Festival di Roma, il ritorno degli Spandau: "La nostra è una storia d'amicizia"
Chiara Ugolini, CHIARA UGOLINI"Spandau Ballet: il film - Soul Boys of the Western World" è il titolo del documentario, in sala il 21 e 22 ottobre, dedicato all'ascesa e alla caduta del gruppo anni Ottanta. Gli artisti accolti da un bagno di folla. "L'Italia ci ha sempre accolto a braccia aperte, siamo qui anche per ricambiare l'affetto"
A VEDERLI uno accanto all'altro, qui al festival di Roma, trentacinque anni dopo si capisce che la loro è veramente una storia di amicizia. Inizia a parlare Gary Kemp, continua Tony Hadley, chiude con una battuta John Keeble. Qualche volta riescono a farsi spazio anche Martin Kemp e Steve Norman. Una storia di musica, successo, stile, costume ma soprattutto di amicizia. Rispetto a quei cinque ragazzi degli anni Ottanta, oggi sembrano più maturi, imbiancati (Martin), ingrassati (Tony) ma li vedi, comunque, insieme, ed è questo il senso del lavoro della produttrice musicale George Hencken qui alla sua prima prova da regista. Spandau Ballet: il film - Soul Boys of the Western World sarà domani e dopodomani nelle sale italiane (e chissà se uguaglierà i risultati del docufilm dei One Direction) per quei nostalgici degli anni Ottanta che vorranno rivivere quel periodo o per chi gli anni Ottanta non li ha vissuti ma vuole viverne i momenti salienti e…
A VEDERLI uno accanto all'altro, qui al festival di Roma, trentacinque anni dopo si capisce che la loro è veramente una storia di amicizia. Inizia a parlare Gary Kemp, continua Tony Hadley, chiude con una battuta John Keeble. Qualche volta riescono a farsi spazio anche Martin Kemp e Steve Norman. Una storia di musica, successo, stile, costume ma soprattutto di amicizia. Rispetto a quei cinque ragazzi degli anni Ottanta, oggi sembrano più maturi, imbiancati (Martin), ingrassati (Tony) ma li vedi, comunque, insieme, ed è questo il senso del lavoro della produttrice musicale George Hencken qui alla sua prima prova da regista. Spandau Ballet: il film - Soul Boys of the Western World sarà domani e dopodomani nelle sale italiane (e chissà se uguaglierà i risultati del docufilm dei One Direction) per quei nostalgici degli anni Ottanta che vorranno rivivere quel periodo o per chi gli anni Ottanta non li ha vissuti ma vuole viverne i momenti salienti e conoscere la storia di una band diventata un culto. Che, alla vigilia dell'uscita del film, pubblica il doppio greatest hits The Very Best of Spandau Ballet: The story... con tre inediti
"All'epoca la moda e la musica pop erano gli strumenti con cui i giovani si costruivano un'identità, oggi è sufficiente un profilo su un social network - dice Gary Kemp - rivedendoci oggi nel film ci rendiamo conto della nostra ingenuità; oggi tutti i miti sono accessibili, qualsiasi cosa è ripresa dai telefonini e caricata su YouTube, allora era completamente diverso". Il film ripercorre i dieci anni di vita del gruppo dal maggio del 1980 quando i londinesi sentirono per la prima volta il nome degli Spandau Ballet, una band di cinque compagni di scuola della working class che volevano fare musica ma soprattutto emergere con il proprio look, fino al loro scioglimento, alla fine del decennio con tanto di battaglia legale per i diritti d'autore. E poi la riconciliazione, che li ha portati a una turnée insieme nel 2009 e all'idea di questo film. In mezzo, 25 milioni di copie vendute nel mondo, 23 singoli presenti nelle classifiche inglesi per oltre 500 settimane e brani che sono entrati in film, spot pubblicitari e show tv come True, Gold o Through the barricades, veri evergreen.
La regista ha avuto a disposizione più di 300 ore di materiale che ha utilizzato in modo interessante. "Ho capito che si poteva fare un film emozionante, vivo sugli Spandau utilizzando solo materiale d'archivio quando ho visto il film su Senna fatto nello stesso modo da Kapadia - dice la regista - per me è stata una caccia al tesoro, come risolvere un giallo. Trovavamo una foto in cui si vedeva un cameraman e allora partivamo alla ricerca di quelle immagini. Quando Steve Dagger, il manager, ha tirato fuori da un magazzino le riprese di una delle primissime interviste è stato come vivere un viaggio a ritroso nel tempo, una magia".
Dopo la presentazione a Londra, un paio di settimane fa, alla presenza di star della musica come Bob Geldof, Boy George e David Bowie a cui i cinque si ispiravano, il film arriva nelle nostre sale e lancia le sei date italiane di marzo. "Il pubblico italiano fa parte integrante della nostra storia - racconta Martin Kemp - l'Italia è arrivata un po' in ritardo rispetto ad altri paesi, ci ha conosciuti quando sono iniziate le trasmissioni di MTV che mandava in onda i nostri videoclip. Ma poi c'è stata molto fedele". "Qui abbiamo avuto sempre esperienze incredibili - gli fa eco Tony Hadley - abbiamo incontrato le fan più pazze e un pubblico veramente di tutte le età: ci venivano ad ascoltare nonni, bisnonni e bimbi piccoli. L'Italia ha abbracciato la nostra band con un grandissimo affetto. E siamo molto felici di essere qui per ricambiarlo".
"All'epoca la moda e la musica pop erano gli strumenti con cui i giovani si costruivano un'identità, oggi è sufficiente un profilo su un social network - dice Gary Kemp - rivedendoci oggi nel film ci rendiamo conto della nostra ingenuità; oggi tutti i miti sono accessibili, qualsiasi cosa è ripresa dai telefonini e caricata su YouTube, allora era completamente diverso". Il film ripercorre i dieci anni di vita del gruppo dal maggio del 1980 quando i londinesi sentirono per la prima volta il nome degli Spandau Ballet, una band di cinque compagni di scuola della working class che volevano fare musica ma soprattutto emergere con il proprio look, fino al loro scioglimento, alla fine del decennio con tanto di battaglia legale per i diritti d'autore. E poi la riconciliazione, che li ha portati a una turnée insieme nel 2009 e all'idea di questo film. In mezzo, 25 milioni di copie vendute nel mondo, 23 singoli presenti nelle classifiche inglesi per oltre 500 settimane e brani che sono entrati in film, spot pubblicitari e show tv come True, Gold o Through the barricades, veri evergreen.
La regista ha avuto a disposizione più di 300 ore di materiale che ha utilizzato in modo interessante. "Ho capito che si poteva fare un film emozionante, vivo sugli Spandau utilizzando solo materiale d'archivio quando ho visto il film su Senna fatto nello stesso modo da Kapadia - dice la regista - per me è stata una caccia al tesoro, come risolvere un giallo. Trovavamo una foto in cui si vedeva un cameraman e allora partivamo alla ricerca di quelle immagini. Quando Steve Dagger, il manager, ha tirato fuori da un magazzino le riprese di una delle primissime interviste è stato come vivere un viaggio a ritroso nel tempo, una magia".
Dopo la presentazione a Londra, un paio di settimane fa, alla presenza di star della musica come Bob Geldof, Boy George e David Bowie a cui i cinque si ispiravano, il film arriva nelle nostre sale e lancia le sei date italiane di marzo. "Il pubblico italiano fa parte integrante della nostra storia - racconta Martin Kemp - l'Italia è arrivata un po' in ritardo rispetto ad altri paesi, ci ha conosciuti quando sono iniziate le trasmissioni di MTV che mandava in onda i nostri videoclip. Ma poi c'è stata molto fedele". "Qui abbiamo avuto sempre esperienze incredibili - gli fa eco Tony Hadley - abbiamo incontrato le fan più pazze e un pubblico veramente di tutte le età: ci venivano ad ascoltare nonni, bisnonni e bimbi piccoli. L'Italia ha abbracciato la nostra band con un grandissimo affetto. E siamo molto felici di essere qui per ricambiarlo".