VENEZIA - Il mondo contemporaneo dilaniato da due opposti estremismi, entrambi a loro modo violenti e letali. Quello religioso, legato all'islamismo, che tutti conosciamo. E quello espresso dai vertici della finanza mondiale, dagli "squali" che dai loro uffici impersonali di Wall Street, tutti cristallo e acciaio, decidono chi nel mondo, dal punto di vista economico, deve vivere o morire. Stretto tra i due universi Riz Ahmed, l'attore e rapper anglo-pakistano, nel suo ruolo di protagonista in The Reluctant Fundamentalist, film di apertura (fuori concorso) di questa Mostra numero 69, accolto con applausi alla proiezione per la stampa della mattina.
VIDEO Le clip del film
LE FOTO
FOTO Kate sbarca al Lido, look da teenager
DIRETTA TWITTER DELLA CERIMONIA DI APERTURA
Trattamento caloroso all'incontro con i cronisti anche per la regista, l'indiana giramondo Mira Nair (già Leone d'oro per Monsoon Wedding) e per il suo cast: oltre ad Amhed ci sono il sempre bravissimo Liev Schreiber e la diva Kate Hudson. Bella, bionda e luminosa, nel suo semplice tailleur beige. E pronta dare un tocco di glamour alla cerimonia di inaugurazione di questa sera, insieme alla madrina Kasia Smutniak e alla giurata Laetitia Casta. Ma adesso, nella sala conferenze del Casinò, l'attenzione la cattura soprattutto la regista, alla sua quinta volta al Lido: "Con questo film - racconta - volevo mostrare il parallelismo tra i due fondamentalismi, quello religioso e quello economico. E soprattutto volevo dare un messaggio di speranza, di guarigione, contro la miopia, il muro che divide che Est e Ovest. Trovare un ponte che ci unisce: tema che sento molto, essendo io stessa divisa tra due mondi. Il contrario della logica alla Bush, quella di 'o con me o contro di me'".
Tratto dall'omonimo bestseller internazionale di Hamid Mohsin, edito in Italia da Einaudi, The Reluctant Fundamentalist si svolge tra New York e Pakistan, tra il 2001 e il 2011. Il protagonista Changez, immigrato dal Punjab con la sua famiglia nella Grande Mela, grazie al suo talento e alla sua intelligenza riesce a entrare in un grosso studio di consulenza che aiuta le multinazionali e sbarazzarsi dei dipendenti di troppo. Il suo capo ufficio Kiefer Sutherland (volto dei serial 24 e Touch, e come tale simbolo dell'America di Bush) lo adora, la nipote del boss supremo della società (Kate Hudson) si innamora di lui. Ma l'undici settembre cambia tutto. Per cui dieci anni dopo lo ritroviamo a Lahore, intervistato dall'ambiguo giornalista Bobby (Liev Schreiber), a raccontare la sua storia. E chissà se i due riusciranno a capirsi, superando le barriere dei pregiudizi e dell'ignoranza.
The Reluctant Fundamentalist è un film che il pubblico americano sicuramente faticherà a digerire. In primo luogo, per alcuni passaggi. Come quando il protagonista spiega che guardando alla tv l'attentato alle Torri ha sentito una forma di ammirazione per la geometrica potenza dell'operazione: "Non hai provato anche tu - chiede all'interlocutore statunitense - un brivido di piacere, vedendo tutta quell'arroganza messa in ginocchio?". Ma soprattutto perché rigetta le soluzioni semplici, abbracciando in pieno la complessità in cui siamo immersi. "Spero proprio conclude la regista - che gli spettatori americani colgano lo spirito del film rappresentato dal confronto tra Changez e Bobby: un dialogo senza i pregiudizi e l'ignoranza che vediamo nella politica e sui media. Ad esempio, il Pakistan viene visto come un posto di terrorismo e corruzione, ma non è vero".
Quanto alla Hudson, l'attrice si limita a spiegare che, come tutti i personaggi del film, anche lei a volte si sente "un outsider: tutti abbiamo le nostre lotte interiori". Insomma: sorriso smagliante, ma poco altro.
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Trattamento caloroso all'incontro con i cronisti anche per la regista, l'indiana giramondo Mira Nair (già Leone d'oro per Monsoon Wedding) e per il suo cast: oltre ad Amhed ci sono il sempre bravissimo Liev Schreiber e la diva Kate Hudson. Bella, bionda e luminosa, nel suo semplice tailleur beige. E pronta dare un tocco di glamour alla cerimonia di inaugurazione di questa sera, insieme alla madrina Kasia Smutniak e alla giurata Laetitia Casta. Ma adesso, nella sala conferenze del Casinò, l'attenzione la cattura soprattutto la regista, alla sua quinta volta al Lido: "Con questo film - racconta - volevo mostrare il parallelismo tra i due fondamentalismi, quello religioso e quello economico. E soprattutto volevo dare un messaggio di speranza, di guarigione, contro la miopia, il muro che divide che Est e Ovest. Trovare un ponte che ci unisce: tema che sento molto, essendo io stessa divisa tra due mondi. Il contrario della logica alla Bush, quella di 'o con me o contro di me'".
Tratto dall'omonimo bestseller internazionale di Hamid Mohsin, edito in Italia da Einaudi, The Reluctant Fundamentalist si svolge tra New York e Pakistan, tra il 2001 e il 2011. Il protagonista Changez, immigrato dal Punjab con la sua famiglia nella Grande Mela, grazie al suo talento e alla sua intelligenza riesce a entrare in un grosso studio di consulenza che aiuta le multinazionali e sbarazzarsi dei dipendenti di troppo. Il suo capo ufficio Kiefer Sutherland (volto dei serial 24 e Touch, e come tale simbolo dell'America di Bush) lo adora, la nipote del boss supremo della società (Kate Hudson) si innamora di lui. Ma l'undici settembre cambia tutto. Per cui dieci anni dopo lo ritroviamo a Lahore, intervistato dall'ambiguo giornalista Bobby (Liev Schreiber), a raccontare la sua storia. E chissà se i due riusciranno a capirsi, superando le barriere dei pregiudizi e dell'ignoranza.
The Reluctant Fundamentalist è un film che il pubblico americano sicuramente faticherà a digerire. In primo luogo, per alcuni passaggi. Come quando il protagonista spiega che guardando alla tv l'attentato alle Torri ha sentito una forma di ammirazione per la geometrica potenza dell'operazione: "Non hai provato anche tu - chiede all'interlocutore statunitense - un brivido di piacere, vedendo tutta quell'arroganza messa in ginocchio?". Ma soprattutto perché rigetta le soluzioni semplici, abbracciando in pieno la complessità in cui siamo immersi. "Spero proprio conclude la regista - che gli spettatori americani colgano lo spirito del film rappresentato dal confronto tra Changez e Bobby: un dialogo senza i pregiudizi e l'ignoranza che vediamo nella politica e sui media. Ad esempio, il Pakistan viene visto come un posto di terrorismo e corruzione, ma non è vero".
Quanto alla Hudson, l'attrice si limita a spiegare che, come tutti i personaggi del film, anche lei a volte si sente "un outsider: tutti abbiamo le nostre lotte interiori". Insomma: sorriso smagliante, ma poco altro.