di raccontare le paure che provavo da bambino. Che poi sono le cose che mi spaventano anche adesso, che ho quasi trentaquattro anni. La paura di perdere i genitori, l'innocenza, la sindrome dell'abbandono... Un bambino non dovrebbe mai morire e tornare tra di noi come fantasma, e per di più cattivello. Per questo la sola idea ci fa venire la pelle d'oca, anche se siamo adulti e vaccinati. Questo non accade solo con un film, ma anche, ad esempio, con i videogames. E più il gioco ti spaventa, più vuoi continuare".