VENEZIA - "Oggi sono un uomo libero. Per gli ultimi 16 mesi sono stato ostaggio di un'attrice di talento ma imprevedibile, che aveva detto che sarebbe stata qui e invece non c'è". Lindsay Lohan, la tormentata star che oscilla tra soggiorni in rehab e periodi di detenzione per guida in stato di ebrezza, non è a Venezia. Solo alle quattro del mattino del giorno prima della prima, il suo agente ha mandato un messaggio alla Mostra facendo imbestialire il regista di The Canyons, Paul Schrader: "Lindsay sta vivendo un momento delicato e deve pensare a sé".
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Presentato fuori concorso (il regista americano guida la giuria di Orizzonti), il film è un thriller noir ambientato a Los Angeles tra produzioni cinematografiche da quattro soldi, ossessione per il sesso e crudeli giochi mentali. Protagonista accanto alla Lohan è il pornodivo James Deen (il nome d'arte viene da un soprannome affibbiatogli per una vaga somiglianza) alla prima prova fuori dalla produzione hard, lui presente a Venezia e generoso di autografi. Stroncato dalla critica americana - con l'eccezione di Variety - il film vuole essere una riflessione sul cinema e sul suo futuro. Tante sale cinematografiche chiuse fanno da sfondo al turbolento e violento triangolo composto da un'aspirante attrice senza particolare talento (la Lohan), un produttore ricco figlio di papà (Deen) e un ex modello che vorrebbe sfondare nel cinema.
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"Lindsay è un'attrice temeraria, ma ha difficoltà a fingere le cose - dice Schrader - Per poter interpretare una scena la deve vivere, sullo schermo tutto quello che la riguarda è genuino. Per arrivare a questa verità però si esaurisce lei e esaurisce chi è intorno a lei. Questo è il suo primo ruolo diretto e duro dopo tanta commedia romantica. Mi è sembrato di poterla paragonare alla Marilyn Monroe di Gli spostati.
"All'inizio non avevamo soldi - spiega lo sceneggiatore Bret Easton Ellis, scrittore celebre anche per il suo American Psycho adattato per il cinema - per cui ho costruito un noir su piccola scala, realizzando personaggi nel mio stile narrativo, ma che potessero essere diretti da Paul di cui sono un grande estimatore soprattutto per American Gigolo. Questo film, costato 150.000 dollari, è stata la migliore esperienza con il cinema visto che per una volta ho potuto seguire tutto il processo creativo". Gli fa eco il regista, un passato all'interno dei grandi studios: "Realizzare questo film è stato una sfida e un divertimento. Abbiamo scoperto che potevamo fare un cinema diverso praticamente senza budget, senza pagare costumi, né trucco, né trasporti, senza guadagnarci nulla e raccogliendo denaro attraverso i social media".
Il film infatti ha utilizzato il sistema di crowdfunding pensato per raccogliere fondi su internet attraverso le donazioni degli utenti. Di certo al successo della raccolta ha contribuito il fatto che la protagonista fosse Lindsay Lohan, e nel bene e nel male il suo personaggio ha polarizzato l'attenzione dei media, come la sua assenza di oggi. "Il film in America è stato molto attaccato - ha detto Ellis - è stato paragonato addirittura a Wolverine senza tentare di capire quale fosse il senso. Io da parte mia sono soddisfatto: non c'era né tempo né denaro ed è riuscito meglio di quanto immaginassi".
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Presentato fuori concorso (il regista americano guida la giuria di Orizzonti), il film è un thriller noir ambientato a Los Angeles tra produzioni cinematografiche da quattro soldi, ossessione per il sesso e crudeli giochi mentali. Protagonista accanto alla Lohan è il pornodivo James Deen (il nome d'arte viene da un soprannome affibbiatogli per una vaga somiglianza) alla prima prova fuori dalla produzione hard, lui presente a Venezia e generoso di autografi. Stroncato dalla critica americana - con l'eccezione di Variety - il film vuole essere una riflessione sul cinema e sul suo futuro. Tante sale cinematografiche chiuse fanno da sfondo al turbolento e violento triangolo composto da un'aspirante attrice senza particolare talento (la Lohan), un produttore ricco figlio di papà (Deen) e un ex modello che vorrebbe sfondare nel cinema.
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"Lindsay è un'attrice temeraria, ma ha difficoltà a fingere le cose - dice Schrader - Per poter interpretare una scena la deve vivere, sullo schermo tutto quello che la riguarda è genuino. Per arrivare a questa verità però si esaurisce lei e esaurisce chi è intorno a lei. Questo è il suo primo ruolo diretto e duro dopo tanta commedia romantica. Mi è sembrato di poterla paragonare alla Marilyn Monroe di Gli spostati.
"All'inizio non avevamo soldi - spiega lo sceneggiatore Bret Easton Ellis, scrittore celebre anche per il suo American Psycho adattato per il cinema - per cui ho costruito un noir su piccola scala, realizzando personaggi nel mio stile narrativo, ma che potessero essere diretti da Paul di cui sono un grande estimatore soprattutto per American Gigolo. Questo film, costato 150.000 dollari, è stata la migliore esperienza con il cinema visto che per una volta ho potuto seguire tutto il processo creativo". Gli fa eco il regista, un passato all'interno dei grandi studios: "Realizzare questo film è stato una sfida e un divertimento. Abbiamo scoperto che potevamo fare un cinema diverso praticamente senza budget, senza pagare costumi, né trucco, né trasporti, senza guadagnarci nulla e raccogliendo denaro attraverso i social media".
Il film infatti ha utilizzato il sistema di crowdfunding pensato per raccogliere fondi su internet attraverso le donazioni degli utenti. Di certo al successo della raccolta ha contribuito il fatto che la protagonista fosse Lindsay Lohan, e nel bene e nel male il suo personaggio ha polarizzato l'attenzione dei media, come la sua assenza di oggi. "Il film in America è stato molto attaccato - ha detto Ellis - è stato paragonato addirittura a Wolverine senza tentare di capire quale fosse il senso. Io da parte mia sono soddisfatto: non c'era né tempo né denaro ed è riuscito meglio di quanto immaginassi".