VENEZIA - Hanno approfittato di un momento in cui le forze dell'ordine - presenti in massa al Lido, come in qualsiasi grande evento - non erano abbastanza vicine per fermarli. E hanno compiuto un gesto clamoroso: togliere le coperture di carta e plastica che nascondono agli occhi dei partecipanti alla Mostra il famoso "buco". Ovvero il cantiere-cratere per il nuovo Palazzo del cinema, nel cuore del festival, cominciato e poi lasciato a metà, abbandonato per il troppo amianto. Nascosto in tutta fretta, prima dell'avvio della kermesse: e ora di nuovo visibile da tutti, grazie a questo blitz. Un pugno nell'occhio, un tempio dello spreco pubblico. Che si estendee nudo e desolato, a poche decine di metri dal red carpet.
Autori del gesto, i lavoratori dello spettacolo che da tempo occupano il Teatro Valle di Roma. E che - dopo essere sbarcati a Venezia, su invito della rassegna Giornate degli autori - hanno occupato insieme a lavoratori dell'audiovisivo della Laguna un'altra struttura teatrale, l'unica del Lido, fuori uso da vent'anni: il Marinoni, una bell'edificio liberty che adesso sta per passare in mani private. "Due simboli identici di come la cultura ceda il passo alla speculazione e alla cementificazione", spiegano. Così come lo è il cratere: l'avveniristico e già abortito Palazzo del cinema è costato ai contribuenti tantissimi soldi. Quanto di preciso, lo ricordano i finti necrologi che i manifestanti appendono sulle cancellate prima nascoste dalle coperture: "Qui giacciono 37 milioni di euro", è scritto.
Un'azione di notevole impatto, quella messa in scena dai ragazi del Valle. Che dimostrano come, al di là del glamour e del red carpet, il re sia nudo. "Un film dell'orrore", commenta uno di loro guardando l'enorme buco. "Spammate le immagini di questo blitz a tutti quelli che conoscete", dice un'altra al telefonino. Ottavia Piccolo, che li accompagna, sottolinea "l'assurdo" della situazione: "Prima in questo spazio oltre agli alberi c'erano delle scale bellissime, orgoglio della Mostra negli anni '50", spiega. Il regista-attore Pippo Del Bono, alla Mostra per presentare il suo film, riprende la scena con una videocamera. Mentre l'archistar Odile Dcq, giurata del festival, annuncia la sua solidarietà.
Intanto, dopo una prima fase di assenza, le forze dell'ordine si fanno vedere: bloccano gli occupanti a metà del perimetro del cantiere. Perché verso il tappeto rosso non devono andare. Ma l'operazione comunque è già riuscita: come la vista del cantiere ormai scoperto dimostra a chiunque passi.
Autori del gesto, i lavoratori dello spettacolo che da tempo occupano il Teatro Valle di Roma. E che - dopo essere sbarcati a Venezia, su invito della rassegna Giornate degli autori - hanno occupato insieme a lavoratori dell'audiovisivo della Laguna un'altra struttura teatrale, l'unica del Lido, fuori uso da vent'anni: il Marinoni, una bell'edificio liberty che adesso sta per passare in mani private. "Due simboli identici di come la cultura ceda il passo alla speculazione e alla cementificazione", spiegano. Così come lo è il cratere: l'avveniristico e già abortito Palazzo del cinema è costato ai contribuenti tantissimi soldi. Quanto di preciso, lo ricordano i finti necrologi che i manifestanti appendono sulle cancellate prima nascoste dalle coperture: "Qui giacciono 37 milioni di euro", è scritto.
Un'azione di notevole impatto, quella messa in scena dai ragazi del Valle. Che dimostrano come, al di là del glamour e del red carpet, il re sia nudo. "Un film dell'orrore", commenta uno di loro guardando l'enorme buco. "Spammate le immagini di questo blitz a tutti quelli che conoscete", dice un'altra al telefonino. Ottavia Piccolo, che li accompagna, sottolinea "l'assurdo" della situazione: "Prima in questo spazio oltre agli alberi c'erano delle scale bellissime, orgoglio della Mostra negli anni '50", spiega. Il regista-attore Pippo Del Bono, alla Mostra per presentare il suo film, riprende la scena con una videocamera. Mentre l'archistar Odile Dcq, giurata del festival, annuncia la sua solidarietà.
Intanto, dopo una prima fase di assenza, le forze dell'ordine si fanno vedere: bloccano gli occupanti a metà del perimetro del cantiere. Perché verso il tappeto rosso non devono andare. Ma l'operazione comunque è già riuscita: come la vista del cantiere ormai scoperto dimostra a chiunque passi.