Venezia 2012

IN CONCORSO

Fenomeno "The Master", il film più atteso
"Ma non vi dirò cosa ne pensa Tom Cruise..."

L'opera di Anderson sul rapporto tra il leader di una setta e un suo allievo sbandato: "Ispirato in parte alle origini di Scientology, ma in realtà racconta la love story tra due uomini". Poi le solite bizze del divo Joaquin Phoenix

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VENEZIA - Non c'è star più prevedibile di Joaquin Phoenix. Si presenta all'incontro coi cronisti - camicia scura, cravatta, niente giacca - con l'espressione annoiata e poco disponibile che sfoggia, da anni, in ogni occasione. Nel corso del colloquio con la stampa abbandona all'improvviso la sala, per tornare solo alcuni minuti più tardi. Fuma malgrado il divieto, e rifiuta di rispondere praticamente a ogni domanda. Se non  per dire "non so da dove venga il personaggio, e nemmeno me ne importa"; e per contraddire il collega Philip Seyour Hoffman: "Non è affatto vero che avevamo libertà sul set", replica a una sua affermazione. Più cliché del dannato e del maledetto di così, proprio non si può. E in serata, in passerella, analoga sceneggiata: ma almeno firma qualche autografo ai fan.

VIDEO la recensione di Curzio Maltese


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Detto questo, c'è da aggiungere che l'attore sbarca al Lido al seguito di uno dei film (in concorso) più attesi della Mostra: The Master di Paul Thomas Anderson, protagonista lo stesso Phoenix al fianco di Hoffman, storia di un maestro e di un discepolo di una sorta di setta psico-religiosa, negli Stati Uniti degli anni Cinquanta. Pellicola al centro dell'attenzione non solo per l'appeal del regista  -  autore di tante pellicole importanti, da Magnolia a Il Petroliere  -  ma per una presunta ispirazione al mondo di Scientology. A questo propsoito,  Anderson conferma il rumor su una visione anticipata della pellicola da parte del suo amico Tom Cruise, seguace del movimento fondato da Ron Hubbard: "E' vero - ammette oggi - lui l'ha vista in anteprima: ma cosa sia successo, resterà tra noi". Aggiunge poi di aver tratto parte del materiale "non dalla Scientology di oggi, di cui so pochissimo, ma dalle sue origini". Anche se il suo scopo, come narratore, era un altro: "Raccontare la storia d'amore tra questi due uomini. Un amore di quelli che durano per tutta la vita".

E in effetti, guardando il film - accolto dalla stampa con applausi - bisogna dare ragione al suo autore: nei 138 minuti di durata, tutti infarciti del virtuosismo dei due attori principali, dei meccanismi tipici di un gruppo chiuso di discepoli di un credo non c'è molto. O, meglio, non si aggiunge nulla a quanto qualsiasi spettatore può immaginare. Ci si concentra, invece, sulle dinamiche tra la coppia di personaggi. Phoenix è Freddie, sbandato reduce di guerra che dopo una sbornia incontra, appunto, The Master (Hoffman): un uomo che insieme alla fanatica moglie (Amy Adams), ai figli e a un gruppetto di seguaci cerca di diffondere la sua pseudo-religione, chiamata La Causa. Utilizzando una sorta di ipnosi per manipolare le persone.

Sradicato da tutto e tutti, Freddie è interessato quasi morbosamente dal Maestro e dal suo mondo. Così finisce per diventare la sua (violenta) guardia del corpo, in un rapporto sempre più stretto: "Io sono l'unico a cui tu piaci", gli dice l'altro quando entrambi vengono chiusi in prigione per una appropriazione indebita. Insomma i due diventano sempre di più uno lo specchio dell'altro, in una forma di attrazione anche erotica (seppure inespressa) che domina la seconda parte del film.

E tra una bizza e l'altra di Joaquin Phoenix, all'incontro coi cronisti Anderson tiene soprattutto a sottolineare l'assenza di una dimensione storica o legata all'attualità: "Non credo che il film sia un'indagine sul mondo delle sette americane - dice - o che abbia un versante sociologico: la realtà è che il rapporto del maestro e del discepolo è un tema che esiste fin dalle origini della letteratura". Mentre Philip Seymour Hoffman sviscera il legame tra i due personaggi: "Tra loro c'è qualcosa, si identificano l'uno nell'altro. Sono entrambe bestie selvagge, ed entrambe vogliono addomesticarsi reciprocamente: per questo si attraggono". Il giudizio degli spettatori italiani il prossimo gennaio, quando The Master uscirà nei cinema distribuito dalla Lucky Red.