VENEZIA - Era una grossa sfida: raccontare le ultime ventiquattro ore della vita dell'intellettuale italiano fra i più importanti del Novecento senza cadere nella retorica, nella dietrologia sulla sua morte, nella santificazione. Anche se l'impresa non è del tutto riuscita va riconosciuto l'impegno che "l'italiano del Bronx" - come ama definirsi - Abel Ferrara ha messo nel suo Pasolini in concorso a Venezia. "Sono cresciuto vedendo i suoi film e certo lui non è cresciuto vedendo i miei - ha detto Ferrara rispondendo a chi gli chiedeva un confronto tra se stesso e PPP - io sono buddista e il mio insegnamento è che si medita sul proprio maestro: io ho assorbito il suo lavoro e facendo questo film, incontrando le persone che lo hanno amato e conosciuto e dirigendo Ninetto (Davoli ndr), mi sono avvicinato al mio maestro".
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E così si vede Pasolini a Stoccolma per presentare Salò o le 120 giornate di Sodoma, rientrare a Roma la sera tardi, arrivare a casa dalla madre (interpretata da Adriana Asti) e dai cugini (Giada Colagrande, moglie di Willem Dafoe, qui nei panni del protagonista, e Valerio Mastandrea), leggere i giornali, scrivere qualche paragrafo del romanzo a cui stava lavorando, Petrolio (che si materializza sullo schermo attraverso gli occhi di Ferrara), pranzare con i familiari e la grande amica Laura Betti (Maria De Medeiros), giocare a calcio con i ragazzi del quartiere, cenare con Ninetto Davoli (Riccardo Scamarcio) per parlargli del film che voleva girare, Porno-Teo-Kolossal, poi rimasto sulla carta, infine caricare Pelosi al bar, portarlo a Ostia, morire sotto i colpi di un gruppo di balordi e dello stesso ragazzo di strada.
Sulla scelta di affrontare la morte di Pasolini sfrondandola da tutte le interpretazioni politiche successive (l'ipotesi che gli assassini fossero stati assoldati da chi vedeva in lui una minaccia politica, sociale e morale) ha parlato lo sceneggiatore Maurizio Braucci, che insieme a Ferrara ha lavorato sui tanti materiali (gli scritti, i film naturalmente ma anche le testimonianze degli amici, le sentenze sul suo assassinio, i pareri degli esperti). "Molte delle cose dette in passato non passano un esame accurato. Ci sono ancora oggi questioni confuse. Un'inchiesta letteraria non è un'inchiesta giudiziaria e io lo dico come amico e collaboratore di Saviano. Al centro del film abbiamo messo i fatti certi anche perché crediamo che il processo del 1976, conclusosi con la sentenza di omicidio a carico di Pelosi in concorso con ignoti, sia giusta".
La morte però rimane un momento centrale del film, raccontata con realismo e crudezza in una sequenza che bene fa comprendere cosa intende Dafoe quando dice: "Non ho fatto un lavoro di imitazione ma neanche di interpretazione, ho cercato di abitare la sua vita e di incarnare le sue azioni e le sue riflessioni in quelle ultime ore provando sentimenti forti e complessi". E Dafoe è un credibile e sincero Pasolini costruito nelle movenze, negli sguardi con l'aiuto dell'amico Davoli. "Ogni tanto guardavo Willem e vedevo Pierpaolo" ha detto l'attore di Il Vangelo secondo Matteo e Decameron.
Dafoe è credibile persino quando parla italiano con accento americano nelle sequenze con i ragazzi di strada. "Abbiamo girato tutto il film sia in italiano che in inglese, ma nelle scene in cui Willem non si sentiva abbastanza forte con la vostra lingua abbiamo tenuto la versione inglese - ha spiegato Ferrara - questo film oltre a essere un omaggio a Pier Paolo Pasolini è un omaggio alla lingua italiana e all'Italia che è il mio paese, quello di mio nonno e quello dove io vivo". Il film uscirà in versione doppiata (Pasolini avrà la voce di Fabrizio Gifuni) il 25 settembre.
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E così si vede Pasolini a Stoccolma per presentare Salò o le 120 giornate di Sodoma, rientrare a Roma la sera tardi, arrivare a casa dalla madre (interpretata da Adriana Asti) e dai cugini (Giada Colagrande, moglie di Willem Dafoe, qui nei panni del protagonista, e Valerio Mastandrea), leggere i giornali, scrivere qualche paragrafo del romanzo a cui stava lavorando, Petrolio (che si materializza sullo schermo attraverso gli occhi di Ferrara), pranzare con i familiari e la grande amica Laura Betti (Maria De Medeiros), giocare a calcio con i ragazzi del quartiere, cenare con Ninetto Davoli (Riccardo Scamarcio) per parlargli del film che voleva girare, Porno-Teo-Kolossal, poi rimasto sulla carta, infine caricare Pelosi al bar, portarlo a Ostia, morire sotto i colpi di un gruppo di balordi e dello stesso ragazzo di strada.
Sulla scelta di affrontare la morte di Pasolini sfrondandola da tutte le interpretazioni politiche successive (l'ipotesi che gli assassini fossero stati assoldati da chi vedeva in lui una minaccia politica, sociale e morale) ha parlato lo sceneggiatore Maurizio Braucci, che insieme a Ferrara ha lavorato sui tanti materiali (gli scritti, i film naturalmente ma anche le testimonianze degli amici, le sentenze sul suo assassinio, i pareri degli esperti). "Molte delle cose dette in passato non passano un esame accurato. Ci sono ancora oggi questioni confuse. Un'inchiesta letteraria non è un'inchiesta giudiziaria e io lo dico come amico e collaboratore di Saviano. Al centro del film abbiamo messo i fatti certi anche perché crediamo che il processo del 1976, conclusosi con la sentenza di omicidio a carico di Pelosi in concorso con ignoti, sia giusta".
La morte però rimane un momento centrale del film, raccontata con realismo e crudezza in una sequenza che bene fa comprendere cosa intende Dafoe quando dice: "Non ho fatto un lavoro di imitazione ma neanche di interpretazione, ho cercato di abitare la sua vita e di incarnare le sue azioni e le sue riflessioni in quelle ultime ore provando sentimenti forti e complessi". E Dafoe è un credibile e sincero Pasolini costruito nelle movenze, negli sguardi con l'aiuto dell'amico Davoli. "Ogni tanto guardavo Willem e vedevo Pierpaolo" ha detto l'attore di Il Vangelo secondo Matteo e Decameron.
Dafoe è credibile persino quando parla italiano con accento americano nelle sequenze con i ragazzi di strada. "Abbiamo girato tutto il film sia in italiano che in inglese, ma nelle scene in cui Willem non si sentiva abbastanza forte con la vostra lingua abbiamo tenuto la versione inglese - ha spiegato Ferrara - questo film oltre a essere un omaggio a Pier Paolo Pasolini è un omaggio alla lingua italiana e all'Italia che è il mio paese, quello di mio nonno e quello dove io vivo". Il film uscirà in versione doppiata (Pasolini avrà la voce di Fabrizio Gifuni) il 25 settembre.