ROMA - È piaciuto ai critici della sala stampa e già si candida tra i favoriti per la conquista del Marc'Aurelio d'oro Dallas buyers club, il film diretto da Jean-Marc Vallee che partecipa in concorso all'ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Del film, cui è stato anche attributo il prestigioso Vanity Fair International Award for Cinematic Excellence, sono piaciuti tantissimo gli interpreti: per calarsi nel ruolo dell'omofobo sieropositivo Ron, Matthew McConaughey ha accettato di subire una trasformazione fisica importante, dimagrendo fino all'inverosimile, una trentina di chili, fino ad assumere quell'aria disfatta dall'Aids che già profuma di Oscar. Come pure è straordinaria la metamorfosi del cantante e attore Jared Leto, perfetto nella parte del transessuale Rayon. Proprio Leto ha animato l'incontro con i giornalisti, tra battute, ringraziamenti e preziose riflessioni.
[[ge:rep-locali:repubblica:70603491]]
"Ho amato fin da subito il mio personaggio. Per interpretarlo mi sono preparato ascoltando le storie vere di alcuni transgender, le storie di chi ha vissuto la stessa esperienza di Rayon. Cosa ho in comune con lui? beh, abbiamo entrambi delle belle gambe...", ha scherzato Leto. "Leggendo la sceneggiatura, che peraltro girava nell'ambiente già da 15 anni, ho scoperto un mondo che non conoscevo, ho scoperto delle problematiche di cui è bene che si continui a parlare", ha aggiunto.
TUTTI I FILM DEL FESTIVAL
La trama, del resto, tratta da una storia vera, è di quelle che colpiscono dritte allo stomaco, che invitano lo spettatore a fermarsi e ad accantonare i pregiudizi per tuffarsi in una spirale senza ritorno, sospesa a metà strada tra dramma e leggerezza. Soprattutto è uno straordinario atto di denuncia contro la piaga dell'omofobia e una finestra spalancata sullo spauracchio hiv di cui tutti parlano senza parlarne mai veramente. È evidente come solo una pellicola indipendente potesse riuscire nell'intento di conquistare il pubblico affrontando argomenti tanto scabrosi, sia visivamente che a livello di sceneggiatura.
"Mi sento profondamente a mio agio a fare film indipendenti - ha proseguito Leto -. Prendiamo il caso di Gomorra, io lo trovo semplicemente stupendo. Amo il cinema indipendente, la sua natura sperimentale. Il denaro non è mai un buon motivo per fare film. Io ho lavorato in molti film artistici e spesso sono proprio queste opere minori che riescono a insegnarti tanto. Spesso purtroppo è difficile emergere per un lavoro indipendente". Ed è qui che entra in gioco il sostegno degli altri, il sostegno dei festival. "È il bello di stare qui a Roma!".
[[ge:rep-locali:repubblica:70602617]]
Sul delicatissimo tema dell'assistenza sanitaria Leto non si tira indietro, esprimendo la sua opinione forte e lineare: "Credo che tutti meritino non solo un'assistenza sanitaria adeguata, ma un'assistenza sanitaria di eccellenza, allo stesso modo in cui tutti meritano di avere un tetto sopra la testa. Ho avuto proprio in Italia un'esperienza positiva in tal senso: ero in tournèe con il mio gruppo 30 Seconds to Mars e mi sono sentito male. Ebbene, mi hanno fatto una serie di analisi per capire i farmaci adatti da somministrarmi. In America mi avrebbero dato semplicemente il farmaco più forte. Perciò grazie al sistema sanitario italiano e grazie all'Italia".
Leto e la sua band arriveranno in italia, come ha preannunciato lo stesso leader, tra fine febbraio e i primi di marzo, perché "l'Italia ha il pubblico migliore del mondo". E magari pure il più caloroso, a giudicare dall'accoglienza che i fan gli hanno riservato al Festival del Film di Roma.
[[ge:rep-locali:repubblica:70603491]]
"Ho amato fin da subito il mio personaggio. Per interpretarlo mi sono preparato ascoltando le storie vere di alcuni transgender, le storie di chi ha vissuto la stessa esperienza di Rayon. Cosa ho in comune con lui? beh, abbiamo entrambi delle belle gambe...", ha scherzato Leto. "Leggendo la sceneggiatura, che peraltro girava nell'ambiente già da 15 anni, ho scoperto un mondo che non conoscevo, ho scoperto delle problematiche di cui è bene che si continui a parlare", ha aggiunto.
TUTTI I FILM DEL FESTIVAL
La trama, del resto, tratta da una storia vera, è di quelle che colpiscono dritte allo stomaco, che invitano lo spettatore a fermarsi e ad accantonare i pregiudizi per tuffarsi in una spirale senza ritorno, sospesa a metà strada tra dramma e leggerezza. Soprattutto è uno straordinario atto di denuncia contro la piaga dell'omofobia e una finestra spalancata sullo spauracchio hiv di cui tutti parlano senza parlarne mai veramente. È evidente come solo una pellicola indipendente potesse riuscire nell'intento di conquistare il pubblico affrontando argomenti tanto scabrosi, sia visivamente che a livello di sceneggiatura.
"Mi sento profondamente a mio agio a fare film indipendenti - ha proseguito Leto -. Prendiamo il caso di Gomorra, io lo trovo semplicemente stupendo. Amo il cinema indipendente, la sua natura sperimentale. Il denaro non è mai un buon motivo per fare film. Io ho lavorato in molti film artistici e spesso sono proprio queste opere minori che riescono a insegnarti tanto. Spesso purtroppo è difficile emergere per un lavoro indipendente". Ed è qui che entra in gioco il sostegno degli altri, il sostegno dei festival. "È il bello di stare qui a Roma!".
[[ge:rep-locali:repubblica:70602617]]
Sul delicatissimo tema dell'assistenza sanitaria Leto non si tira indietro, esprimendo la sua opinione forte e lineare: "Credo che tutti meritino non solo un'assistenza sanitaria adeguata, ma un'assistenza sanitaria di eccellenza, allo stesso modo in cui tutti meritano di avere un tetto sopra la testa. Ho avuto proprio in Italia un'esperienza positiva in tal senso: ero in tournèe con il mio gruppo 30 Seconds to Mars e mi sono sentito male. Ebbene, mi hanno fatto una serie di analisi per capire i farmaci adatti da somministrarmi. In America mi avrebbero dato semplicemente il farmaco più forte. Perciò grazie al sistema sanitario italiano e grazie all'Italia".
Leto e la sua band arriveranno in italia, come ha preannunciato lo stesso leader, tra fine febbraio e i primi di marzo, perché "l'Italia ha il pubblico migliore del mondo". E magari pure il più caloroso, a giudicare dall'accoglienza che i fan gli hanno riservato al Festival del Film di Roma.