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Spielberg racconta Steven, un bambino che ha paura

Tra gli eventi speciali il documentario di Susan Lacy sul regista
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"Devo vedere le storie nella mia testa, poi filmarle", "la macchina da presa era la mia penna", "sul set nascondi la paura o non avrai il rispetto". La paura torna nelle confessioni di Steven Spielberg: "Tutto mi faceva paura quando ero bambino: c'era un albero fuori dalla mia finestra...". Spielberg, il documentario Hbo diretto da Susan Lacy, (autrice della serie biografica American masters, con cui ha vinto 28 premi Emmy) che sarà presentato il 4 novembre tra gli Eventi speciali della Festa di Roma (e nel 2018 andrà in onda su Sky Cinema e Sky Arte) è un viaggio bellissimo nel mondo del regista. Mondo cinematografico e privato: oltre a cineasti e attori (tra cui J.J. Abrams, Christian Bale, Drew Barrymore, Cate Blanchett, Coppola, Craig, Daniel Day-Lewis, De Palma, DiCaprio, Dreyfuss, Ralph Fiennes, Harrison Ford, Tom Hanks, Dustin Hoffman, Holly Hunter, Jeffrey Katzenberg, Ben Kingsley, George Lucas, Liam Ne…
"Devo vedere le storie nella mia testa, poi filmarle", "la macchina da presa era la mia penna", "sul set nascondi la paura o non avrai il rispetto". La paura torna nelle confessioni di Steven Spielberg: "Tutto mi faceva paura quando ero bambino: c'era un albero fuori dalla mia finestra...". Spielberg, il documentario Hbo diretto da Susan Lacy, (autrice della serie biografica American masters, con cui ha vinto 28 premi Emmy) che sarà presentato il 4 novembre tra gli Eventi speciali della Festa di Roma (e nel 2018 andrà in onda su Sky Cinema e Sky Arte) è un viaggio bellissimo nel mondo del regista. Mondo cinematografico e privato: oltre a cineasti e attori (tra cui J.J. Abrams, Christian Bale, Drew Barrymore, Cate Blanchett, Coppola, Craig, Daniel Day-Lewis, De Palma, DiCaprio, Dreyfuss, Ralph Fiennes, Harrison Ford, Tom Hanks, Dustin Hoffman, Holly Hunter, Jeffrey Katzenberg, Ben Kingsley, George Lucas, Liam Neeson, Martin Scorsese, Oprah Winfrey, Zemeckis) parlano le sorelle e i genitori di Spielberg.

Per Lacy non dev’essere stato facile scegliere due ore e mezza tra le trenta girate. "Spielberg è stato disponibile a parlare di sé -  racconta al telefono da New York.- Conosceva il mio approccio, vado in profondità quando faccio le domande, abbiamo parlato due ore solo della sua infanzia. Non ha provato in nessun modo a indirizzare il mio lavoro. Mi ha solo chiesto di andare avanti cronologicamente: ha una memoria incredibile". Un lavoro immenso, da Sugarland express (1974). "Sì, faticoso. Ma se mi fossi domandata ogni cinque minuti: Steven cosa pensa di questo? Mi sarei paralizzata"  dice Lacy, che ripercorre la storia di Spielberg, 70 anni, tre Oscar, sette figli, legando ricordi e immagini di film spiegate dal regista. "È stato complicato costruire il racconto di film in film, ma più difficile è stato raccogliere le testimonianze di persone impegnate sul set a ogni latitudine. Il rapporto con lui è stato bellissimo, Steven è timido, non ama dare interviste, ne concede pochissime. Per questo è stato interessante farlo parlare a lungo".
(ansa)
Il bambino che sognava il cinema (film della vita Lawrence d’Arabia di David Lean), segnato dal divorzio dei genitori, ha saputo raccontare l’infelicità dei bambini. E.T., al di là dell’apparenza della normale vita quotidiana, spiega come il divorzio sia traumatizzante. Il regista giocava sul set con i piccoli attori e poi mimava la scena che dovevano girare. La sorella Anne rivela il legame complicato del regista col padre, la sofferenza di Steven quando l’uomo lasciò la famiglia: "Hanno avuto un rapporto complesso fino a quando non si sono ritrovati, da adulti". "Spesso al cinema ho parlato di padri e figli. Ho evitato l’analisi - confessa - perché i film sono stati la mia terapia". Anche la saga di Indiana Jones "che doveva essere qualcosa meglio di James Bond, è il rapporto tra un padre e un figlio". L’entusiasmo degli inizi, i filmini girati a casa (col padre Arnold, ingegnere, e la madre Leah, pianista, scomparsa a febbraio), l’amore per Kate Capshaw che gli cambia la vita e lo rende felice, la passione per la tecnologia che non tradisce le emozioni. Dodici ore prima di girare Lo squalo, lo squalo non c’è.
 

Lo Squalo, una colonna sonora che fa paura

Ma il giovane Spielberg impara "a filmare l’oceano e come il cielo cambi il colore dell’acqua". "Jaws è stato un free pass per il mio futuro» dice il regista. Il film che gli cambia la vita è Schindler's list dal libro di Thomas Keneally. "Lo tenevo lì. Dicevo: non è il tempo, non è il tempo: poi il tempo arrivò". "Niente mi ha preparato alla mia visita ad Auschwitz. Sapevo che non era un film, dovevo ricreare il sentimento che c'era allora. È l'eredità per i miei figli".