Gli 80 anni di Vanessa Redgrave: talento, bellezza e passione
Quando interpretò Isadora Duncan, Vanessa Redgrave coronò il sogno della sua adolescenza. Se non fosse stata così alta, avrebbe senz'altro continuato a studiare danza. Invece divenne prima attrice della Royal Shakespeare Company di Stradford-on-Avon e subito dopo una stella del cinema. A 80 anni, che compie oggi, conserva il fascino, il talento e soprattutto il suo piglio da pasionaria che in tanti anni l'ha resa protagonista di ogni genere di battaglie civile e politiche. Degna erede di una grande dinastia di attori, nasce a Blackheat (un quartiere di Londra) il 30 gennaio 1937 da sir Michael Redgrave e Rachel Kempson, membri dell'Old Vic Theatre. Mentre sta mietendo successi sulle scene conosce il regista Tony Richardson che sposa nel 1962. Con lui avrà due figli, Natasha e Joely, anche loro futuri attori, Natasha (moglie di Liam Neeson e mamma di due ragazzi) è morta nel 2009 in seguito ad un incidente di sci.
Nominata nel 1967 'Commander of the Order of the British Empire' (C.B.E.), nella seconda metà degli anni Sessanta interpreta 'Morgan matto da legare' (1966) di Karel Reisz, per il quale ottiene il premio come miglior attrice al Festival di Cannes, 'Camelot' (1967) di Joshua Logan, 'I seicento di Balaklava' (1968) di Tony Richardson, 'Il gabbiano' (1968) di Sidney Lumet, da Cechov, e 'Isadora' (1968) di Karel Reisz, biografia della Duncan, per cui venne premiata a Cannes nel 1969. 'Le troiane' (1971) di Michael Cacoyannis, 'I diavoli' (1971) di Ken Russell, 'Maria Stuarda, regina di Scozia' (1971) di Charles Jarrott, 'Assassinio sull'Orient Express' (1974) di Sidney Lumet, 'La tentazione e il peccato' (1975) di Alan Bridges sono i titoli della prima metà degli anni Settanta. Vince il premio Oscar come miglior attrice non protagonista per il film 'Giulia' (1977) di Fred Zinnemann, con Jane Fonda.
All'epoca fa parte del Workers' Revolutionary Party e porta avanti ogni genere di battaglie civili e politiche. Se nella vita si batte per il disarmo nucleare e per la causa palestinese, sullo schermo indossa costumi d'altri tempi, spesso per merito di James Ivory, il più inglese dei registi americani, ('I Bostoniani', 1984; 'Casa Howard', 1992). Insieme al figlio Joely Richardson offre una delle sue migliori interpretazioni ('Il mistero di Wetherby', David Hare, 1986). Particolarmente attiva in televisione, nel 1994 vince la Coppa Volpi al Festival di Venezia per 'Little Odessa' (James Gray, 1994) e subito dopo interpreta la madre di un genio condannato a suscitare scandalo ('Wilde', Brian Gilbert, 1997). Per il suo impegno politico nel febbraio del 1997 risulta nella lista nera del gruppo neonazista Combat 18, mentre sta per comparire insieme al grande amore della sua vita Franco Nero (con il quale si è sposata nel 2006) nell'opera prima del loro figlio Carlo Gabriel Nero, 'L'escluso' (2000). Il suo ultimo film è 'The Secret Scripture' del regista irlandese Jim Sheridan in cui si racconta la violenza della Chiesa cattolica nei confronti delle donne.
Vanessa Redgrave: "Tra me bambina sotto le bombe e i rifugiati di oggi"
Racconta l'attrice: “Questo film è stata una vera e propria esplorazione... Con mio figlio, che è anche il produttore, abbiamo cercato, cercato e poi cercato ancora... Non avevamo un progetto definito. Io avevo il mio spirito, i miei 80 anni, i miei ricordi di bambina durante la Guerra. Non sapevo se avrei usato i miei ricordi per questo film. Pensavo a quelli che stanno morendo oggi. E ho pensato soprattutto a quelli che stanno facendo di tutto per sopravvivere. A quel punto ho capito che grazie alla mia storia, raccontando la mia vicenda durante la Guerra, avrei potuto raccontare meglio, con le parole, ma anche senza parole, quello che volevo assolutamente raccontare. Era importante mostrare i piccoli palestinesi, che sono alla terza o quarta generazione vissuta da profughi. Ma ogni bambino vale lo stesso sforzo, hanno tutti bisogno di protezione. Penso soprattutto ai bambini perchè sono il nostro futuro, il futuro di tutti... Viviamo tutti nello stesso pianeta, non siamo su Marte, i diritti umani valgono per tutti, senza alcuna eccezione. Nazione, fede, gender, sono diritti di tutti. In senso laico possiamo dire che basta fare il meglio che si può per aiutare gli altri. Parlo di dare aiuto, riparo, educazione, cure sanitarie ai profughi che arrivano in Europa".