2011

L'EVENTO

Tra gli amici e le donne di Zocca
dove c'è il Blasco più vero e sincero

"Questa storia qua", il documentario su Vasco Rossi, di Righetti e Paris, attesissimo dai fan alla Mostra di Venezia. Costretto al riposo per due mesi, il rocker sta preparando un videomessaggio per la presentazione del 5 settembre

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di SILVIA FUMAROLA
ROMA - Ora tutto assume un sapore diverso: le parole delle canzoni, la sua filosofia di vita, la nostalgia per il paese dov'è nato e dove torna, il diario quotidiano su Facebook. I medici hanno imposto uno stop di due mesi a Vasco Rossi e lui ha cancellato i concerti e non andrà alla Mostra del cinema di Venezia. Era una delle star più attese col bel documentario Questa storia qua di Sibylle Righetti e Alessandro Paris, evento speciale al Lido il 5 settembre (e in 200 cinema italiani in contemporanea) e Vasco ci teneva moltissimo. Per questo sta preparando un videomessaggio, per essere comunque alla Mostra e oggi esce il singolo I soliti scritto per il film ("Noi siamo quelli delle illusioni, delle grandi passioni. Noi siamo quelli che vedete qui").

Il ritratto di Vasco che viene fuori dal documentario (prodotto da Francesca Cima e Nicola Giuliano uscirà nelle sale il 7 distribuito da Lucky red), costruito con materiale di repertorio, interviste, filmini privati, e la voce narrante del Blasco, non è né un monumento né un santino. Piuttosto la fotografia di un'epoca, un "come eravamo" in cui qualche amico si è perso, il momento più atroce la morte del chitarrista Massimo Riva, stroncato da un'overdose. "Per capire Vasco devi tornare alle radici, a Zocca- spiega la regista Sibylle Righetti, figlia dello psichiatra Angelo Righetti, amico storico di Vasco - il suo paese, dove tutto è cominciato, il luogo degli affetti, che è anche il mio perché è il paese di papà. Quando senti parlare Ivana Lenzi la tata, capisci che Vasco, figlio unico, è cresciuto tra le donne che fanno i tortellini sotto la sua foto. Zocca è sempre stato un paese anarchico, lo definirei più tribale che globale, c'è una conservazione dell'aspetto comunitario, infatti all'inizio c'era grande diffidenza nei confronti del mondo rock di Vasco. Ma anche Zocca ha subito cambiamenti, dieci morti per eroina in un paese piccolo sono tanti".

Dal film si vede come per Vasco Rossi, Zocca è il posto delle fragole, dove è stato un bambino felice, un adolescente con la testa piena di sogni, l'aspirante rocker in cerca di discografico che canta La mazurka dell'uccellino, il dj di Radio Punto gran conquistatore ("non ho mai capito perché", scherza il Komandante "ma alle donne piacevano i dj") che vive la prima delusione d'amore a 18 anni: "Erano gli anni del femminismo, sembrava che dovessi pagare io tutti gli errori fatti dagli uomini tremila anni prima". Ci sono gli amici, Gaetano Curreri: "Ho capito che voleva fare il cantautore quando cambiò auto: aveva una Bmw nera e si comprò la R4 rossa". E i ricordi di Vasco quando spiega com'è nata Vita spericolata: "Stava piovendo proprio quando dovevamo fare il concerto... Ho cominciato a pensare voglio una vita come minimo maleducata, spericolata, voglio mandare tutti affanculo e la vado a cantare a Sanremo". O quando torna sui dolori della vita: "La tata mi ha svegliato e mi ha detto che papà era morto, guidava il camion e aveva avuto un ictus. Lui aveva una fiducia completa sul fatto che sarei andato bene. La sua morte è stato un punto di svolta: prima scherzavo, poi non ho scherzato più". Oltre la rockstar (la casa assediata dai fan: "Dio in cielo, Vasco in terra", ci si arriva seguendo le scritte), nel film c'è il provinciale di successo con la sua vita semplice e gli amici veri: Marco Gherardi, Gaetano Curreri, Floriano Fini, Angelo Righetti che parla della cocaina spiegando come "avrebbe aperto la strada a una dipendenza feroce".

Laureata in Filosofia, 28 anni, Sibylle Righetti ci ha messo tre anni per realizzare il film, "ma senza gli amici di Vasco e la loro fiducia, la fiducia di un intero paese, non avrei mai potuto farlo. Quei video erano custoditi gelosamente- racconta - sono ricordi privati, che uniscono persone rimaste legate per sempre, anche se hanno fatto scelte diverse. Ma Vasco andava raccontato in modo antidivistico. È una persona sensibile, di una timidezza incredibile, fin da bambina mi colpiva come osservasse gli altri con sguardo distante". Il bambino biondo che vince lo Zecchino d'oro e da grande farà la rockstar, ce l'ha coi giornalisti, oggi come ieri: "Uno scrisse che da piccolo avevo imparato a cantare portando al pascolo le pecore: non avevo mai visto una pecora in vita mia.