Nell'estate del 1985 Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, la compagna del primo con la madre, la moglie del secondo con i loro tre figli furono deportati dalle forze dell'ordine sull'isola dell'Asinara, in Sardegna, quando i Carabinieri intercettarono all'Ucciardone una minaccia nei confronti dei due giudici antimafia e delle loro famiglie. Una pagina poco conosciuta della storia recente che la regista Fiorella Infascelli ha voluto raccontare in Era d'estate, il film prodotto da Domenico Procacci insieme a Rai Cinema presentato nella serata di pre apertura della Festa di Roma alla presenza della famiglia Borsellino. Una pagina che é al tempo stesso molto privata, ma anche molto simbolica. "Mi sono avvicinata a questa storia girando un documentario sul carcere, Pugni chiusi, in quell'occasione mi venne mostrata la foresteria dove i giudici e le famiglie avevano vissuto per alcuni mesi. Sull'isola si diceva che si erano chiusi lì per scrivere l'ordinanza del maxi processo in realtà la "vacanza" non programmata si era resa necessaria dopo la soffiata che indicava un attentato imminente a Falcone, Borsellino e ai familiari".
[[ge:rep-locali:repubblica:125150661]]
Così i due giudici, interpretati nel film da Beppe Fiorello (Borsellino) e Massimo Popolizio (Falcone), arrivano sull'isoletta sarda senza bagaglio e senza documenti. Mancano pochi mesi al processo e loro sono costretti a stare con le mani in mano, la sigaretta sempre in bocca in un misto di sentimenti tra rabbia, frustrazione, paura e determinazione. Solo dopo venti giorni arrivarono i faldoni dell'inchiesta. "Mi interessava che emergesse dal film l'ironia di questi uomini diventati poi eroi loro malgrado, ma che erano persone spiritose, Falcone famoso per le proprie freddure, Borsellino che recitava la Divina commedia e Shakespeare in siciliano. Volevo che di questo periodo così difficile venisse fuori anche la dimensione gioiosa, quelle settimane sono state importanti perché a differenza di quanto accadeva a Palermo, dove uscivano di casa alle sei del mattino, le hanno passate a stretto contatto con i propri familiari. Mi ha sempre colpito che Agnese Borsellino, che aveva il terrore del mare, all'Asinara abbia imparato a nuotare".
Il film, che la regista ha scritto insieme a Antonio Leotti, é il frutto di lunghe chiacchierate insieme alla moglie e ai figli di Borsellino e allo studio delle carte processuali. "I dialoghi sono tutti frutto della nostra fantasia, tranne quelli che riguardano il maxi processo - spiega Infascelli - ma i fatti raccontati sono reali, come la malattia di Lucia la figlia adolescente di Borsellino che, consapevole di quello che stava accadendo, fu rigovernata per un inizio di anoressia. Lucia non aveva mai parlato di questo pubblicamente e io le ho detto che potevo anche toglierlo dalla sceneggiatura ma lei ha acconsentito che venisse raccontato. E anche Agnese dopo lunghe chiacchierate mi ha detto: adesso vai, inventa, sentiti libera".
[[ge:rep-locali:repubblica:125152335]]
Al cuore del film il rapporto tra questi due uomini, molto diversi fra loro come emerge nel film (di sinistra e ateo Falcone, di destra e cattolico praticante Borsellino, amante dei ristoranti il primo, delle cene a casa il secondo come scherzano tra loro le mogli, Claudia Potenza e Valeria Solarino) ma profondamente solidali, complici, amici. "Non ho fatto il percorso classico, letture, incontri per costruire il personaggio - dice Fiorello - mi sono affidato alla sceneggiatura che mi dava sicurezza e non ho cercato una somiglianza fisica, un'imitazione, se c'é me ne scuso, la colpa é del mestiere". "Mi confortava che il film non raccontasse la vita di Falcone, cosa già stata fatta, ma un segmento, un interludio - dice Popolizio- Abbiamo giocato sul micro e non sul macro, affidandoci molto all'isola e ai veri luoghi dove i fatti sono accaduti". Il film infatti é stato girato nella vera foresteria del carcere, dove avevano soggiornati i giudici con le loro famiglie, per quaranta giorni il cast é rimasto sull'isola in una sorta di isolamento simile a quello vissuto dai loro personaggi. "Mi commuoveva pensare che a quella finestra dove si affacciavano Fiorello e Popolizio per guardare il mare si erano affacciati trent'anni prima Falcone e Borsellino" dice la regista.
La giovanissima Lucia nel film dice al padre "moriremo tutti, prima tu e poi noi". "Quella battuta é stata scritta due anni fa e ovviamente sono stata colpita dalle cose che sono venute fuori nei mesi scorsi e poi come sono emerse, rapidamente sono scomparse - prosegue Infascelli - Lucia era la figlia più grande con maggiore consapevolezza, quella più legata al padre. Eravamo consapevoli però facendolo che questo fosse un film molto legato all'oggi". Ma tocca al siciliano Beppe Fiorello commentare un'altra frase del film pronunciata da Borsellino "Palermo tutto ingoia e ingoierà anche questo". "In quelle parole c'é la previsione di un futuro e la vicenda di Lucia di questi ultimi mesi lo confermano, ma quella battuta non riguarda solo Palermo, solo la Sicilia ma l'Italia intera, non c'é luogo nel nostro paese dove quella frase non può essere pronunciata".
[[ge:rep-locali:repubblica:125150661]]
Così i due giudici, interpretati nel film da Beppe Fiorello (Borsellino) e Massimo Popolizio (Falcone), arrivano sull'isoletta sarda senza bagaglio e senza documenti. Mancano pochi mesi al processo e loro sono costretti a stare con le mani in mano, la sigaretta sempre in bocca in un misto di sentimenti tra rabbia, frustrazione, paura e determinazione. Solo dopo venti giorni arrivarono i faldoni dell'inchiesta. "Mi interessava che emergesse dal film l'ironia di questi uomini diventati poi eroi loro malgrado, ma che erano persone spiritose, Falcone famoso per le proprie freddure, Borsellino che recitava la Divina commedia e Shakespeare in siciliano. Volevo che di questo periodo così difficile venisse fuori anche la dimensione gioiosa, quelle settimane sono state importanti perché a differenza di quanto accadeva a Palermo, dove uscivano di casa alle sei del mattino, le hanno passate a stretto contatto con i propri familiari. Mi ha sempre colpito che Agnese Borsellino, che aveva il terrore del mare, all'Asinara abbia imparato a nuotare".
Il film, che la regista ha scritto insieme a Antonio Leotti, é il frutto di lunghe chiacchierate insieme alla moglie e ai figli di Borsellino e allo studio delle carte processuali. "I dialoghi sono tutti frutto della nostra fantasia, tranne quelli che riguardano il maxi processo - spiega Infascelli - ma i fatti raccontati sono reali, come la malattia di Lucia la figlia adolescente di Borsellino che, consapevole di quello che stava accadendo, fu rigovernata per un inizio di anoressia. Lucia non aveva mai parlato di questo pubblicamente e io le ho detto che potevo anche toglierlo dalla sceneggiatura ma lei ha acconsentito che venisse raccontato. E anche Agnese dopo lunghe chiacchierate mi ha detto: adesso vai, inventa, sentiti libera".
[[ge:rep-locali:repubblica:125152335]]
Al cuore del film il rapporto tra questi due uomini, molto diversi fra loro come emerge nel film (di sinistra e ateo Falcone, di destra e cattolico praticante Borsellino, amante dei ristoranti il primo, delle cene a casa il secondo come scherzano tra loro le mogli, Claudia Potenza e Valeria Solarino) ma profondamente solidali, complici, amici. "Non ho fatto il percorso classico, letture, incontri per costruire il personaggio - dice Fiorello - mi sono affidato alla sceneggiatura che mi dava sicurezza e non ho cercato una somiglianza fisica, un'imitazione, se c'é me ne scuso, la colpa é del mestiere". "Mi confortava che il film non raccontasse la vita di Falcone, cosa già stata fatta, ma un segmento, un interludio - dice Popolizio- Abbiamo giocato sul micro e non sul macro, affidandoci molto all'isola e ai veri luoghi dove i fatti sono accaduti". Il film infatti é stato girato nella vera foresteria del carcere, dove avevano soggiornati i giudici con le loro famiglie, per quaranta giorni il cast é rimasto sull'isola in una sorta di isolamento simile a quello vissuto dai loro personaggi. "Mi commuoveva pensare che a quella finestra dove si affacciavano Fiorello e Popolizio per guardare il mare si erano affacciati trent'anni prima Falcone e Borsellino" dice la regista.
La giovanissima Lucia nel film dice al padre "moriremo tutti, prima tu e poi noi". "Quella battuta é stata scritta due anni fa e ovviamente sono stata colpita dalle cose che sono venute fuori nei mesi scorsi e poi come sono emerse, rapidamente sono scomparse - prosegue Infascelli - Lucia era la figlia più grande con maggiore consapevolezza, quella più legata al padre. Eravamo consapevoli però facendolo che questo fosse un film molto legato all'oggi". Ma tocca al siciliano Beppe Fiorello commentare un'altra frase del film pronunciata da Borsellino "Palermo tutto ingoia e ingoierà anche questo". "In quelle parole c'é la previsione di un futuro e la vicenda di Lucia di questi ultimi mesi lo confermano, ma quella battuta non riguarda solo Palermo, solo la Sicilia ma l'Italia intera, non c'é luogo nel nostro paese dove quella frase non può essere pronunciata".