Freeheld

L'INTERVISTA

"Freeheld", in quel film c'è una battaglia che vale una vita

L'attrice parla del film (appena presentato alla Festa del cinema di Roma) del quale è protagonista assieme a Julianne Moore: la storia vera di una donna che, condannata da un cancro, condusse una lunga battaglia perché la propria pensione andasse alla compagna. A un anno e mezzo dal suo coming out pubblico che fece il giro del mondo. "L'ho fatto perché era l'unico modo per essere felice"

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NEL giorno di San Valentino di un anno e mezzo fa ha commosso uomini e donne in tutto il mondo. Dal palco del Bally's Hotel di Las Vegas, durante la conferenza "Time to THRIVE" che sostiene i diritti LGBT dichiarava: "Sono qui per aiutare gli altri ad avere una vita più semplice e più serena. Sono stanca di nascondermi e mentire". Nel giro di poche ore il video del suo discorso ha fatto il giro del mondo, sollevando reazioni sui social da parte di colleghi attori (che hanno sostenuto il suo coraggio) ma anche da parte di tanti semplici spettatori o ragazzi e ragazze omosessuali che hanno espresso la loro gratitudine. Negli ultimi mesi si è impegnata in vari modi a sostenere le tematiche LGBT, e ha lavorato sulla produzione di una nuova serie di documentari, Gaycation, con Ian Daniel in cui i due attori viaggiano per esplolorare la condizione dei gay nelle diverse città del mondo e come reagisce la cultura locale. 
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Oggi Ellen Page è la protagonista di Freeheld, storia vera di una poliziotta del New Jersey (interpretata da Julianne Moore) che dopo aver lavorato per 23 anni scopre di avere un tumore fulminante e impiega gli ultimi mesi della sua vita lottando affinché dopo la sua morte la sua pensione vada alla sua compagna. Da questa storia era già stato tratto un documentario breve vincitore dell'Oscar mentre il film, di cui Ellen Page è anche produttrice, è stato scritto da Ron Nyswaner (sceneggiatore di Philadelphia) e diretto da Peter Sollett (Nick&Norah: tutto in una notte).

Ellen, questo film parla dei diritti delle coppie gay ma anche del diritto di una brava poliziotta di diventare detective o di una ragazza per quanto mingherlina di avere un posto da meccanico. Possiamo dire che Freeheld è un film sul diritto ad essere chi vogliamo essere?
"Direi che questa è una buona sintesi del film. Una storia che indica la strada per conquistare sicurezza nel proprio mondo, per poter essere ciò che si è, per non crescere con un senso di vergogna, quella brutta sensazione di essere, sentire meno degli altri, di avere qualcosa da nascondere: che è un sentimento molto tossico per le persone".

Come avete coinvolto Stacie, la compagna del detective Laurel Hester, nella lavorazione del film perché la storia non perdesse realtà ma fosse comunque un'opera cinematografica?
"Lei è stata meravigliosa con noi: con me, con Peter, con Julianne, con lo sceneggiatore Ron. Ci ha invitato a casa loro, abbiamo trascorso un po' di tempo nella loro comunità. Il nostro obiettivo era farla sentire sicura e a suo agio rispetto al film, le nostre erano buone intenzioni: cercare di raccontare la loro storia nel modo più veritiero e autentico possibile. Per questo l'abbiamo coinvolta al massimo nel progetto".

Un anno e mezzo fa lei ha deciso di parlare apertamente della sua omosessualità, qual è stato il sentimento più forte che l'ha spinta a farlo? Senso di responsabilità, desiderio...
"Il motivo per cui l'ho fatto è stato per essere felice. Perché non volevo più sentirmi come mi era accaduto in passato, sentire che le mie relazioni erano in pericolo e volevo vivere la mia vita liberamente. E poi ho scelto di essere una testimonial per la comunità, soprattutto per i più giovani che forse stanno ancora lottando con la vergogna, con il bullismo. Questo ha mosso la mia scelta".
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A Hollywood è ancora un tema la domanda se gli attori omosessuali siano discriminati nell'assegnazione dei ruoli. Crede che le cose stiano cambiando?
"Penso di sì. Le cose stanno cambiando molto, molto velocemente. E penso che più le persone verranno allo scoperto più questo cambiamento che vediamo tutto intorno a noi sarà completo. Ci sono state attrici come Zachary Quinto, Jane Lynch attori come Patrick Harris... le cose stanno cambiando. E' una vecchia idea che il coming out ti distrugge la carriera".

Nel 2005 alla prima Festa di Roma esordiva Juno che vinse il premio del pubblico. Che ricordo ha di quel fim e come è cambiata nel corso di questi dieci anni?
"E' stato un momento veramente speciale. Ricordo che venni insieme a Diablo Cody, era la prima volta che venivo a Roma ed era la prima volta anche per Diablo e ci siamo divertite moltissimo. E' stato così bello vedere quanto il film era stato amato qui. Per me da allora sono cambiate molte cose e sicuramente quel film ha cambiato la mia vita e la mia carriera, mi ha permesso di arrivare ad un altro livello. E' stato un regalo meraviglioso far parte di quel film fantastico perché mi ha permesso di avere dopo una libertà di scelta e l'opportunità di poter fare quel che volevo in questo mestiere".