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Tanto sesso, ma è solo vergogna
al Lido lo scandalo "Shame"

Applausi al film di Steve McQueen, su un uomo dipendente dall'eros. Tra nudi frontali e disperazione. Il regista: "Un film politico sulla libertà che diventa una prigione". E il divo Fassbender commenta le scene hot: "Non ero affatto a mio agio"dal nostro inviato CLAUDIA MORGOGLIONE
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VENEZIA - Brandon è bello, giovane, ha un buon lavoro. Vive a New York, frequenta i posti giusti. Non ha difficoltà con le donne: dalla ragazze che incrocia in metropolitana alla colleghe d'ufficio, in tante sembrano volerlo conoscere meglio. Eppure quest'uomo, interpretato da Michael Fassbender, è uno dei personaggi più infelici apparsi, finora, sugli schermi della Mostra. Perché è malato di sesso. In tutte le sue forme: prostitute di ogni tipo, incontri casuali per strada, onanismo continuo, porno internettiano. Perfino gli uomini. Il piacere, però, quasi non c'entra. E' solo dipedenza. Che provoca tormento. Disperazione. Vergogna.

FOTO Fassbender, due volte sex symbol

E proprio la versione inglese della parola "vergogna", Shame, dà il titolo a questo film scandalo annunciato (in concorso), diretto dal regista afroamericano e artista visuale Steve McQueen, applaudito alla proiezione stampa della mattina. Pellicola-shock…
VENEZIA - Brandon è bello, giovane, ha un buon lavoro. Vive a New York, frequenta i posti giusti. Non ha difficoltà con le donne: dalla ragazze che incrocia in metropolitana alla colleghe d'ufficio, in tante sembrano volerlo conoscere meglio. Eppure quest'uomo, interpretato da Michael Fassbender, è uno dei personaggi più infelici apparsi, finora, sugli schermi della Mostra. Perché è malato di sesso. In tutte le sue forme: prostitute di ogni tipo, incontri casuali per strada, onanismo continuo, porno internettiano. Perfino gli uomini. Il piacere, però, quasi non c'entra. E' solo dipedenza. Che provoca tormento. Disperazione. Vergogna.

FOTO Fassbender, due volte sex symbol

E proprio la versione inglese della parola "vergogna", Shame, dà il titolo a questo film scandalo annunciato (in concorso), diretto dal regista afroamericano e artista visuale Steve McQueen, applaudito alla proiezione stampa della mattina. Pellicola-shock non tanto per i nudi integrali, frontali e posteriori, del suo protagonista, che vediamo all'inizio; e nemmeno per le varie sequenze hot della parte finale, visto che i festival ci hanno abituati a scene anche più esplicite. La vera provocazione è nella scelta stilistica del regista: far capire allo spettatore, quasi da subito, che ci troviamo di fronte a un caso clinico, a una sofferenza esistenziale. Per traumi familiari che la storia fa intuire ma non spiega mai.

Così, dallo schermo, facciamo conoscenza con Michael e il suo mondo. Apparentemente ordinato, pur nella routine di sesso mercenario, online o occasionale. A sconvolgere tutto è l'arrivo della sorella Sissy (la Carey Mulligan di An education e Wall Street - Il denaro non dorme mai): ragazza sbandata e ferita, reduce da tentativi di suicidio. Legata al fratello da un rapporto di dipendenza, morboso, sul filo dell'incesto. "Non siamo cattivi, veniamo solo da un brutto posto", dice lei a lui, per consolarlo. Ma l'universo di Brandon va comunque in pezzi: tra vergogna, tragedia, cocaina. E disperati tentativi di redenzione.

Un film forte, ben girato, un po' prevedibile in alcuni passaggi, diretto da un autore che aveva stupito tutti col suo esordio, Hunger. E anche quella pellicola era interpretata dall'emergentissimo Fassbender, già visto alla Mostra in A Dangerous Method di David Cronenberg. "Per me è un privilegio essere qui con ben due pellicole, Venezia è speciale", commenta lui. E quanto alla scene hot: "Mi sono sentito poco a mio agio, ma dovevo farle e le ho fatte. Per fortuna, non sono quel tipo di sequenze che vanno provate più volte!".

Il regista, invece, commenta il titolo Shame: "Viene dal fatto che le persone che hanno avuto i problemi simili a quelli di Brandon ripetono continuamente questa parola riguardo alla loro esperienza, 'vergogna'". Poi il significato della storia: "E' un film politico-emotivo, parla di come interagiamo, di come è cambiata la nostra sessualità, anche con l'avvento di internet. La libertà, l'accesso a tutto, può diventare una prigione". E in fine ammette la sua vicinanza col protagonista: "Lo amo, non è cattivo, è un po' come tutti noi, anche se a volte è difficile da capire. Fa parte del mondo attuale. Familiare a molti, riconoscibile da chiunque". Come dire: non giudicatelo, comprendetelo.