Dakota Fanning, ex attrice bambina: "Il set era gioco ma anche responsabilità"
Arianna Finos, ARIANNA FINOS
La ventitreenne attrice americana incontra i giovani spettatori di Alice nella città e si racconta: l'infanzia girando film, l'ultima prova nel ruolo di una ragazza autistica, lo scandalo Weinstein
3 minuti di lettura
Avvolta in un bellissimo vestito fucsia pieno di veli, scarpe in tinta, Dakota Fanning ha 23 anni ma sembra un'eterna Alice, perfetta quindi nella sezione parallela della Festa di Roma dedicata ai ragazzi. E pensare che la sua carriera è maggiorenne: ha debuttato diciotto anni fa, nel 1999, ha lavorato con maestri come Steven Spielberg (La guerra dei mondi) e con debuttanti doc come Ewan McGregor in Pastorale americana. Dakota già a due anni e mezzo sapeva leggere, qualità indispensabile per imparare le battute e propedeutica, quindi, al cinema. Da ragazzina aveva uno sguardo adulto e grave che si è alleggerito con gli anni. Sulle sue stesse orme si è mossa la sorella minore, Elle, amata da Nicolas Winding Refn e Sofia Coppola): oggi le Fanning, che si adorano, sono una più popolare dell'altra.
Alla rassegna romana Dakota accompagna Please stand by di Ben Lewin in cui interpreta Wendy, u…
Avvolta in un bellissimo vestito fucsia pieno di veli, scarpe in tinta, Dakota Fanning ha 23 anni ma sembra un'eterna Alice, perfetta quindi nella sezione parallela della Festa di Roma dedicata ai ragazzi. E pensare che la sua carriera è maggiorenne: ha debuttato diciotto anni fa, nel 1999, ha lavorato con maestri come Steven Spielberg (La guerra dei mondi) e con debuttanti doc come Ewan McGregor in Pastorale americana. Dakota già a due anni e mezzo sapeva leggere, qualità indispensabile per imparare le battute e propedeutica, quindi, al cinema. Da ragazzina aveva uno sguardo adulto e grave che si è alleggerito con gli anni. Sulle sue stesse orme si è mossa la sorella minore, Elle, amata da Nicolas Winding Refn e Sofia Coppola): oggi le Fanning, che si adorano, sono una più popolare dell'altra.
Alla rassegna romana Dakota accompagna Please stand by di Ben Lewin in cui interpreta Wendy, una ragazza autistica dotata di grandi capacità cognitive, aspirante sceneggiatrice e appassionata conoscitrice di Star Trek, su cui ha scritto una sceneggiatura di cinquecento pagine. La ragazza decide di mettersi in viaggio, da sola, alla volta di Hollywood. Dakota sarà poi protagonista di Ocean's eight, rifacimento al femminile della saga su gioco d'azzardo e colpi milonari, al fianco di Cate Blanchett, Helena Bonham Carter, Anne Hathaway, Sandra Bullock) di Ocean's Eleven. Poi nella nuova serie ideata da Cary Fukunaga, autore del fortunato (almeno nella prima stagione) True Detective. Si chiama The alienist, è ambientata nel 1896, e racconta la caccia a un serial killer di ragazzi che si prostituiscono. E poi l'aspetta un ruolo da protagonista nel film che segnerà il debutto alla regia di Kirsten Dunst, The bell Jar, tratto dal romanzo di Sylvia Platt: ''Amo il senso di sorellanza che nasce lavorando con le registe”.
Dakota e il lavoro di preparazione. “Per girare Please Stand by e interpretare Wendy “ho incontrato diversi giovani colpiti da questa cosa in una forma o l'altra ho cercato di capire e imparare da loro quali fossero v ite, battaglie, passioni e interessi. Sono stata fortunata perché la sceneggiatura era scritta bene e con moltissimi dettagli sul mio personaggio. Parlando con loro cerchi di capire la loro vita. Poi, a un certo punto nella mia testa mi so creata il mio personaggioU na cosa che ho imparato interpretando una persona che soffre di autismo è che ognuno è diverso dall'altro e questo mi ha dato la libertà di costruire il personaggi. E' stato bello far parte di questo film, e sono stata molto felice di rappresentare questo personaggio per cui l'autismo è solo una piccola parte di quello che davvero Wendy è”.Cosa ha imparato? “Quello che questa esperienza mi ha insegnato e ricordato è che tutti abbiamo le nostre battaglie, qualcosa nella vita contro cui lottare, nell'apprendimento o in altri cambi. Ma in comune c'è la abilità di provare e sentire sognare, interpretare Wendy me lo ha rimesso davanti agli occhi”.
Alla ricerca di Star Trek, “Sì lo guardavamo con mio nonno ma non posso dire di esser una profonda conoscitrice come Wendy. Qua è il suo Star Trek? “Non so se nella vita c'è qualcosa di paragonabile a quel che Star Trek fa per il personaggio, le consente di avere accesso al mondo accanto a lei attraverso il mondo in cui si trova a proprio agio. Lei entra nelle cose attraverso il traduttore Star Trek che la aiuta a capirlo. Non ho qualcosa di paragonabile per capire il mondo, sono fortunata perché non ne ho bisogno oppure, pensando a quando è utile a lei, dovrei trovarlo anche io”.
Con Sean Penn in 'I'm Sam'
Ex Baby Dakota. “Crescere sui set non va visto per forza come qualcosa di negativo, certo non lo è stato per me. E' una vita che mi ha arricchito, mettendomi a contatto, molto giovane, con persone e culture diverse, come quando a nove anni ho vissuto per cinque mesi a Mexico City. O quando, a 14, ne ho spesi tre a Hong Kong. Il mio equilibrio lo mantengo con amici dentro e fuori da quest'ambiente, e la mia famiglia. Non penso di essere speciale, vivo semplicemente la mia vita”. Il set è gioco ma anche responsabilità: “In realtà ho sempre saputo che era un lavoro, nel senso che da piccolissima sapevo di avere una responsabilità verso le persone con cui lavoravo, la storia e il personaggio. Anche se era un gioco, già percepivo anche questo. Ma una cosa che ho conservato crescendo è che, essendo quello dell'attore un mestiere in cui fingi, fai finta, devi fare leva sull'istinto naturale. È importante per me essere sempre sintonizzata con questa parte più istintiva. Ma non mi sono mai messa, personalmente, dentro il personaggio. Perché facendo questo il rischio è che le linee di separazione si confondano. Per questo ho scelto di mantenere me stessa e la mia vita separata da quella del personaggio. Sono dentro al personaggio nel momento del ciak, ma quando finisce la scena torno subito Dakota e questo mi ha aiutato a tenere le cose separate e non mi sono mai portato a casa i problemi del personaggio”.
Caso Weinstein. “Cosa pensa dello scandalo delle molestie a Hollywood? ''E' un fenomeno che investe molti altri campi. E' fondamentale parlarne, per riuscire a fermarlo. Certo è incredibile vedere quante voci si stanno alzando per denunciare e quanto appoggio queste persone stiano ricevendo''. Bisogna ''continuare a battersi per l'uguaglianza e sono contenta di vivere in un momento storico nel quale la società affronti questi temi. Mi incoraggia sempre di più a fare il mio percorso e a sostenere quello delle altre donne''