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Mostra di Venezia, siamo tutti altmaniani: un doc-omaggio all'irriverente di Hollywood

Presentato al Lido, nella sezione Venezia Classici, il documentario "Altman", di Ron Mann, che racconta la vita e la carriera del grande regista. Testimonianze, filmini familiari e racconti in prima persona. La moglie Kathryn: "Era una persona unica, ci voleva qualcuno in grado di restituirlo alla sua vitalità"
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VENEZIA - Altmanesque, altmaniano. I significati dell'aggettivo che racchiude la poetica di Robert Altman, declinati dai "suoi" attori, sono il filo rosso del bel documentario di Ron Mann presentato nella sezione Venezia Classici, alla Mostra del cinema. Per Robin Williams significa "aspettarsi l'inaspettato", per Julianne Moore è sinonimo di "essere vulnerabile", per Bruce Willis "prendere a calci gli studios di Hollywood". Il padre del cinema indipendente americano raccontava che per lui "fare un film è come costruire un castello di sabbia. Si va in spiaggia con gli amici e se ne costruisce uno, poi ci si mette seduti a bere una birra aspettando l'arrivo delle onde".

Altman (distribuito in Italia da MYmovies.it in collaborazione con Feltrinelli Real Cinema) si apre su una spiaggia assolata e un castello di sabbia in costruzione. "Da quando è morto nel 2006 - racconta al telefono da Los Angeles la sua vedova,…
VENEZIA - Altmanesque, altmaniano. I significati dell'aggettivo che racchiude la poetica di Robert Altman, declinati dai "suoi" attori, sono il filo rosso del bel documentario di Ron Mann presentato nella sezione Venezia Classici, alla Mostra del cinema. Per Robin Williams significa "aspettarsi l'inaspettato", per Julianne Moore è sinonimo di "essere vulnerabile", per Bruce Willis "prendere a calci gli studios di Hollywood". Il padre del cinema indipendente americano raccontava che per lui "fare un film è come costruire un castello di sabbia. Si va in spiaggia con gli amici e se ne costruisce uno, poi ci si mette seduti a bere una birra aspettando l'arrivo delle onde".

Altman (distribuito in Italia da MYmovies.it in collaborazione con Feltrinelli Real Cinema) si apre su una spiaggia assolata e un castello di sabbia in costruzione. "Da quando è morto nel 2006 - racconta al telefono da Los Angeles la sua vedova, Kathryn - ho sempre sperato dentro di me di trovare la persona giusta per raccontarlo. Come lei probabilmente saprà, Bob era una persona unica e ci voleva qualcuno in grado di restituirlo al pubblico nella sua vitalità. Avevo ormai rinunciato quando è venuto da me questo regista che aveva la stessa irriverenza di mio marito. Ha lavorato per due anni, fatto mille ricerce e scovato materiali di cui non ricordavo l'esistenza. Il risultato mi sembra altmaniano". Lo è soprattutto perché il narratore della storia è lo stesso cineasta di Kansas City, in occasioni pubbliche e interviste, accompagnando il pubblico con lo sguardo ironico e quello che il discepolo Paul Thomas Anderson ha definito "il miglior sorriso mai sfoggiato da un regista".

Si comincia dalle lettere spedite, quand'era bombardiere nel Pacifico meridionale, alla cugina del padre, che lavora per un agente a Hollywood: "sono scritte benissimo, dovresti fare lo scrittore. È stata lì che è cominciata". Le prime sceneggiature, poi in viaggio verso New York, l'incontro che lo porta agli studi di Culver City, a girare filmati industriali. Una lunga gavetta, che poi lo porterà alla tv. "Credo che anche oggi i registi televisivi non abbiano nessuna libertà. Bob lottava, voleva esprimersi. La sovrapposizione di dialoghi tentata nel film Conto alla rovescia gli costò il posto di lavoro. "Già Jack Warner mi aveva spiegato che non mi stimava e che secondo lui non avrei fatto niente di buono. E quando di ritorno da un viaggio vide i giornalieri e gli attori che si parlavano l'uno sull'altro, come succede nella vita, mi mandò a dire che non mi sarei dovuto presentarsi allo studio perché mi avrebbero bloccato ai cancelli. Ero fuori". Del resto sapeva che non sarebbe sopravvissuto dentro il sistema. Ma non era solo, al suo fianco, fin dal primo incontro, c'era Katryin, che aveva conosciuto sul set della serie : "Ci siamo parlati la prima volta, uno scambio di battute, e non ci siamo lasciati più. Lui era scettico, era stato sposato due volte, aveva tre figli, io ne avevo uno. In comune avevamo il senso dell'umorismo, 47 anni di risate insieme, e sei figli, malgrado gli alti e bassi". Nei bassi hanno sfiorato la povertà. E il regista ha dovuto far ricorso al talento per il gioco d'azzardo ereditato dal padre.

Altman si racconta sempre con il sorriso, e la divisa immutata nei decenni: giubbotti pastellati anni settanta e pantaloni sportivi. Anche in alcuni divertenti cortometraggi "che giravamo tra un lavoro e l'altro". Ecco spezzoni di The Party, storia di un tizio a una festa anni 60 che finisce in piscina (ma fanno ottimi cocktail anche lì) o Pot au feu sul surreale passaggio di mano dello spinello perfetto, dopo aver visto il quale il produttore Ingo Preminger lo chiama per M*A*S*H*. "Alla prima proiezione quelli della Warner mi chiesero di togliere tutte le operazioni chirurgiche piene di sangue, per fortuna con Darryl Zanuck c'erano due ragazze francesi che dissero "no, sono le parti migliori!". Secondo Katyhrin "quello è stato il momento in cui, a quarant'anni, Bob ha capito che aveva finalmente una carriera. E sono entrati a casa un po' di soldi". La famiglia ha comprato la villa sull'oceano, che avrebbe dovuta vendere negli altri bassi della vita. Inizia un lungo rapporto di odio-amore col sistema degli studios. Successi e stroncature feroci. Di Health, soppresso dopo il licenziamento dalla Fox di Alan Ladd jr, ci resta un breve filmato e l'esilarante spot promozionale con un giornalista che intervista Alman immerso in una vasca termale, cappello in testa, i piedi nudi a galleggiare sull'acqua: "fa questo film perché è preoccupato per la sua salute".

In Altman preziosi backstage dei capolavori altmaniani, M*A*S*H, Nashville, Buffalo Bill e gli indiani, Un matrimonio, fino a Gosford Park e Radio America ("Com'è possibile che una persona sola sia responsabile di tanti film straordinari?", si chiede Paul Thomas Anderson nella prefazione di Altman racconta Altman, edito da Kowalski). E poi tanti filmini familiari, girati dal regista e dai suoi, che spesso fanno da voce narrante. Il figlio Stephen dice "per papà il cinema veniva prima della famiglia". "Sapesse come si è dispiaciuto per aver detto questo" spiega al telefono la vedova Altman. "Bob è stato un marito e padre straordinario, che ci ha sempre portati con sé sul set e in giro per il mondo". Cinema, famiglia, impegno politico. M*A*S*H* era ambientato nella guerra in Corea ma parlava di quella del Vietnam. Sull'odiato Nixon Altman girò Secret Honor, "mi mandò una copia del suo libro Leaders, era ormai un ex presidente, con la dedica 'Grazie per il tuo supporto negli anni'. L'ho bruciato per paura che i miei nipoti un giorno lo avrebbero scovato nel mio archivio pensando che ero stato un suo sostenitore. "Mio marito amava profondamente il suo paese e per questo voleva descriverlo così com'era".

Sull'alternanza di successi e flop Altman diceva "io sono coerente e seguo la mia strada, che solo occasionalmente attraversa i gusti del pubblico". Quanto a Hollywood: "Io non so fare i film che interessano a loro e a loro non interessano quelli che so fare io". Popeye- Braccio di ferro fu un bagno di sangue, "il maltempo distrusse il set a Malta, Bob temeva di non finirlo. Fu stroncato ma ha accompagnato e accompagna le infanzie di intere generazioni. Sono felice che nel film ci sia Robin Williams, i problemi del film non rovinarono mai la bella amicizia e lui e Bob sono rimasti vicini fino alla fine. Robin era una persona generosa".

Malgrado i problemi di saluto, l'infarto, il trapianto di cuore e poi il cancro, il regista ha sempre guardato al futuro. Ricevendo l'Oscar alla carriera disse: "Undici anni fa mi hanno dato il cuore di una donna di trent'anni, mi avete premiato troppo presto". Altman che dorme con il figlio neonato sul petto, che scherza nudo a una festa, che guarda i giornalieri con una folla di attori, che si racconta agli studenti di cinema. L'ultima immagine non è nel film ma la regala Katryin: "Conservo una sua foto con Federico Fellini, sono abbracciati durante una cerimonia a Los Angeles. Bob lo ammirava come si ammirano due spiriti affini". Almaniano, felliniano.