Roma 2013

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Festival di Roma, attori cercasi: Ozpetek e i provini degli sconosciuti

Il regista incontra gli aspiranti, un casting lungo nove giorni, alla fine dovrà giudicare le migliori performance insieme a Sergio Castellitto e a Daniele Luchetti. "Apprezzo chi sa dire le cose importanti con semplicità, e chi ha la faccia d'angelo invece è cattivissimo"

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CUFFIE alle orecchie, espressione attenta, Ferzan Ozpetek fa i provini allo stand del gioco del lotto, il più affollato. "Bravissimo. Hai già fatto qualcosa?" chiede a un ragazzo che ha appena confessato un omicidio, mentre c'è chi chiacchiera, chi fotografa, chi prende appuntamenti. C'è una folla di aspiranti attori all'interno, e una folla di curiosi, fuori."Ma è proprio Ozpetek?" chiede una signora schiacciando il naso sulla vetrata. E' pazzesco".

L'operazione casting durerà nove giorni (chiamati a giudicare le migliori performance il regista turco, Sergio Castellitto, Daniele Luchetti). Si capisce che agli italiani recitare piace moltissimo, ci sono ragazzi e ex ragazzi che avrebbero dovuto debuttare un bel po' di tempo fa. Lo stand si è aperto ieri, già trecento persone si sono messe in gioco. Un libro appena scritto, Rosso Istanbul (Mondadori), che è già un best seller, Ozpetek confessa: "Questa esperienza non la volevo fare, infatti la rimandavo da tre anni. Poi mi hanno convinto ma sono venuto qui di malumore, invece è un'esperienza bellissima. Mi succede così per il 90% delle cose della mia vita: partono in un modo e finiscono in un altro. Questi ragazzi mi hanno sorpreso, il provino di una coppia, prima, mi ha reso veramente felice".

Ma sono tutti bravi? "No, naturalmente. Ci sono quelli che vengono qui e non sanno recitare, pensano di saperlo fare. Poi vedi cose strabilianti". C'è un discreto vociare, c'è chi chiede informazioni, chi commenta, è veramente difficile fare un provino in queste condizioni. Ozpetek lo sa. "Sono ammirevoli, non perdono la concentrazione. Quando ero aiuto regista ricordo quando arrivavano gli attori all'ultimo minuto, ti sorprendevano e altri a cui avrei voluto dire: 'Ma perché siete venuti?'. Ho una memoria fotografica allucinante, a volte quando chiedo al montatore le scene scartate di un film - e so esattamente quale scena - perché c'è una certa espressione che voglio rivedere, mi guarda con gli occhi di fuori". Ride.

Ha diretto attori fantastici, da Elio Germano a Margherita Buy, da Pierfrancesco Favino a Stefano Accorsi. Cosa deve avere un attore per convincerla? "Prima uno mi ha irritato tantissimo, si è presentato in ritardo, ha fatto una piccola sceneggiata inutile... Ecco, non mi piace chi vuole attirare l'attenzione, amo la semplicità. Apprezzo chi sa dire le cose gravi, importanti, con semplicità e chi ha la faccia d'angelo e invece dentro è cattivissimo". Si parla tanto del glamour che non c'è in questo Festival di Roma. "Dove c'è il cinema, benvenga sempre un festival. Basta entrare in sala a vedere i film, non importa quello che succede fuori".