Fischiato Malick il leggendario
"To the Wonder" non convince
dal nostro inviato CLAUDIA MORGOGLIONE
Accoglienza contrastata, fra "buu" e qualche applauso, per il film con Ben Affleck, Rachel McAdams e Javier Bardem. Un'esplorazione dell'amore e un nuovo capitolo della ricerca del regista sul senso dell'esistenza. In conferenza stampa solo le due non protagoniste, Olga Kurylenko e l'italiana Romina Mondello
VENEZIA - Pensare a un film di un regista leggendario come Terrence Malick fischiato a un festival sembra fantascienza. Ma stavolta il miracolo (chiamiamolo così) si è compiuto di nuovo: così come già accade a Cannes con The Tree of Life, stavolta il suo To the Wonder, in concorso oggi qui al Lido, viene accolto - al termine della prima proiezione stampa della mattina - da un coro di buuu che sovrastano gli applausi. E fa anche un po' tristezza il fatto che, qualche ora più tardi, a difendere la pellicola dall'ondata di perplessità che ha suscitato ci siano solo la protagonista femminile, l'ex modella ed ex Bond Girl Olga Kurylenko, e l'attrice italiana Romina Mondello, che sullo schermo appare per pochi minuti in un'unica sequenza.
VIDEO La recensione di Curzio Maltese
FOTO La doppietta di Rachel
L'assenza di Malick dagli incontri con i cronisti, ovviamente, era più che prevista: si nasconde da anni dagli incontri pubblici, non si fa foto…
VIDEO La recensione di Curzio Maltese
FOTO La doppietta di Rachel
L'assenza di Malick dagli incontri con i cronisti, ovviamente, era più che prevista: si nasconde da anni dagli incontri pubblici, non si fa foto…
VENEZIA - Pensare a un film di un regista leggendario come Terrence Malick fischiato a un festival sembra fantascienza. Ma stavolta il miracolo (chiamiamolo così) si è compiuto di nuovo: così come già accade a Cannes con The Tree of Life, stavolta il suo To the Wonder, in concorso oggi qui al Lido, viene accolto - al termine della prima proiezione stampa della mattina - da un coro di buuu che sovrastano gli applausi. E fa anche un po' tristezza il fatto che, qualche ora più tardi, a difendere la pellicola dall'ondata di perplessità che ha suscitato ci siano solo la protagonista femminile, l'ex modella ed ex Bond Girl Olga Kurylenko, e l'attrice italiana Romina Mondello, che sullo schermo appare per pochi minuti in un'unica sequenza.
VIDEO La recensione di Curzio Maltese
FOTO La doppietta di Rachel
L'assenza di Malick dagli incontri con i cronisti, ovviamente, era più che prevista: si nasconde da anni dagli incontri pubblici, non si fa fotografare. Anche se lo scorso anno a Cannes col suo The Tree of Life partecipò in incognito alla proiezione ufficiale, all'insaputa perfino dell'ufficio stampa. Stavolta però, giurano i suoi produttori, non ci saranno incursioni a sorpresa. Il vero problema è che qui a Venezia mancano anche i due protagonisti maschili, Ben Affleck e Javier Bardem: e quindi il discorso su un'opera comunque importante e ambiziosa risulta amputato.
Sul piano dei temi, delle immagini, del tipo di virtuosismo registico, To the Wonder è quasi un sequel di The Tree of Life. Solo che qui la storia, e soprattutto i personaggi, a molti degli spettatori sono sembrati meno interessanti. In particolare non ha molta consistenza la protagonista femminile Marina (la Kurylenko, sullo schermo bellissima ma poco carismatica): innamorata a Parigi di un americano (Affleck), annulla completamente se stessa in questo sentimento. In un continuo desiderio di coccole e passione lo segue nel suo Oklahoma. Ma qui l'adorazione soffocante per lui, la sua dipendenza ossessiva, si infrangono sul minore coinvolgimento del partner, che ritrova - tra sogno e realtà - il legame con l'amica d'infanzia Rachel McAdams. E mentre Bardem è un prete spagnolo dalla fede tormentata, che nella stessa cittadina di Affleck incontra i poveri e gli afflitti, la Mondello interpreta un'italiana che consiglia a Marina di scappare da lì a gambe levate.
Affascinante col suo look grigio luccicante, capelli castano-rossicci che le ricadono sulle spalle, è alla Kurylenko che tocca interpretare il significato del film: "Malgrado la separazione, l'amore resta comunque eterno. E' questo che caratterizza il mio personaggio, malgrado la coppia di cui fa parte non riesca a vivere insieme. Una cosa vera, che accade spesso: ciò che ci fa andare avanti è l'amore, non la quotidianità della vita. L'amore vince su tutto. Anche e a volte lo dimentichiamo. Poi la storia si interroga anche su una questione più generale: si tratta di destino, o le persone hanno il libero arbitrio?".
Ed è sempre Olga a spiegare in che modo Malick, mai come in questo film, abbia utilizzato "uno stile molto visivo, in cui sono le immagini, i gesti, gli occhi, a veicolare le emozioni. Le parole contano meno, infatti ce ne sono pochissime: lui mi ha convinto che il silenzio spesso è più forte del parlare. Ho adorato lavorare in questo modo: sono da sempre una fan dei film di Terrence, già al provino ho capito che mi avrebbe scelto. Una sorta di telepatia, proseguita durante le riprese: sapevo esattamente cosa voleva da me. E' un veggente. Per prepararmi mi ha fatto leggere libri come I fratelli Karamazov e Anna Karenina: tutti dovremmo riprenderli in mano più spesso possibile".
Poi anche la Mondello, scelta fra tantissime attrici italiane che hanno fatto le audizioni per il film, racconta la sua esperienza col grande cineasta: "Un uomo considerato maniacale ma in realtà profondo, un regista curioso che scava nell'anima. Molto leggero, anche quando va in profondità". E questo, più o meno, è tutto.
VIDEO La recensione di Curzio Maltese
FOTO La doppietta di Rachel
L'assenza di Malick dagli incontri con i cronisti, ovviamente, era più che prevista: si nasconde da anni dagli incontri pubblici, non si fa fotografare. Anche se lo scorso anno a Cannes col suo The Tree of Life partecipò in incognito alla proiezione ufficiale, all'insaputa perfino dell'ufficio stampa. Stavolta però, giurano i suoi produttori, non ci saranno incursioni a sorpresa. Il vero problema è che qui a Venezia mancano anche i due protagonisti maschili, Ben Affleck e Javier Bardem: e quindi il discorso su un'opera comunque importante e ambiziosa risulta amputato.
Sul piano dei temi, delle immagini, del tipo di virtuosismo registico, To the Wonder è quasi un sequel di The Tree of Life. Solo che qui la storia, e soprattutto i personaggi, a molti degli spettatori sono sembrati meno interessanti. In particolare non ha molta consistenza la protagonista femminile Marina (la Kurylenko, sullo schermo bellissima ma poco carismatica): innamorata a Parigi di un americano (Affleck), annulla completamente se stessa in questo sentimento. In un continuo desiderio di coccole e passione lo segue nel suo Oklahoma. Ma qui l'adorazione soffocante per lui, la sua dipendenza ossessiva, si infrangono sul minore coinvolgimento del partner, che ritrova - tra sogno e realtà - il legame con l'amica d'infanzia Rachel McAdams. E mentre Bardem è un prete spagnolo dalla fede tormentata, che nella stessa cittadina di Affleck incontra i poveri e gli afflitti, la Mondello interpreta un'italiana che consiglia a Marina di scappare da lì a gambe levate.
Affascinante col suo look grigio luccicante, capelli castano-rossicci che le ricadono sulle spalle, è alla Kurylenko che tocca interpretare il significato del film: "Malgrado la separazione, l'amore resta comunque eterno. E' questo che caratterizza il mio personaggio, malgrado la coppia di cui fa parte non riesca a vivere insieme. Una cosa vera, che accade spesso: ciò che ci fa andare avanti è l'amore, non la quotidianità della vita. L'amore vince su tutto. Anche e a volte lo dimentichiamo. Poi la storia si interroga anche su una questione più generale: si tratta di destino, o le persone hanno il libero arbitrio?".
Ed è sempre Olga a spiegare in che modo Malick, mai come in questo film, abbia utilizzato "uno stile molto visivo, in cui sono le immagini, i gesti, gli occhi, a veicolare le emozioni. Le parole contano meno, infatti ce ne sono pochissime: lui mi ha convinto che il silenzio spesso è più forte del parlare. Ho adorato lavorare in questo modo: sono da sempre una fan dei film di Terrence, già al provino ho capito che mi avrebbe scelto. Una sorta di telepatia, proseguita durante le riprese: sapevo esattamente cosa voleva da me. E' un veggente. Per prepararmi mi ha fatto leggere libri come I fratelli Karamazov e Anna Karenina: tutti dovremmo riprenderli in mano più spesso possibile".
Poi anche la Mondello, scelta fra tantissime attrici italiane che hanno fatto le audizioni per il film, racconta la sua esperienza col grande cineasta: "Un uomo considerato maniacale ma in realtà profondo, un regista curioso che scava nell'anima. Molto leggero, anche quando va in profondità". E questo, più o meno, è tutto.