ARMIDA Miserere è stata una delle prime donne a dirigere un carcere. E non un carcere soltanto, ma l'Ucciardone a Palermo, le Vallette a Torino, Ascoli Piceno, Lodi, San Vittore a Milano, Sulmona. Sempre in prima linea nella lotta alla mafia, al terrorismo, alla P2. Poi nel 2003, dopo vent'anni di professione, a 46 anni si è uccisa con un colpo di pistola e la compagnia dei suoi cani. Dieci anni dopo arriva Come il vento, il film di Marco Simon Puccioni fuori concorso al Festival del Film di Roma e nelle sale dal 28 novembre.
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TUTTI I FILM DEL FESTIVAL
Valeria Golino è Armida Miserere. "Magra o sovrappeso, comunque tesa e nervosa, Armida è intelligente, ironica, amichevole e scherzosa, ma anche inflessibile, moralista, giustizialista": così la descrive l'attrice che ha sposato con entusiasmo il progetto e si è mostrata senza trucco, in abiti militari, la sigaretta sempre in bocca, lo sguardo profondo e doloroso ma anche capace di grande dolcezza e passione.
La sua dura vita professionale (figura femminile in un mondo maschile, spesso vittima di minacce e intimidazioni, divisa tra la certezza che "il carcere non è un Grand Hotel" e la volontà ferrea di un trattamento giusto dei detenuti) e la tragedia personale che visse - l'uccisione del suo compagno, l'educatore di carcere Umberto Mormile interpretato da Filippo Timi - logorarono negli anni la sua voglia di vivere e il suo entusiasmo fino ad un atto estremo che é anche un atto d'accusa nei confronti della società.
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"Fin dalla Pasqua di dieci anni fa quando lessi della notizia del suicidio di Armida pensai che avrei voluto raccontare la sua storia - dice il regista Marco Simon Puccioni - per scrivere la sceneggiatura mi sono affidato ai tanti documenti che esitono su di lei, articoli di giornale, interviste, trasmissioni televisive e per costruire il suo aspetto più interiore abbiamo utilizzato i suoi diari perché lei scriveva e leggeva molto, era una donna molto colta e sensibile e abbiamo cercato di mostrare nel film tutta questa sua complessità".
Per Valeria Golino si tratta del secondo film della sua carriera girato in carcere. "Per Giulia non esce la sera però interpretavo una detenuta in semilibertà, è stato strano trovarmi dall'altro lato delle sbarre", racconta. È stata un'esperienza molto forte da tanti punti di vista anche perché un carcere come quello di Pianosa ma anche il famigerato Ucciardone hanno una loro bellezza estetica che mi ha colpito. E poi l'incontro con le persone con cui Armida ha lavorato, gli addetti alla sicurezza, i dirigenti, i secondini è stato veramente emozionante".
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Valeria Golino è Armida Miserere. "Magra o sovrappeso, comunque tesa e nervosa, Armida è intelligente, ironica, amichevole e scherzosa, ma anche inflessibile, moralista, giustizialista": così la descrive l'attrice che ha sposato con entusiasmo il progetto e si è mostrata senza trucco, in abiti militari, la sigaretta sempre in bocca, lo sguardo profondo e doloroso ma anche capace di grande dolcezza e passione.
La sua dura vita professionale (figura femminile in un mondo maschile, spesso vittima di minacce e intimidazioni, divisa tra la certezza che "il carcere non è un Grand Hotel" e la volontà ferrea di un trattamento giusto dei detenuti) e la tragedia personale che visse - l'uccisione del suo compagno, l'educatore di carcere Umberto Mormile interpretato da Filippo Timi - logorarono negli anni la sua voglia di vivere e il suo entusiasmo fino ad un atto estremo che é anche un atto d'accusa nei confronti della società.
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"Fin dalla Pasqua di dieci anni fa quando lessi della notizia del suicidio di Armida pensai che avrei voluto raccontare la sua storia - dice il regista Marco Simon Puccioni - per scrivere la sceneggiatura mi sono affidato ai tanti documenti che esitono su di lei, articoli di giornale, interviste, trasmissioni televisive e per costruire il suo aspetto più interiore abbiamo utilizzato i suoi diari perché lei scriveva e leggeva molto, era una donna molto colta e sensibile e abbiamo cercato di mostrare nel film tutta questa sua complessità".
Per Valeria Golino si tratta del secondo film della sua carriera girato in carcere. "Per Giulia non esce la sera però interpretavo una detenuta in semilibertà, è stato strano trovarmi dall'altro lato delle sbarre", racconta. È stata un'esperienza molto forte da tanti punti di vista anche perché un carcere come quello di Pianosa ma anche il famigerato Ucciardone hanno una loro bellezza estetica che mi ha colpito. E poi l'incontro con le persone con cui Armida ha lavorato, gli addetti alla sicurezza, i dirigenti, i secondini è stato veramente emozionante".