Venezia 2014

IL PERSONAGGIO

Al Pacino: "Essere famosi è stressante, ma la vita delle persone comuni lo è anche di più"

Parla l'attore, doppiamente protagonista a Venezia:  fuori concorso con "The Humbling" di Barry Levinson e in concorso con "Manglehorne". "Nel suo film Levinson ha riadattato il romanzo di Roth dando a questa storia un tono comico che poi è quello della vita di tutti i giorni... " "Se faccio troppi complimenti a Venezia e all'Italia, non fateci caso: questa è la mia patria"

3 minuti di lettura
VENEZIA - Occhiali a specchio, completo nero e pashmina grigia, capelli sparati ma soprattutto un grande sorriso. Al Pacino è sbarcato a Venezia di ottimo umore scherzando con i fotografi ("vi piace il mio nuovo taglio di capelli?"), elargendo scatti e autografi, sperticandosi in lodi a Venezia, dichiarazioni d'amore all'Italia ("questa è la mia patria"), scusandosi di saper dire nella nostra lingua soltanto buonasera e arrivederci. Il grande attore italoamericano (un Oscar per Profumo di donna di Martin Brest, remake dell'originale di Dino Risi, e un Leone alla carriera del 1994) è alla Mostra del cinema di Venezia per presentare due film: The Humbling (L'umiliazione) fuori concorso, del maestro Barry Levinson (il regista di Rain man e Good morning Vietnam) e Manglehorne, in concorso, del giovane regista di commedie David Gordon Green (Strafumati). Nel primo interpreta un grande attore sul viale del tramonto; ha superato i settant'anni e ha perso il suo talento e la sua sicurezza, la fiducia nelle proprie capacità è evaporata. Ne secondo invece è un fabbro che conduce una vita ordinaria in una piccola città della provincia americana, ma in realtà è un ex pregiudicato che quarant'anni prima ha rinunciato alla donna dei suoi sogni per un colpo e che ancora oggi non si perdona per la scelta che ha fatto.
[[ge:rep-locali:repubblica:94696521]]
In occasione della consegna del premio Mimmo Rotella ad Al Pacino e Barry Levinson abbiamo avuto la possibilità di fargli qualche domanda.

Lei è venuto più volte qui alla Mostra, qual è il suo ricordo più forte?
"Venezia è una città magnifica e questa mostra rappresenta da sempre un grande sostegno all'arte cinematografica. Sono perciò particolarmente felice di ricevere un premio di fronte a tutta questa bellezza, e sono anche molto eccitato. Magari posso sembrarvi eccessivo per i miei complimenti ma... non dimenticate che sono italiano. La mia patria è qui. Di Venezia ho tanti ricordi stupendi che un po' si confondono tra di loro, succede perché sono stati quasi tutti momenti vissuti sotto i riflettori e allora accade che se hai troppa luce addosso finisce che perdi qualche dettaglio. Però la lavorazione del Mercante di Venezia dove interpretavo Shylock quella no, non la dimentico, sono stati mesi bellissimi. Giravo per la città guardandola con gli occhi del personaggio shakespeariano. E poi ricordo la grande festa per l'anteprima del film proprio qui alla Mostra, con un party dove servivano pietanze originali del quindicesimo secolo. Una cucina straordinaria. Ricordo ancora il sapore delizioso della carne di montone...".
[[ge:rep-locali:repubblica:94699118]]
Lei dice di sentirsi italiano e di essersi ispirato al nostro cinema. C'è qualche film in particolare a cui avete pensato lavorando a The Humbling con Barry Levinson?
"Più che a qualche titolo in particolare ci siamo ispirati allo spirito di sperimentazione che hanno avuto alcuni registi italiani, in questo senso il film è nella tradizione del vostro cinema. È stato un film difficile da realizzare, avevamo un budget limitato e abbiamo dovuto ricorrere alla nostra tenacia per portarlo a termine. Barry ha messo a disposizione la sua casa, per le riprese, e abbiamo girato il film in tempi differenti. Facevamo qualche sequenza, poi magari dovevamo interrompere, io intanto facevo altri film, poi ricominciavamo. Abbiamo sempre conservato la forza e il desiderio di realizzarlo, questo film e, grazie alla qualità e alla tenacia di Levinson, alla fine abbiamo creato un lavoro veramente notevole. Non mi piace vantarmi delle cose che faccio, ma per The Humbling faccio un'eccezione".
[[ge:rep-locali:repubblica:94697035]]
L'idea per il film è venuta a lei dopo aver letto il romanzo di Philip Roth. Fino a che punto si è identificato nel protagonista?
"Appena ho letto il libro ho trovato molto interessante l'idea di un attore famoso sulla settantina che perde fiducia nel suo talento, che allenta la presa sulla sua arte e decide di smettere, di cambiare la sua vita. Avverte la sensazione di aver perso qualcosa nella sua esistenza per colpa del teatro e così decide di mettere da parte la sua carriera per diventare una 'persona comune'. Ma, come insegna il vecchio adagio, l'erba del vicino è sempre più verde e la soluzione dei suoi problemi non è quella: anche essere una persona comune comporta i suoi guai. Questo mi è sembrato un elemento in cui chiunque si potesse identificare".

"Nell'adattamento Barry Levinson è riuscito ad inserire un umorismo che nel libro non c'era", racconta Al Pacino. "Il romanzo era decisamente più dark. Attraverso il suo lavoro sperimentale è riuscito a cogliere lo spirito del libro pur realizzando un film diverso da quello che mi sarei aspettato. È riuscito a dare a questa storia un tono comico che poi è quello della vita di tutti i giorni".